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5 Ferrari dell’era Manzoni che tutti vorrebbero in dono per Capodanno

Le Ferrari sono in cima ai desideri automobilistici. Eccone 5 del nuovo corso che tutti vorrebbero avere in garage.

Ferrari Monza SP1 e SP2

Le Ferrari disegnate da Flavio Manzoni non creano unanimità di consensi come quelle firmate Pininfarina. Spesso gli animi si spezzano al cospetto dell’approccio creativo del capo del centro stile interno della casa di Maranello. Il tempo, però, sistema le cose, almeno in buona parte dei casi. È una questione di metabolismo visivo a ritmo lento.

Qui l’amore non scatta a prima vista, ma non sempre la fiamma dell’ardore è lenta. Ci sono dei modelli che entrano subito nel cuore. Quattro delle cinque auto scelte per l’articolo hanno questa capacità. La F80, invece, deve ancora entrare nel giusto flusso emotivo, ma sono certo che la cosa accadrà. Anche lei è fra le “rosse” dell’era moderna che tutti vorrebbero ricevere in dono. Seguiteci alla scoperta della cinquina dei sogni.

Ferrari SF90 XX Spider

Ferrari SF90 XX Spider

Qui c’è lo spirito estremo delle “rosse”, annunciato anche visivamente. La versione più coerente sul piano dell’integrità filosofica e prestazionale sarebbe quella chiusa (o Stradale) ma, per l’approccio esotico del modello, la variante scoperta è quella che spinge più in alto l’asticella, creando una vibrazione onirica ancora più forte. La Ferrari SF90 XX Spider è una delle auto più eccitanti, sul piano caratteriale, fra quelle lanciate dalla casa di Maranello negli ultimi anni. Sulla pista di Fiorano si spinge nel territorio dei bolidi da corsa. C’è solo una “rossa” di listino che fa meglio di lei nel circuito di casa: la F80.

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Basta guardarla per capire la sua impronta racing. Il look è spaziale. Profuma di gare endurance. La sensazione viene amplificata dalla presenza dell’ala fissa posteriore, riportata in gamma dopo un’assenza che durava dai tempi della F50. Qui il carico deportante è però di un altro piane rispetto alla nobile antesignana. Pur essendo una vettura estrema, questa “belva” del “cavallino rampante” può essere goduta persino nella tela urbana, senza particolari complessità, fatta salva l’ansia per le buche, i dissuasori, i monopattini e le disattenzioni di alcuni utenti della strada.

Anello di congiunzione con le auto del programma XX, la Ferrari SF90 XX Spider gode della spinta di un motore V8 biturbo da 3.990 centimetri cubi di cilindrata, abbinato a tre unità elettriche, per una potenza di sistema di 1.030 cavalli. Roba da fantascienza, come le sue performance, davvero inavvicinabili. Per passare da 0 a 100 km/h bastano 2.3 secondi, mentre in 6.7 secondi si è già a 200 km/h, sempre con partenza da fermo (6.5 secondi per la coupé). La velocità massima è di 320 km/h.

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Ferrari Daytona SP3

Ferrari Daytona SP3

Questa supercar è uno dei grandi capolavori di Flavio Manzoni. Insieme alle Monza SP1 ed SP2, a LaFerrari e a poche altre, incarna al meglio le note della magia creativa della casa di Maranello, secondo la filosofia del nuovo corso stilistico. La Ferrari Daytona SP3 è una vera gioia dei sensi. Qui si sogna e pure alla grande. Siamo al cospetto di una delle “rosse” più carismatiche ed emozionanti di tutti i tempi, a 360 gradi.

Le forme muscolari e seducenti del modello rimandano al look della sublime 330 P4, ma nello specchio di coda ci sono dei chiari influssi della 250 P5 Berlinetta Speciale Pininfarina. La miscela è perfettamente calibrata, sia in termini dialettici che di connessione temporale. I richiami al passato, infatti, sposano al meglio le note della modernità e si proiettano felicemente nel futuro. Figlia della Serie Icona, che rende omaggio alle “rosse” più rappresentative della storia, la Ferrari di cui ci stiamo occupando è una vera scultura a quattro ruote.

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L’energia dinamica giunge da un monumentale cuore a 12 cilindri da 6.5 ​​litri di cilindrata, con 840 cavalli al servizio del piacere. Un vero monumento all’ingegneria motoristica, espressa nella sua forma più alta: roba da meritare la tutela dell’Unesco. Le prestazioni sono al top, con un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 2.85 secondi e da 0 a 200 km/h in 7.4 secondi. La velocità massima si spinge oltre la soglia dei 340 km/h. Ciò che le cifre non raccontano è l’appagamento sensoriale che si riceve a bordo, senza contaminazioni negative. Qui tutto è al vertice nella scala del piacere.

Ferrari Monza SP2

Ferrari Monza SP2
La Ferrari Monza SP2 ispirata alla 330 TR (Foto Ferrari)

Dal punto di vista della purezza formale questa è la “rossa” più riuscita di Flavio Manzoni. Lo stile della Ferrari Monza SP2 è degno delle migliori opere di Pininfarina, in termini di armonia compositiva. Stessa cosa può dirsi per la versione monoposto, nota come SP1, ma qui ho scelto la versione biposto, perché a mio avviso più compiuta sul piano estetico. Oltre che bella è pure aggressiva, ma al punto giusto e senza eccessi.

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A conferire vigore ai tratti ci pensano i muscoli, sapientemente evidenziati nel corpo grafico, con un occhio puntato all’efficienza. Questo, cari signori, non è semplice design ma arte. Con la barchetta in esame (e con la sorella SP1) è stata inaugurata la Serie Icona, una famiglia di auto limited edition che vuole onorare i modelli più nobili del glorioso passato del “cavallino rampante”. Qui l’omaggio visivo e spirituale è alle Sport degli anni cinquanta, in particolare alle 750 Monza e 860 Monza. La discendenza si coglie nell’aria, ma non è un remake: si tratta di una liaison solo spirituale, condita da alcuni spunti creativi, in una tela estetica completamente nuova.

Il frutto degli sforzi progettuali è una vettura sportiva da sogno, che incanta con il fascino scultoreo dei suoi volumi. Ovviamente i contenuti ingegneristici sono all’altezza dello splendore del design e si pongono al vertice, sia in termini materici che numerici e sensoriali. La spinta fa capo a un motore V12 aspirato da 6.5 litri, con 810 cavalli sonoramente elargiti al piacere dei sensi. In compagnia della magnifica colonna sonora si accelera da 0 a 100 km/h in 2.9 secondi e da 0 a 200 km/h in 7.9 secondi. La velocità massima supera i 300 km/h.

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Ferrari LaFerrari

LaFerrari

Per anni è stata la “rossa” più prestazionale, come successo per le sue nobili antesignane, che rispondono a nomi che fanno vibrare le coronarie: GTO, F40, F50, Enzo. Ora il suo posto è stato preso dalla F80, che continua la stirpe di supercar al vertice delle performance e della tecnologia del “cavallino rampante”. La Ferrari LaFerrari ha un nome bruttissimo, ma per il resto è un’auto da sogno, su tutti i fronti. Sublime il vestito che copre la sua meccanica.

Nella carrozzeria si legge una felice connessione di purezza, aggressività e classe, difficili da riscontrare su auto di tale livello, almeno fra quelle nate nell’ultimo decennio, dove le contaminazioni aerodinamiche e funzionali hanno preso spesso il sopravvento, piegando lo stile ai loro bisogni. Questo non significa che la “rossa” in esame sia poco efficiente nella gestione dei flussi: tutt’altro! Solo che la componente creativa non è stata soffocata, ma ha avuto ampi margini di manovra, che si sono tradotti in un look ancora stupendo, nonostante sia passato tanto tempo dal debutto, avvenuto al Salone dell’Auto di Ginevra del 2013.

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Impossibile non farsi sedurre dalla magia dei suoi tratti e dalle inebrianti melodie meccaniche del suo sistema propulsivo. Questo miscela la componente elettrica al motore V12 da 6.3 litri, aggiungendo 183 cavalli “green” agli 800 messi sul piatto da quest’ultimo. Ne deriva una potenza combinata di 963 cavalli. Ai suoi tempi nessuna ibrida faceva meglio di lei. Da antologia le performance e le melodie effuse nell’aria dall’armoniosa danza dei pistoni e dei cilindri. Le performance sono siderali, con uno scatto da 0 a 100 km/h in meno di 3 secondi e da 0 a 200 km/h in 6.9 secondi. La velocità massima si spinge oltre la soglia dei 350 km/h.

Ferrari F80

ferrari f80

La bellezza non è il suo forte, ma è una “rossa” molto scenografica, che catalizza gli sguardi. Rispetto alle antesignane (GTO, F40, F50, Enzo e LaFerrari) è meno sensuale. Non è un’opera da manuale d’arte, però colpisce. A differenza delle altre, non è entrata immediatamente nel cuore degli appassionati, ma col tempo sarà digerita meglio e magari sarà pure amata. La Ferrari F80 è la discendente più fresca del filone delle supercar in serie limitata al vertice del savoir-faire tecnologico del marchio emiliano. Anche lei si allinea al mondo delle corse. Purtroppo lo fa rinunciando ai frazionamenti più nobili.

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Qui, per via della connessione con la 499P vincitrice per 3 volte della 24 Ore di Le Mans e, quest’anno, del titolo endurance, c’è un’architettura ibrida a 6 cilindri. Una scelta fatta anche per ragioni tecniche e funzionali. Nessuno mette in dubbio l’efficienza estrema, ma è come se mancasse un po’ di magia. Questo modello incarna il massimo dell’ingegneria del marchio e sfrutta in modo efficiente le sinergie col motorsport, che fa parte del DNA della casa di Maranello. La F80 è una vettura estrema. Concepita per le massime prestazioni, degne di un’auto da pista, vanta pure una guidabilità esemplare nelle condizioni operative ordinarie e persino in città. Miracoli che solo dalle parti di Maranello sanno fare.

Il motore V6 biturbo e ibrido, da 3.0 litri di cilindrata, mette sul piatto la bellezza di 1.200 cavalli. Mai, prima del suo avvento, una “rossa” stradale si era spinta a tanto. Incredibili le prestazioni, con un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 2.1 secondi e da 0 a 200 km/h in soli 5.75 secondi. Le velocità massima supera i 350 km/h. Incredibile il tempo sul giro messo a segno sulla pista di Fiorano, dove la Ferrari F80 va quasi al ritmo della FXX K, senza slick.

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