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Ferrari: design Pininfarina vs design Manzoni

Disegnare le Ferrari è difficile, ma Manzoni è all’altezza, anche se il paragone con Pininfarina mette ansia.

Ferrari F40

Il design di Flavio Manzoni fa discutere molto anche sul web, dove spesso gli utenti mettono a confronto le sue Ferrari con quelle nate nel segno di Pininfarina. Quest’ultima firma, per il legame storico con la casa di Maranello, rappresenta un riferimento imprescindibile nell’analisi dello stile del marchio del “cavallino rampante“.

Infinito l’elenco dei capolavori frutto dell’estro creativo dell’atelier torinese. La stragrande maggioranza di essi hanno guadagnato un posto nella storia, come sculture a quattro ruote. Un nome prestigioso e ingombrante, quindi, col quale è impossibile fare dei confronti, a meno che non si focalizzi l’attenzione sull’era più “recente” di casa Ferrari. Ma anche qui, tutto diventa terribilmente difficile per chi oggi gestisce le redini del design delle “rosse”.

La Ferrari Testarossa di Pininfarina

Per cercare di rendere più omogeneo il confronto, partiamo dal 1975, anno del debutto della Ferrari 308 GTB. Un’opera d’arte degna della migliore tradizione, seguita da una lunga scia di altri masterpiece stilistici. Penso alle varie BB 512, GTO, Testarossa, F40, 348, 456, F355, F50, 550 Maranello, 360 Modena, Enzo, F430, 599 GTB, 458 Italia, F12 berlinetta, solo per citare le auto a mio avviso più riuscite di quella fase storica.

Si tratta di modelli di grande fascino e personalità, facilmente distinguibili da tutti gli altri. Nei loro volumi si condensano al meglio le note dell’eleganza, della fluidità, dell’armonia, dell’originalità, del carattere, della grinta, della perfezione compositiva, della riconoscibilità. La classe di Pininfarina fa la differenza, e nei modelli prima citati si vede tutta.

L’era stilistica moderna del “cavallino rampante”

Le Ferrari 458 Italia ed F430 di Pininfarina

Solo le Ferrari Monza SP1 ed SP2 di Flavio Manzoni si esprimono con lo stesso equilibrio formale, ma per le altre il paragone è un po’ più duro da reggere. Certo, le 488 e le F8 sono notevoli, ma la fiancata è stata appesantita rispetto alla 458 da una presa d’aria che forse poteva essere interpretata meglio.

Anche la 812 rappresenta un passo indietro stilistico rispetto alla F12berlinetta, risultando troppo carica di elementi che disturbano la scorrevolezza e la pulizia dei tratti. La presenza scenica è forte, ma la bellezza è meno pura di quella dell’antesignana, alla cui definizione estetica comunque Flavio Manzoni ha concorso.

L’impressione è che il designer sardo abbia degli slanci di grande genialità, ma che non riesca ad accordarli sempre alla perfezione, come faceva Pininfarina. Nelle auto a sua firma i dettagli sono impeccabili, ma la vista d’insieme è talvolta disturbata da qualcosa, da una nota stonata. Se con Pininfarina non c’erano dubbi sul fatto che la prossima “rossa” sarebbe entrata subito nel cuore per lo stile, con Manzoni c’è ogni volta una grande ansia e nulla può essere dato per scontato.

Il cammino verso i giorni nostri

La Ferrari LaFerrari di Flavio Manzoni

Non mancano le eccezioni: la 458 Speciale è molto riuscita, come la California T e la Portofino, che fanno meglio della California di Pininfarina, da cui prendono le mosse. Anche LaFerrari se la gioca ad armi pari con la Enzo. La Roma è una prova di grande pulizia formale, degna della grande tradizione storica del marchio, ma c’è quella calandra porosa in tinta con la carrozzeria difficile da digerire. Anche i gruppi ottici anteriori lasciano spazio a qualche perplessità.

La SF90 Stradale è di forte impatto scenico, ma se il profilo laterale è al top, lo stesso non si può dire del frontale e soprattutto dello specchio di coda. Questo migliora nettamente sulla SF90 Spider, che modifica l’area del lunotto, rendendola molto più lineare e snella. Uno dei pochi casi in cui una scoperta, anche da chiusa, fa meglio di una coupé.

Anche la 296 GTB apre il campo a molte discussioni, con volumi di straordinaria bellezza uniti ad altri molto meno convincenti. Tralascio il giudizio sulla tinta bicolore della versione Assetto Fiorano, che rasenta il pessimo gusto. Ovviamente si tratta di un parere personale, come tutti gli altri espressi prima, che nascono da una mia personale concezione della bellezza, magari distante anni luce dalla vostra.

Pininfarina e Manzoni: due visioni dell’arte Ferrari

Le Ferrari Monza SP1 ed SP2 di Flavio Manzoni

Giunti a questo punto, è arrivato il momento delle conclusioni. Per me Pininfarina è inarrivabile, ma io sono cresciuto con il mito delle Testarossa ed F40 e questo, forse, condiziona il mio giudizio. Flavio Manzoni, dal canto suo, è un grande ed ha visioni che si spingono oltre il metro comune.

Sicuramente è un fuoriclasse, che cura in modo certosino anche i più piccoli dettagli, ma nel mettere insieme le singole eccellenze delle sue proposte a volte perde la visione complessiva e questo si vede nella frequente presenza di qualcosa che spezza la fluidità dialettica e la coerenza del lessico. Magari è qualcosa di ricercato e di voluto, ma io preferisco un taglio stilistico meno travagliato.

C’è da dire che l’evoluzione prestazionale delle Ferrari moderne ha reso sempre più alto il peso specifico degli aspetti aerodinamici e funzionali, con ripercussioni sulla purezza e sull’armonia dello stile. Con questi aspetti Manzoni deve fare i conti in modo maggiore rispetto a Pininfarina. Poi ci sono anche i gusti dei mercati emergenti, ma è una motivazione che non trovo forte, perché l’arte non si deve piegare alle mode e ai mercati ma deve segnare le mode ed educare i mercati al culto del bello. In ogni caso, anche le Ferrari di Flavio Manzoni sono spettacolari.

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