La storia dell’Alfa Romeo non è solo una sfilza di motori leggendari, persino commoventi, ma una sfilata di icone che hanno elevato lo stile italiano a vera opera d’arte. In questo Olimpo meccanico, un trono spetta di diritto alla Spider del 1966, la capostipite di quattro generazioni che hanno letteralmente spettinato l’Italia per quasi trent’anni.
Dopo la parentesi della Giulia Spider e il rapido passaggio della Giulia Sprint GTC, il testimone passò a una nuova creatura nata dal connubio tra l’ufficio stile milanese e la matita di Pininfarina.
Al suo debutto al Salone di Ginevra del 1966, questa nuova Alfa Romeo no name era ancora nel mezzo di una crisi d’identità e non aveva un nome. Per i giornalisti dell’epoca era semplicemente “l’innominata”, finché l’amministratore delegato Raffaello Di Nola non decise di affidarsi al giudizio universale con il concorso “Dategli un nome, diventerà famoso”. Tra le 140.501 proposte arrivate al Portello, la spuntò un termine che evocava armonia e poesia. A pensarci, è davvero una bella storia e, neanche a dirlo, uno splendido nome: Duetto.

Il consulente Leonardo Sinisgalli lo scelse per la sua “pronuncia pulita”, simbolo di un’intesa perfetta tra pilota, passeggero, grazia e forza. Il vincitore, Guidobaldo Trionfi, si portò a casa una spider fiammante, anche se ufficialmente il nome restò sempre Spider 1600, lasciando “Duetto” confinato nel lessico degli alfisti.
Questa Alfa Romeo, giunta adesso ai sessant’anni esatti di età, è diventata il manifesto di chi non teme la velocità, certo, ma cerca prima di tutto la bellezza più pura senza cedere troppo alla modernità.

La consacrazione internazionale dell’Alfa Romeo Duetto arrivò sul grande schermo con Il laureato, dove un giovane Dustin Hoffman cercava di fuggire dai propri dubbi esistenziali a bordo di una rossa Duetto regalatagli dal padre.
L’Alfa Romeo scoperta si trasformò presto nella compagna inseparabile di una generazione che aveva tutta la vita davanti. Ancora oggi, quando il quattro cilindri bialbero si accende, la Spider smette di essere un pezzo di ferro e diventa Duetto. Una colonna sonora in cui cantano, appunto, passione e libertà.
