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Ferrari Testarossa: le 3 supercar della sua stirpe

Ecco i modelli con cui si è scritto il percorso evolutivo di un mito a quattro ruote.

Ferrari 512 TR

Quando si parla di Ferrari Testarossa si fa riferimento a una vettura sportiva dell’era moderna che tutti conoscono. Il modello è noto anche quelli senza passione automobilistica nel cuore. La sua sigla e le sue forme sono familiari ad ogni persona del mondo. D’altronde stiamo parlando di un’icona. Il modello, nel tempo, ha subito degli aggiornamenti, che hanno segnato il suo ciclo evolutivo. Se per la 512 TR si possono spendere solo parole di lode, per la successiva F512 M emerge qualche perplessità per alcune scelte stilistiche. Scopriamo più da vicino questa mitica stirpe.

Ferrari Testarossa

Ha un nome che fa vibrare l’apparato emotivo degli appassionati, non solo perché si connette alla storia più nobile della casa del “cavallino rampante“. La Ferrari Testarossa è un mito per antonomasia fra le granturismo. Negli anni ottanta tutti ne volevano una. Alcuni hanno coronato il sogno di acquistarla, altri si sono dovuti accontentare di un poster in camera o di un modellino in scala.

Era anche uno status symbol, perché del proprietario svelava le possibilità economiche, indubbiamente grandi, ma anche il senso del gusto e un certo modo di concepire la vita. Ancora oggi fa sgranare gli occhi. Il debutto in società di questa stupenda berlinetta avvenne nel 1984, Salone dell’Auto di Parigi del 1984. La vettura prese il posto della BB512, di cui conserva la base meccanica, ma in un quadro estetico molto più estremo. In totale fu costruita in 7177 esemplari.

Un capolavoro

Questa berlinetta a motore posteriore-centrale si concede allo sguardo con lineamenti e volumi da antologia. La sua personalità è esuberante: impossibile confonderla con qualsiasi altra vettura. Lo specchio di coda e la vista di 3/4 posteriore restano un esempio di insuperabile fascino e carisma. Anche la vista laterale esprime la sua presenza con un’incredibile carica di personalità. Più convenzionale il frontale, che però si coniuga felicemente a tutto il resto, concorrendo alla resa finale, degna di un capolavoro d’arte moderna. Pininfarina, nel definire i tratti della Ferrari Testarossa, ha scritto una nuova pagina di storia dello stile.

Anche gli interni, seppure semplici nella trama espressiva, hanno un qualcosa di esotico, ulteriormente valorizzato dalla raffinatezza dei pellami adoperati per i rivestimenti. Il compito di alimentare le danze di questa creatura del “cavallino rampante” è affidato a un motore a 12 cilindri a V di 180° di 4942 centimetri cubi di cilindrata. Qui, però, rispetto alla BB512 ci sono le quattro valvole per cilindro.

La potenza massima tocca quota 390 cavalli, per una velocità di punta nell’ordine dei 290 km/h. Sublimi le musicalità meccaniche. A fissare la Ferrari Testarossa nell’immaginario collettivo ci ha pensato anche il mondo del cinema, che più volte ha fatto ricorso alla sua presenza. La serie televisiva alla quale ci collega in modo inscindibile è quella di Miami Vice, dove il modello guadagnò un ruolo di primo piano, diventandone quasi il simbolo.

Ferrari 512 TR

La riuscita rivisitazione stilistica della Testarossa, messa a punto per questo modello, porta la firma di Pietro Camardella, per Pininfarina. Il designer salernitano, con sublime grazia, ha saputo svolgere al meglio un tema che avrebbe messo in difficoltà chiunque. Del resto, non ci vuole molto a capire come mettere mano a un’icona di fascino e bellezza sia davvero un compito straordinariamente difficile, da fare accapponare la pelle di tutti.

L’evoluzione linguistica è riuscita in pieno, grazie a sapienti tocchi da maestro che hanno modernizzato il quadro, conferendo al prodotto una presenza scenica ancora più forte. Si può parlare di miracolo. La Ferrari 512 TR fece il suo debutto in società al Salone dell’Auto di Los Angeles del 1992. Sin dal primo momento entrò nel cuore della gente, con le note pregnanti del suo fascino.

Rispetto all’antesignana cambiarono poche cose, perché le architetture di base rimasero fondamentalmente le stesse. L’auto, però, si differenziava abbastanza, per renderla distinguibile sin dal primo colpo d’occhio. Una conferma dell’abilità di chi vi ha messo le mani. Il nuovo vigore caratteriale della vettura era annunciato dai paraurti di taglio inedito, dalle diverse alchimie del cofano motore e delle pinne di raccordo del lunotto posteriore, dal trattamento differente dei gruppi ottici e dai cerchi da 18 pollici. La verniciatura integrale faceva il resto, aggiungendo note di muscolarità al modello, in un quadro comunque di grandissima eleganza.

Cuore nobile

Il motore a 12 cilindri a V di 180 gradi, da 5 litri di cilindrata, si giovava della nuova iniezione elettronica Bosch Motronic M2.7, al posto di quella meccanica Bosh K-Jetronic della Testarossa. Diversi gli interventi su pistoni, albero motore, condotti di aspirazione e di scarico. Il risultato? Un cuore ancora più energico, capace di sviluppare una potenza massima di 428 cavalli a 6750 giri al minuto. Si tratta di una cifra significativamente più alta rispetto ai 390 cavalli della Testarossa.

Furioso, sonoro ed elastico, questo propulsore è una vera delizia. Degno del suo splendore il quadro prestazionale, con un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 4.8 secondi, da 0 a 1000 metri in 22.9 secondi e una velocità massima di 314 km/h. Nei suoi anni di permanenza sul mercato erano cifre di riferimento per le granturismo di fascia più alta.

Superiore, rispetto alla progenitrice, la qualità dell’handling, grazie alla migliore cura dell’assetto, della veste aerodinamica e del telaio, diventato più robusto. Chi voleva, poteva scegliere l’ABS, disponibile come optional, per migliorare la sicurezza attiva del modello. La Ferrari 512 TR è un’opera d’arte, che ancora oggi emoziona in modo esaltante. Innamorarsi di lei è una cosa naturale, esattamente come succede con la Testarossa, di cui è la più degna erede, con buona pace per la successiva F512 M.

Ferrari F512 M

Questo è il modello più raro ma meno affascinante della serie Testarossa. Il suo epilogo. Dopo di lei si passò alla 550 Maranello, col motore disposto in posizione anteriore. La Ferrari 512 M fece il suo debutto in società al Salone dell’Auto di Parigi, nell’autunno del 1994. Nata come step evolutivo della 512 TR, mise a segno dei miglioramenti sulla resa aerodinamica e sul rapporto peso/potenza, grazie ad alcune modifiche sul motore, che portarono il vigore energetico a quota 440 cavalli.

Sul piano dinamico e della finezza costruttiva fu il modello migliore della famiglia Testarossa, ma lo stile risultava meno armonico e raffinato di quello delle progenitrici. Questo non significa che fosse carente in termini di fascino, ma lo splendore sublime della Testarossa e della 512 TR qui perdeva diversi punti.

Più potenza, ma il design ne risente

Come abbiamo riferito in un’altra circostanza, la carrozzeria della Ferrari F512 M porta in dote un miscuglio di influenze che, talvolta, profumano di forzature. Il disegno base e la tela volumetrica sono più o meno la stesse delle altre, ma gli elementi di innovazione stilistica rendono il quadro più incoerente. Lo specchio di coda ha perso una quota considerevole del suo fascino esotico, nell’affannosa ricerca di una connessione con alcuni stilemi storici del marchio, non andata perfettamente a frutto.

Anche il trattamento del frontale e l’innesto dei fari a scomparsa lascia aperte le porte a qualche nota di perplessità. I cerchi sono stupendi, ma si prestano più allo stile della Mythos che a quello della stirpe Testarossa. La Ferrari F512M gode di interventi migliorativi nell’abitacolo. Ad animare le danze del modello provvede un motore a 12 cilindri a V di 180 gradi, da 4943 centimetri cubi di cilindrata, che sviluppa una potenza massima di 440 cavalli a 6750 giri al minuto. Le prestazioni sono molto incisive, soprattutto in relazione al suo periodo storico: accelerazione da 0 a 100 km/h in 4.7 secondi, velocità massima di 315 km/h. In totale questo modello ha preso forma in 501 esemplari. Davvero pochi.

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