in ,

Ferrari Testarossa: 3 curiosità che forse non sapevi

Entriamo nei segreti della mitica GT degli anni ottanta.

Auto Ferrari Testarossa
Foto Ferrari

La Ferrari Testarossa è un’auto che fa sognare. Sin dal debutto, una quantità sterminata di persone l’ha messa in cima ai propri desideri. Gran parte del merito va allo stile, a dir poco sensazionale, della carrozzeria. Pininfarina, con questa creatura, ha dato una svolta al design del marchio, proiettandolo nella modernità, senza svincolarsi dalla nobile tradizione.

Advertisement

Tutti conoscono i tratti espressivi della vettura in esame, ma ci sono delle curiosità, legate al suo look, che alcuni non sanno. L’obiettivo dell’articolo odierno è quello di svelarle, a quanti sono all’oscuro della loro esistenza. Nello specifico ci concentriamo su 3 elementi: gli specchietti retrovisori esterni, le griglie laterali e la forma a trapezio nella vista dall’alto, per via della carreggiata posteriore molto larga. Questi potrebbero sembrare dei meri vezzi stilistici, ma hanno una spiegazione tecnica dietro.

1. Lo specchietto retrovisore unico ed alto

Ferrari Testarossa
Foto Ferrari

Tale elemento, insieme ai cerchi monodado, accompagna la variante iniziale del modello, che è la più ricercata dai collezionisti, con riflessi importanti sulle quotazioni di mercato. La collocazione alta dell’unico specchietto retrovisore esterno pare sia stata determinata dall’errata interpretazione di una nuova normativa per l’omologazione delle auto stradali.

Advertisement

I progettisti della Ferrari avevano capito che il regolamento tecnico imponesse una visuale posteriore completamente libera al conducente. L’unica soluzione per aggirare l’ingombrante presenza dei fianchi muscolosi e dell’ampio cofano posteriore a sviluppo orizzontale, caratteristico della Testarossa, era il ricorso ad una disposizione alta dello specchietto retrovisore lato guida. Così quest’ultimo fu messo a metà montante.

La stessa soluzione, traghettata sul lato passeggero, non consentiva di ottenere visuale libera su quel fronte. Fu così che a Maranello decisero di eliminare completamente l’accessorio sulla parte destra dell’auto. Nel Regno Unito e nelle altre nazioni con il volante dalla parte opposta, lo scenario si invertiva. La sbavatura interpretativa diede vita alla specifica più ricercata della Ferrari Testarossa.

Advertisement

2. Le griglie laterali della Ferrari Testarossa

Ferrari Testarossa
Foto Ferrari

Queste lamelle, che tanto concorrono alla personalità del modello, non erano inizialmente previste. Guardando in rete le foto del primo esemplare, portato in galleria del vento per lo sviluppo aerodinamico, si nota la loro assenza. A determinare il loro ingresso nella tela grafica fu una normativa statunitense per la salvaguardia dei pedoni, che non consentiva aperture superiori a un certo livello dimensionale.

Così Pininfarina, con grande intelligenza, introdusse i listelli laterali, che bypassarono il problema. Oltretutto nel segno del gusto e della bellezza. Per questa ragione ebbe origine anche la griglia sopra i gruppi ottici posteriori, nata per un miglior raccordo visivo con il diverso look delle fiancate. In tal modo, lo strepitoso disegno della Ferrari Testarossa divenne ancora più caratteristico. Qualche riflesso positivo si ebbe anche sui flussi d’aria, meglio orientati verso la destinazione.

Advertisement

3. La forma a trapezio e la coda larghissima

Ferrari Testarossa monospecchio monodado
Foto da profilo Facebook RM Sotheby’s

Il fatto che la Ferrari Testarossa abbia una carreggiata posteriore molto più generosa di quella anteriore si lega alla scelta di disporre lateralmente i radiatori. Questa decisione fu presa per due ordini di motivi: rendere più fresco e confortevole l’abitacolo, non più attraversato dalle tubature della 512 BB, che aveva il corpo radiante nella parte frontale; seguire un’impostazione architettonica più vicina a quella delle monoposto di Formula 1.

L’idea si rivelò vincente anche sul piano stilistico, creando delle alchimie visive di straordinario impatto emotivo. Il look particolare e unico dell’incantevole granturismo emiliana deve molto all’impostazione costruttiva scelta dai tecnici del “cavallino rampante”, che diede l’impalcatura a inediti slanci creativi, brillantemente messi a frutto da Pininfarina.

Advertisement

Ferrari Testarossa: un mito eterno

Ferrari Testarossa
Foto Ferrari

A questo punto è giusto spendere due parole sulla Ferrari Testarossa, in una prospettiva più generale, per ricordare la meravigliosa supercar che negli anni ottanta tutti volevano avere in garage (anche oggi a dire il vero). La spinta di questa vettura fa leva sulle doti di un motore V12 da 5 litri di cilindrata, con angolo di 180 gradi fra le bancate, che esprime una potenza massima di 390 cavalli.

L’accelerazione è molto incisiva, come documenta il passaggio da 0 a 1.000 metri in 24.1 secondi, ma ancora più sorprendente è forse la ripresa, anche con le marce alte, partendo dai regimi più bassi. All’epoca non erano molte le GT in grado di competere con lei, in termini di spinta, elasticità e comfort a bordo. Le sonorità meccaniche, poi, erano (e sono) poesia allo stato puro e della miglior specie.

Advertisement

Anche se l’handling non è da auto da pista, come lascerebbe immaginare il suo look da prototipo per la 24 Ore di Le Mans, la Ferrari Testarossa è qualcosa di sostanzialmente diverso rispetto alle “belve” da track-day. Qui siamo al cospetto di una signora granturismo, che regala trasferte veloci e confortevoli nel segno del mito. Sublime il suo stile, da capolavoro d’arte. Le forme scultoree della carrozzeria sono di un carisma pazzesco. Non è un caso se a lei tocca il primato fra le auto da poster.

Lascia un commento