in

Accise: come funzionano e come si determina il prezzo della benzina

Il caro benzina (e anche diesel, chiaramente) ha posizionato sulla bocca di tutti le note accise: vediamo di cosa si tratta

Stop Benzina

Il caro benzina (e anche diesel, chiaramente) ha posizionato sulla bocca di tutti le note (dolenti diremmo) accise. Parliamo di una parte piuttosto importante del complessivo di costi totali che contribuiscono all’incremento del totale “alla pompa”. I prezzi in continuo aumento che si registrano in questi giorni hanno previsto mozioni in Senato, con proprio le accise divenute protagoniste assolute e tema centrale, e anche scioperi su larga scala che dovrebbero ripetersi (ancora nel caso degli autotrasportatori) già il prossimo 14 marzo secondo quanto diramato ad esempio da Trasportounito e poi il 19 ad opera di Unatras.

Si comprende quindi piuttosto bene che le accise che incombono sul prezzo finale dei carburanti contribuiscono ad alimentare il malcontento nei confronti di una condizione che sta diventando, ovviamente, insostenibile per chiunque decida di mettersi a bordo di una comune automobile endotermica. Va poi messo in conto che il contributo delle accise sul prezzo totale dei carburanti rappresenta una fetta consistente del plus rispetto al prezzo privo di queste, ma non l’unica: sul totale incombe anche l’IVA al 22%.

Accise e costo della benzina, come viene definito il prezzo

Come abbiamo già accennato più sopra, sebbene le accise rappresentano la controparte più nota e additata del costo del carburante alla pompa, va detto che nel complesso il prezzo al distributore viene registrato in accordo con un set di tre fattori totali.

Il prezzo al distributore, al netto delle imposte, viene infatti deciso dall’azienda che si occupa della vendita finale dei combustibili. A garantire questo prezzo totale ci pensano quindi proprio le accise, l’IVA sul valore aggiunto e il costo industriale del carburante che va comunque ad includere il margine lordo (guadagni di chi gestisce il distributore e costi dovuti al trasporto) che rappresenta però la parte meno gravosa, del totale, dal punto di vista economico.

Le accise rappresentano, in definitiva, un’imposta indiretta che va effettivamente a colpire non solo la benzina o i carburanti in generale ma anche altri comparti come quello dei tabacchi o dell’energia elettrica. Il dato del MiTE (il Ministero della Transizione Ecologica) della settimana compresa fra il 28 febbraio e il 6 marzo dice che un litro di benzina costava in media 1,95 euro. In questo valore totale circa 0,87 euro rappresentano il prezzo netto del carburante mentre 0,73 euro si riferiscono alle accise e 0,35 euro all’IVA. Si comprende bene che circa il 55% del valore totale appartiene quindi alla somma di accise e IVA. Se consideriamo il diesel, il dato complessivo di accise ed IVA scende a circa il 52% del totale (0,62 accise + 0,33 IVA) con un prezzo netto relegato a circa 0,88 euro.

Va detto inoltre che sebbene in ogni pare d’Europa il prezzo totale dei carburanti è determinato con modalità praticamente identiche, in Italia il valore delle accise sul carburante (secondo quanto verificato dalla stessa Unione Europea) è più alto che altrove.

Alcune considerazioni sulla determinazione dell’imposta

Si possono però praticare alcune considerazioni sull’effettiva determinazione delle accise. Non è propriamente vero che il computo sia dovuto ad una somma di tasse particolari o desuete, o meglio è possibile trattare la questione con maggiore dovizia. Come si legge in un articolo di Carlo Canepa apparso su Pagella Politica, le accise sono regolamentate “da una disciplina complessa e stratificata, contenuta principalmente nel Testo unico, definito dal decreto legislativo del 1995”.

È chiaramente noto, e vero, che nel passato le accise sono servite ai diversi Governi non solo per fare cassa ma anche per fronteggiare l’insorgenza di emerge e condizioni particolari verificatesi nel tempo. Tuttavia da un ventennio a questa parte le accise sono passate dal rappresentare costi dovuti a condizioni straordinarie all’essere costi ordinari.

Di conseguenza, dire che con le accise paghiamo ancora derivanze di guerre e tragedie del passato non è proprio così. Nel 1995 le accise sui carburanti sono state definite in maniera unitaria col gettito che deriva da queste divenuto utile per finanziare non più situazioni particolari, ma il complesso del bilancio dello Stato.

Si può quindi semplicemente considerare l’aliquota come un’unica imposta che viene però modificata di volta in volta, e si può dire che fino a questo momento non ci troviamo al massimo storico. Come cita ancora Pagella Politica:

“Nel 1995, per esempio, l’accisa sulla benzina era di 0,518 euro, prima di salire a 0,542 euro nel 1999 e riscendere a 0,520 euro nel 2000. Da qui, il valore di questa imposta indiretta è sempre salito, fino a toccare il massimo storico nel 2014, quando si pagavano 730,80 euro di accisa per 1.000 litri di carburante. Oggi il suo valore è sui 728,40 euro ogni 1.000 litri per la benzina, e 617,40 per il gasolio”