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Ferrari 340 America: un restauro completo by Ferrari Classiche

Grazie agli specialisti della casa di Maranello, questo gioiello del “cavallino rampante” è tornato nuovo.

Ferrari 340 America
Foto da profilo Facebook Ferrari

Una Ferrari 340 America ha recuperato lo splendore dei tempi migliori, grazie al reparto Ferrari Classiche, cui è stato affidato il compito del restauro a regola d’arte. Il lavoro è andato avanti per quattro anni, ma ne è valsa la pena. Basta guardare la foto per capirne le ragioni. L’auto appartiene a un collezionista americano, oggi molto felice per il risultato ottenuto. Il suo esemplare vanta anche una parentesi agonistica.

Nel 1951, addirittura, disputò la 24 Ore di Le Mans, con Dreyfus al volante. In tempi recenti ha vinto il primo premio al Cavallino Classic di Modena e si è piazzata al secondo posto di classe al Concorso d’Eleganza di Pebble Beach. Questa vettura nacque nel 1950. Nella parte finale della sigla è riportato il nome del suo mercato di riferimento. La Ferrari 340 America puntava infatti alla clientela d’oltreoceano. Anche senza questo indizio, si sarebbe capita la destinazione, per la cilindrata extra-large di 4 litri. Il suo 12 cilindri porta la firma di Aurelio Lampredi, che seppe conferire il giusto vigore energetico.

Ferrari 340 America: una vettura che guardava lontano

L’auto, derivata dalla 340 F1, non faticò a trovare spazio nel cuore degli appassionati, contribuendo all’affermazione del marchio di Maranello nella piazza statunitense. Con la versione berlinetta Vignale, questo modello vinse la Mille Miglia del 1951, con Gigi Villoresi al posto guida. Sul lungo muso della Ferrari 340 America spicca l’enorme calandra cromata, che concorre alla sua personalità stilistica. Anche se pensata per l’uso turistico, sfoggiava in gara delle prestazioni molto elevate. Il successo alla “Freccia Rossa” sta a dimostrarlo. Nel suo codice genetico, d’altronde, si coglie la discendenza dalle vetture da corsa. Ovvio che il quadro delle performance sia eccellente.

A sollecitare la nascita della Ferrari 340 America fu l’importatore americano Luigi Chinetti, che suggerì un modello capace di soddisfare l’inclinazione dei cittadini del “Nuovo Continente” per le cubature generose. Enzo Ferrari, capendo subito la bontà dell’intuizione, non si fece certo pregare per dar vita al modello. L’operazione ebbe riflessi commerciali molto positivi e diede una bella spinta all’immagine della casa del “cavallino rampante”, a quei tempi ancora giovane. Il primo esemplare della serie aveva le sembianze di una barchetta e portava la firma della Carrozzeria Touring. Poi giunsero la berlinetta ed altre interpretazioni, curate da Vignale, Ghia e non solo.

Un modello che sfrutta l’esperienza agonistica

La Ferrari 340 America prese forma in 23 esemplari. Oggi questa vettura è molto ricercata dai collezionisti. Ad animarne le danze, come già detto, provvedeva un motore V12 da 4 litri, la cui cilindrata unitaria era (quasi) pari al codice numerico presente nella sigla. La potenza massima ballava in un range fra 220 e 230 cavalli. Il suo propulsore long-block (cioè a blocco lungo) prese il posto dell’unità progettata da Gioacchino Colombo. Questo cuore nacque con destinazione Formula 1, per cercare di dare delle batoste all’Alfa Romeo, ma trovò spazio sulla vettura stradale di cui ci stiamo occupando, anche se depotenziato, per ragioni di sicurezza e affidabilità.

Ad alimentarne la sete provvedono tre carburatori Weber doppio corpo da 40 millimetri. Notevole la verve, solo in parte rappresentata dalla velocità massima di 240 km/h. In quegli anni era una cifra spaventosa, che la concorrenza riusciva spesso a vedere col binocolo. Eccellente anche il comportamento stradale, reso possibile dalla bontà dell’assetto e dalla leggerezza del mezzo, ottenuta anche attraverso l’uso di lamiera d’alluminio per la carrozzeria, fissata su un telaio a traliccio di tubi di acciaio.

Le sospensioni anteriori sono indipendenti, con quadrilateri trasversali, balestra trasversale, ammortizzatori idraulici Houdaille. Quelle posteriori sono a ponte rigido, con balestre semiellittiche longitudinali, ammortizzatori idraulici Houdaille. Le danze dell’auto sono frenate da un impianto a tamburo, che cerca di fare al meglio il suo lavoro, pur con tutti i limiti di questa soluzione. Il pilota scarica a terra la potenza con il supporto di un cambio manuale a 5 rapporti. Alcuni esemplari della serie furono allestiti in modo lussuoso.

Foto | Profilo Facebook Ferrari