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Incentivi auto: niente per l’elettrico e falliscono quelli sull’usato

Le politiche di incentivazione all’acquisto di auto finiscono sul banco degli imputati, sia quando gli incentivi auto non vengono messi in atto che quando vengono varati ma non funzionano.

Le polemiche sulla mancanza di incentivi auto in legge di Bilancio, verso l’elettrico per quanto riguarda il settore auto, hanno fatto parecchio discutere. E anche i vecchi incentivi introdotti nel 2021 per le auto uste, hanno riscosso meno consensi di quelli che si prevedevano. Materia assai complicata questa degli incentivi auto.

Perché sono incentivi che il più delle volte sono varati per consentire il cambio di un parco auto piuttosto obsoleto. Il tutto per questioni ambientali e per ilo contrasto all’inquinamento atmosferico che in Italia non smette di essere un serio problema.

Gli incentivi auto che tutti chiedono adesso, sia i sindacati che le case costruttrici, sarebbero quelli che favoriscano la transizione elettrica, cioè che spingano gli acquirenti a votarsi verso l’acquisto di auto elettrificate. Gli incentivi di cui in questi giorni si mette in luce l’evidente fallimento, è quello sulle auto usate euro 6, introdotti lo scorso luglio.

Nessun aiuto alla transizione elettrica dal punto di vista degli incentivi auto

Partiamo dalla delusione che molti avranno avuto nel leggere il testo dell’ultima manovra finanziaria. Una Legge di Bilancio che nulla ha messo in campo per le auto elettriche. Nessun incentivo all’acquisto di queste auto, nonostante sia in questa direzione che muove l’Automotive nostrano.

E incentivare i clienti a cambiare auto e andare verso le auto a basse emissioni inquinanti, è ciò che il governo avrebbe dovuto fare ed invece non ha fatto. Lasciando in pratica da soli i costruttori, a vedere come fare per rendere questi veicoli il più appetibili possibile.

Una cosa difficile da farsi, anche perché al momento non c’è paragone a livello di prezzo di listino, tra una auto elettrificata ed una a motore tradizionale, benzina o diesel che sia. E poi dal punto di vista della percorrenza, una auto tradizionale fa più chilometri con un pieno rispetto alle auto elettriche.

E dulcis in fundo anche le problematiche dei pochi punti di ricarica di questi veicoli,di cui l’Italia è ancora carente, soprattutto in determinati territori. In altri termini, un terreno minato che magari gli incentivi all’acquisto, se di livello, avrebbero reso meno arduo. Incentivi che avrebbero senza dubbio dato una mano in questa fase iniziale di rivoluzione e transizione verso la mobilità sostenibile come inquinamento.

Incentivi auto sull’usato, un fallimento

incentivi auto

Naturalmente non è un incentivo qualsiasi a fare la differenza.E questo forse anche i produttori di auto lo sanno. CI sono incentivi per esempio, che non servono. Basti vedere cosa è successo con il cosiddetto bonus all’acquisto delle auto usate. L’incentivo fu introdotto nella normativa vigente a luglio 2021, con una imponente dotazione di 45 milioni di euro. A dire il vero le dotazioni, come ricorda il sito “quattroruote.it”, era inizialmente di 40 milioni ma furono aumentate con il decreto fiscale di ottobre.

Tralasciando i ritardi con cui gli incentivi trovarono conferma e attuazione (solo a fine settembre 2021), sembra che la misura sia stata un autentico fallimento. Gli incentivi che avvantaggiavano chi voleva sostituire una vecchia auto dotandosi di un veicolo almeno euro 6, sono stati poco sfruttati. Solo poco più di 12 dei 45 milioni sono stati utilizzati dagli utenti a cui gli incentivi erano destinati. Il controsenso è che questi incentivi sono nati con la dicitura, fino ad esaurimento risorse. Evidente che ci si aspettava altri numeri e non i 33 milioni che sono ancora lì che aspettano di essere sfruttati.

Il perché di questo fallimento è allo studio adesso. C’è chi pensa che il problema sia stata la struttura dell’incentivo. Altri invece pensano che sia stata la sua pochezza in termini di risparmio. In linea di massima possiamo dire che c’è stata una convergenza di fattori negativi a giustificare il flop. L’incentivo aveva un particolare funzionamento. Era necessario comperare una auto euro 6 con un prezzo non superiore a 25.000 euro come quotazione alla data dell’eventuale acquisto. L’auto sostituita e da rottamare doveva avere almeno 10 anni di vita.

E l’incentivo era variabile a seconda delle emissioni inquinanti del nuovo veicolo acquistato. Nello specifico 750 euro di incentivo per una auto con emissioni comprese tra 91 e 160 g/km, 1.000 euro per una auto con emissioni comprese tra 61 e 90 g/km e 2.000 euro per una auto con emissioni comprese tra 0 e 60 g/km.

I perché di questo flop degli incentivi auto sull’usato

Soprattutto sulle cifre degli incentivi si è detto tutto ed il contrario di tutto. Basti pensare che stando a quanto detto prima, una auto termica da comperare, e perfino una mild ibrida, non portava che ad un risparmio di 750 euro. Troppo poco per essere un incentivo davvero appetibile. Solo acquistando una auto elettrica usata il risparmio era di 2.000 euro.

Una cosa fuori mercato quindi, anche perché non saranno certo tante le auto completamente elettriche usate in vendita. Considerando poi che le auto elettriche partendo da cifre sul nuovo piuttosto elevate, sono ancora piuttosto care per le poche usate sul mercato, e il dado è tratto.

Senza considerare poi che per godere degli incentivi c’era bisogno di rottamare la vecchia auto. E sempre come riporta quattroruote.it, le concessionarie di auto usate in genere caricano sul cliente gli oneri della rottamazione, con una cifra variabile tra i 150 ed i 350 euro che assottiglia ancora di più il già esiguo vantaggio dell’incentivo.

Una cosa che adesso deve far riflettere questa del flop degli incentivi sulle auto usate. Perché una cosa è produrre incentivi davvero validi e buoni (e per le auto usate inizialmanerte di parlava di cifre superiori a 4.000 euro di benefit), un’altra è farli tanto per fare.

Per eventuali incentivi sulle auto elettriche tutte le osservazioni di cui parlavamo in precedenza vanno fatte bene. Inutile mettere in campo incentivi che poi alla prova del mercato e degli acquirenti risultano poco appetibili e poco sfruttati.

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