Per recuperare i numerosi fermi produttivi registrati nel primo trimestre del 2022, lo stabilimento di Cassino terrà nove sabati lavorativi. Un piano avviato da qui al 2 luglio, che sia più o meno gradita. Secondo il segretario nazionale Fim Cisl, Ferdinando Uliano, la mossa rappresenta il principale indicatore della tempistica per Maserati Grecale. Un primo salvagente per la struttura. Al contrario, il sindacato di base lo definisce un “abominio”.
Cassino: dito puntato contro il management Stellantis

Hanno programmato i sabati per i recuperi in quanto l’intenzione è di andare di buon passo verso l’escalation produttiva del Grecale. Oltretutto le tempistiche coinciderebbero. Pertanto, la pianificazione eviterebbe perdite di tempo proprio in tal senso. Così si è espresso Uliano ai microfoni su domanda diretta della stampa. L’alto esponente di Fim Cisl non scorge motivi ostativi alla fabbricazione dello sport utility del Tridente sul quale l’intero gruppo Stellantis punta parecchio.

Laddove la data di giugno trovasse conferma, al netto di eventuali imprevisti, sarebbe ipotizzabile pure la conferma del secondo appuntamento. Si parla della versione del suv completamente elettrico, la prima novità del brand. Ma i sabati nel centro sono stati fin dal principio bocciati dal sindacato di base FlmU-Cub, che proclama lo sciopero per i turni lavorativi festivi del mese in corso. I portavoce della sigla puntano il dito contro il conglomerato nato dalla fusione tra Fiat Chrysler Automobiles e Peugeot Groupe. Se la compagnia desidera incrementare il regime produttivo, occorre assumere il personale necessario affinché ripristini le due tappe quotidiane.
La pretesa del conglomerato avanzata dal management aziendale della Fiat Chrysler di Cassino costituirebbe giusto l’ennesimo pretesto per aumentare i giorni lavorativi settimanali. Tutto ciò a fronte dei taglio della forza lavoro. Il proposito, sempre ad avviso di FlmU-Cub, sarà quello di rendere strutturale il lavoro supplementare del sabato. In tal modo il management avrebbe l’opportunità di compensare i fermi produttivi dettati dal mancato approvvigionamento dei componenti. In sostanza, si crede vi sia la precisa volontà di far ricadere sugli operai i problemi gestionali attualmente patiti dalla società. La strategia attuata significherebbe disporre della manodopera necessaria a costo zero per sei giornate settimanali, anziché le cinque attuali.
