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Le 5 Alfa Romeo più belle degli anni Cinquanta

Ecco i modelli del “biscione” che si distinguono fra quelli sbocciati nel decennio 1950-1960.

Alfa Romeo 2000 Spider

Negli anni ’50 sono nate alcune Alfa Romeo che gli appassionati ricordano molto bene, per il tenore della loro personalità. In quel periodo storico debuttò il Rock and Roll, con Elvis Presley. Elisabetta II d’Inghilterra fu incoronata Regina, prendendo il posto del padre Giorgio VI sul trono del Regno Unito. Furono gli anni in cui prese avvio la corsa verso lo spazio, ma qui ci occupiamo di mezzi terrestri, che camminano per terra, sulle loro ruote. Ecco le auto del “biscione” più convincenti di quel decennio.

Alfa Romeo Giulietta Sprint

Questa vettura fu prodotta dal 1954 al 1965. Il suo carattere espressivo le ha infuso le note di un carisma unico. La presenza scenica consegnata agli sguardi dalla carrozzeria dell’Alfa Romeo Giulietta Sprint è forte e duratura. Ancora oggi, nei raduni, guadagna la sua buona dose di attenzioni, catalizzando un bel po’ di interesse. Superfluo dire che l’accoglienza fu buona, sin dal momento della presentazione. Introdotta in listino prima della versione berlina, da cui discende, segnò un’inversione del ruolino di marcia rispetto alla logica tradizionale e consolidata. Un dettaglio assolutamente secondario per chi guarda le cose solo attraverso gli occhi della passione.

Con questa creatura, la casa milanese tornò ai vecchi fasti, recuperando un felice rapporto con la storia luminosa del brand. Come evidenziato in un precedente post, all’affinamento stilistico del modello, partendo dall’idea iniziale di Bertone, concorsero vari designer. Il risultato finale faceva sfoggio di una coerenza dialettica impeccabile, in un quadro di grande identità espressiva. La data scelta per il debutto in società del prototipo fu quella del 19 marzo 1954, quando l’Alfa Romeo Giulietta Sprint svelò le sue forme al Salone dell’Auto di Torino. Col pubblico fu amore a prima vista. Un amore non soltanto ideale, ma anche commerciale, come confermano i dati di mercato. La domande fu subito molto sostenuta, regalando momenti particolarmente felici ai manager del “biscione”, le cui previsioni di vendita si mostrarono prudenti rispetto ai numeri che il modello seppe ottenere alla prova dei fatti.

Anima e corpo si miscelano con grazia

Cuore pulsante di questa vettura è un motore a 4 cilindri, da 1290 centimetri cubi di cilindrata, alimentato da un carburatore a doppio corpo. Nonostante sia un propulsore di piccola cilindrata, è capace di sviluppare una potenza massima di 65 cavalli a 6000 giri al minuto, in un quadro di gradevoli tonalità operative, che a quei tempi piacevano tantissimo. Certo, le performance non erano degne della pista di Le Mans. Il piacere di guida, però, risultava di ottimo livello, prerogativa che questo modello custodisce anche nell’attualità.

Una parte del merito va al riuscito bilanciamento e alla gradevole manovrabilità del cambio a quattro marce, che diventa quasi come la bacchetta di un direttore d’orchestra, al servizio del conducente, per dettare il ritmo delle danze. Buono il lavoro svolto dalle sospensioni a ruote indipendenti davanti e ad assale rigido dietro, che non pagano lo scotto rispetto a soluzioni generali più raffinate, almeno nello specifico segmento di mercato. Queste le dimensioni dell’Alfa Romeo Giulietta Sprint: 3980 mm di lunghezza, 1535 mm di larghezza, 2380 mm di passo.

Alfa Romeo 1900

Affidabile e prestante nelle sue versioni più spinte, questa vettura si offriva allo sguardo con forme leziose e muscolari. L’Alfa Romeo 1900 era una berlina a quattro porte nata negli anni dal 1950 al 1959. Fu la prima vettura veramente di serie del marchio milanese. Prese forma nella nuova catena di montaggio del Portello. Erano tempi dinamici per il “biscione”. Nel neonato Campionato del Mondo di Formula 1, la Tipo 158 “Alfetta” da Gran Premio fece piazza pulita dei rivali, conquistando la vittoria in tutte le gare che la videro protagonista nel 1950.

Il titolo piloti andò a Nino Farina, che si ripeté l’anno successivo, sempre al volante del bolide rosso, figlio di un progetto longevo e di grande qualità. In questo scenario, l’Alfa Romeo 1900 si impose all’interesse del pubblico per le sue credenziali ed anche per il fatto di essere stata la prima auto della casa milanese prodotta in serie su una catena di montaggio. La prima con monoscocca. Un modello innovativo, quindi, sotto molti punti di vista. Peccato soltanto che la scelta motoristica, per ragioni di ottimizzazione produttiva, cadde su un quattro cilindri.

Un propulsore in vari step di potenza

Giuseppe Busso, cui va il merito del suo progetto, seppe renderlo degno della tradizione del marchio, con soluzioni raffinate come la testata in lega leggera, le camere di scoppio emisferiche e la distribuzione a due alberi a camme in testa comandati da catena. Questo cuore da 1884 centimetri cubi di cilindrata, dissetato da un carburatore monocorpo Weber, erogava una potenza massima di 80 cavalli a 4800 giri al minuto, con un picco di coppia di 13.3 kgm a 3000 giri al minuto. L’Alfa Romeo 1900 TI faceva meglio, perché aveva un’anima ancora più sportiva. Tale variante ricevette in dote il motore della Sprint, che erogava 100 cavalli di potenza massima a 5500 giri al minuto. Qui c’era un carburatore doppio corpo Solex. Il rapporto di compressione era più alto ed anche le performance guadagnavano vigore.

La velocità massima toccava quota 170 km/h. Niente male per l’epoca, specie in relazione al ridotto frazionamento. Il fatto che diversi piloti la scelsero per portarla in gara è sintomatico della sua tempra caratteriale. Tanti i successi di classe raccolti in quegli anni. Per i freni, si puntò su tamburi alettati e generosamente dimensionati su tutte le ruote. Magnifiche le versioni 1900 C Sprint e 1900 C Cabriolet. Nel 1954 giunse l’Alfa Romeo 1900 Super da 1975 centimetri cubi. Qui la potenza cresceva a 90 cavalli per l’allestimento “standard”. Poi venne il turno delle 1900 TI Super e 1900 C Super Sprint da 115 cavalli, per una velocità massima nell’ordine dei 180 km/h.

Alfa Romeo Giulietta

Fu un’auto di successo, prodotta in circa 132 mila esemplari, a partire dal 1955. Il suo ciclo produttivo andò avanti fino al 1966, con un’accoglienza molto calda da parte della clientela. Sicuramente ha fatto bene alle casse dell’azienda del “biscione“. L’Alfa Romeo Giulietta è una berlina a quattro porte di grande carisma. Prese forma nello stabilimento del Portello, con metodi industriali, aprendo la casa milanese verso le moderne linee di montaggio, con la regia dell’ingegnere austriaco Rudolf Hruska. Il vernissage di questa creatura avvenne al Salone dell’Auto di Torino del 1955. Con il pubblico si instaurò subito un rapporto privilegiato. Per molti fu amore a prima vista. Non un amore platonico, ma qualcosa di fisico, come documentano gli importanti numeri di mercato. A suo favore giocavano i lineamenti della carrozzeria e la gradevole tempra caratteriale.

Giuseppe Busso guidò il lavoro dei motoristi, con la solita abilità. Inizialmente la spinta aveva il suo fulcro in un motore bialbero a 4 cilindri, da 1290 centimetri cubi di cilindrata, con 50 cavalli all’attivo. La potenza massima crebbe a quota 65 cavalli con la Giulietta TI del 1957. Qui, alla sigla del modello, si aggiungevano due lettere, acronimo di Turismo Internazionale. La maggiore grinta dinamica veniva resa riconoscibile all’esterno da alcune modifiche allo stile della carrozzeria. Anche in questo caso al servizio del conducente c’era un cambio a 4 marce. La TI ebbe una parentesi agonistica luminosa, coi suoi allestimenti da gara. Del resto, la base di partenza era decisamente valida, anche in termini di tenuta di strada, stabilità e frenata.

Potenza rombante

Il rumore del sistema propulsivo giungeva senza troppi filtri nell’abitacolo, ma questo non rappresentava certo un problema per le orecchie degli appassionati. Nel 1959 l’Alfa Romeo Giulietta venne sottoposta a un restyling, col quale prese forma la seconda serie del modello. La presentazione dell’auto, nella nuova veste, avvenne al Salone di Francoforte di quell’anno. Gli interventi di revisione non toccarono soltanto la carrozzeria, ma interessarono anche l’abitacolo, reso più al passo coi tempi e meglio curato nel suo allestimento.

Come abbiamo riferito in un’altra circostanza, nel 1961 il motore dell’Alfa Romeo Giulietta TI ricevette una nuova iniezione di potenza, spingendosi a quota 74 cavalli. Così la velocità massima si fissava a 155 km/h. L’Alfa Romeo Giulietta ha scritto delle belle note nella composizione storica del marchio milanese, con la forza del suo carattere, che la rende ancora oggi ricca di appeal.

Alfa Romeo 2000 Spider Touring

Questa vettura scoperta ha le caratteristiche giuste per essere vista come un oggetto della Dolce Vita, traslando all’attualità le emozioni di quel periodo romantico, votato al piacere e all’ottimismo. Del resto, la classe appartiene al suo apparato genetico. La storica carrozzeria milanese citata in coda alla sigla, ha dato vita, con la forza della sua esperienza, a un design di grande fascino. Si è pure occupata della costruzione del modello, dotato di monoscocca in acciaio. Anche se qui manca il caratteristico metodo di costruzione Superleggera, tipico di Touring, non è difficile riconoscerne la paternità. Il debutto dell’auto avvenne nel 1958, regalando felici emozioni agli appassionati, che videro in lei una proposta degna del lignaggio storico del marchio del “biscione”.

L’Alfa Romeo 2000 Spider Touring piacque subito al grande pubblico, anche se non tutti potevano permettersi l’acquisto. Chi ebbe questo privilegio, poteva scegliere di viaggiare anche con la capote chiusa, ma la vera bellezza del modello emergeva nel suo pieno fulgore rinunciando ad ogni filtro col mondo circostante, en plein air. Il fatto che avesse soltanto due posti ne faceva una compagna d’avventura indimenticabile per una coppia romantica. Prerogativa che non ha certo perso. Immagino il piacere di un viaggio lungo una litoranea panoramica, col vento che accarezza i capelli. Roba da cinema. Generosamente dimensionata, l’Alfa Romeo 2000 Spider Touring si offre allo sguardo con lineamenti rigorosi ma passionali, eleganti ma sportivi. Un look che non passa certo inosservato.

Emozioni molto gradevoli

Vedere questa vettura è sempre un piacere, nelle rare occasioni in cui se ne incontra una per strada. Il compito di muoverne le danze è stato affidato a un motore a 4 cilindri in linea raffreddato ad acqua, da 1975 centimetri cubi di cilindrata, con basamento in ghisa e testata in alluminio. A dissetarlo provvedono due carburatori doppio corpo Solex 44 PHH. Vi starete chiedendo quanta energia sviluppi questo cuore. Eccovi accontentati: 115 cavalli a 5700 giri al minuto, con un picco di coppia di 14.9 Kgm a 3600 giri al minuto. La velocità massima si spinge fino a quota 175 km/h, con un brio allineato alla natura del modello, che punta su emozioni sportive in stile Dolce Vita.

Piacevole la manovrabilità del cambio a cinque marce, che condisce di note gradevoli l’esperienza dinamica. Chiudiamo con una nota sullo stile, per mettere in risalto la paternità estetica dell’opera, dovuta all’estro creativo di Rodolfo Bonetto. Un esemplare di questa vettura andò a finire nel garage di Little Tony. Il celebre cantante, abituato ad auto da sogno più esclusive di questa, seppe apprezzarne le doti.

Alfa Romeo Giulietta Sprint Speciale

La sua carrozzeria porta la firma di Franco Scaglione per Bertone e si giova di linee sinuose e dinamiche, figlie della scienza aerodinamica, ma connesse al grande senso del gusto dell’autore, che negli anni successivi firmò un gioiello chiamato 33 Stradale. Il risultato del processo creativo è un prodotto iconico, dal linguaggio forte. A dominare la scena ci pensano i tratti curvilinei, ben calibrati nell’articolazione grafica successiva. Molto caratteristico anche il profilo digradante della coda. Grande la presa scenica del modello, impossibile da confondere con le auto della concorrenza. Qui la personalità si esprime in modo marcato e lascia il segno negli occhi di chi ne osserva i lineamenti.

L’Alfa Romeo Giulietta Sprint Speciale è una coupé grintosa, prodotta dal 1959, in quasi 1400 esemplari. A dispetto delle dimensioni compatte, offre un tono molto muscolare. Come già riferito, molte attenzioni furono riposte sullo studio dei flussi, sviluppato in modo empirico e “primordiale”, non essendo stato possibile giovarsi di una galleria del vento. Questo non ha inciso sulla qualità del lavoro, che ha raggiunto il target richiesto. Il prototipo iniziale fu svelato al Salone dell’Auto di Torino del 1957. L’auto definitiva non differiva molto da quella proposta iniziale. Fu la Giulietta Sprint Veloce a donare il telaio, ma con interasse ridotto a 2250 millimetri.

Grande e bella

La carrozzeria della nuova nata risultava più generosa, sul piano dimensionale, rispetto alla donor car. Merita di essere segnalata la presenza sul modello di un cambio a 5 marce sincronizzate, che fece scuola nella gamma del “biscione”. La presentazione ufficiale dell’Alfa Romeo Giulietta Sprint Speciale, nota anche come Giulietta SS, avvenne il 24 giugno 1959 sulla pista di Monza. Un modo per sottolineare la sua indole sportiva. Si tratta di una piccola granturismo, con un CX nell’ordine di 0.28: dato eccellente anche rispetto agli standard attuali.

Così, i 100 cavalli erogati dal motore a quattro cilindri in linea da 1290 centimetri cubi di cilindrata bastano per raggiungere una velocità massima di 200 km/h. Questo cuore, alimentato da due carburatori doppio corpo Weber, è chiamato a spingere una vettura il cui peso a secco è di circa 860 chilogrammi. Quanto basta per assicurarle una buona verve. L’handling è adeguato al rango. Di taglio sportivo la concezione dell’abitacolo, a due soli posti, che si conferma in modo coerente la natura del modello.