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Stellantis Melfi: mix produttivo insostenibile per gli operai

Polemiche a non finire sullo stabilimento Stellantis di Melfi dove l’azienda ha drasticamente peggiorato la situazione lavorativa degli operai

Polemiche continue su Stellantis anche a Melfi, nello Stabilimento di Località San Nicola in Provincia di Potenza. Lavorare in fabbrica, sulla catena di montaggio non è certo il più semplice dei lavori. Nessun dubbio al riguardo, perché questo è evidente anche da alcune normative previdenziali nazionali. Come quella sui lavori usuranti, categoria di lavoratori che comprende pure chi è addetto alla linea a catena.

Il fatto è che nella fabbrica ex FCA di Melfi, la situazione lavorativa da mesi è diventata sempre più pesante, al limite della sostenibilità per gli operai. E le testimonianze sono tante da parte degli operai, come dimostrano le continue interviste alle uscite dallo stabilimento, di cui tratta sempre il sito “Basilicata24.it”.

Testimonianze dei diretti interessati che mettono in luce la gravosità della situazione. Ma cosa sta accadendo davvero a Melfi?

Stellantis Melfi, un 2021 pieno di novità, molte negative però

Il 2021 è stato un anno travagliato anche per lo stabilimento di Località San Nicola di Melfi in Basilicata. La crisi di mercato per via dell’emergenza sanitaria mondiale è stata anche nel 2021 enorme. E poi ci sono le problematiche della carenza dei microchip che hanno ingessato le attività. E poi, la transizione elettrica che ha fatto uscire di produzione alcuni modelli delle gamma di auto di Stellantis.

Sono queste le problematiche che si sono scaricate sulle attività in fabbrica, con operai e lavoratori in genere del polo produttivo che forse, mai come quest’anno, sono stati continuamente fermati da periodi di cassa integrazione. E qualcuno di questi periodi addirittura a cancelli chiusi, cioè con la fabbrica totalmente fermata.

Fa notizia il fatto che in questi termini si parla dello stabilimento Stellantis ed ex FCA, più importante d’Italia come volumi produttivi. A Melfi infatti storicamente l’azienda costruisce più della metà delle auto che in totale produce nel Bel Paese.

Melfi, tra buone notizie per il futuro e triste realtà attuale

stellantis

Il 2021 sarà ricordato anche per la notizia ufficiale che tra 2024 e 2025 a Melfi si produrranno ben 4 nuovi veicoli elettrificati della gamma Stellantis.

Non è ancora chiaro se si tratterà di veicoli della gamma FCA, quindi Fiat, Lancia, Alfa Romeo e Jeep, o della gamma PSA, ovvero Peugeot, Citroen, Opel e DS. Fatto sta che se c’è da trovare qualcosa di positivo in questo anno, senza dubbio è la promessa di future produzioni.

Ma a Melfi nel 2021 si è materializzato ciò che nessuno aveva pensato si materializzasse nel momento in cui si dettero i natali ad un colosso dell’Automotive come Stellantis. A gennaio, quando si concluse la fusione tra i francesi di PSA e gli italiani di Fiat Chrysler Automobiles, nessuno pensava che si arrivasse ad un peggioramento della situazione nelle fabbriche. Nessuno pensava che si sarebbe continuato con il trend di FCA, cioè con ripetute casse integrazioni (e forse anche peggio di FCA).

Il Ceo di Stellantis, cioè il manager portoghese Carlos Tavares, fu subito chiaro sulla necessità di tagliare i costi produttivi in Italia. Produrre auto nello Stivale era troppo più oneroso secondo il manager, che produrle altrove. E sono iniziati dei tagli, dei contenimenti di spesa che hanno interessato commesse esterne come i servizi di Security e di pulizia nello stabilimento lucano di Stellantis.

E si è arrivati a tagliare una intera linea di produzione, ancora oggi svuotata di tutto e inutilizzata, come testimoniano i lavoratori.

Il mix produttivo i Stellantis a Melfi dipende dal taglio della linea della Jeep Compass

Il taglio di una linea ha portato a produrre tutte le auto di Melfi sull’altra linea. Infatti la linea cessata è quella della Jeep Compass. Il Suv infatti adesso viene prodotto sulla prima linea di produzione  dove si producono anche l’altra Jeep, la Renegade e la Fiat 500 X.

Su quell’unica linea si lavora con quello che viene definito “mix produttivo”. Un sistema di cui i lavoratori si lamentano molto. Una modalità di produzione che ha portato ad un inasprimento delle attività e ad un maggiore stress per i lavoratori, a tal punto che c’è chi conferma un aumento delle richieste di accesso all’area medica da parte dei lavoratori.

In pratica, tutto dipende da una modalità di produzione che è contraddittoria per natura. Se da un lato si grida alla crisi, compresa quella dei microchip di provenienza asiatica, a Melfi si continua a produrre auto come prima. C’è crisi o no? Ciò che stride è che prima si adottano le casse integrazioni, prima si chiude la fabbrica a periodi alterni e poi si prosegue con periodi di produzione a pieno regime.

Cosa succede in fabbrica per questi lavoratori sull’unica linea di produzione

Adesso quindi, sull’unica linea si producono tutte le auto, tutti e tre i modelli. Ma senza ordine e senza che gli operai preventivamente sanno quali e quante auto arriveranno sulla linea. È questa la denuncia che arriva dagli operai della fabbrica lucana, come riporta sempre il sito “Basilicata24.it”.

“Ritmi da capogiro e più accessi in area medica”

La denuncia dei lavoratori è eloquente riguardo alla pesantezza con cui si portano avanti i lavori nel polo produttivo di Basilicata.

In pratica adesso a Melfi si producono le stesse auto di sempre, ma con una linea in meno, con operai in meno e con postazioni in meno. E si pretende anche il sabato di lavoro. Il mix produttivo altro non è che la modalità con cui sulla linea adesso arrivano le auto da produrre. Una dietro l’altra arrivano modelli di tutti e tre i veicoli prodotti a Melfi. E naturalmente, essendo auto diverse, necessitano di operazioni diverse da parte degli operai.

E nessuno, ne gli operai, che i responsabili, ne i capo Ute o i team leader e nemmeno i responsabili sindacali sanno preventivamente quali auto arriveranno, quante Jeep Compass o Renegade o quante Fiat 500 X arriveranno in ciascun turno.

Ciò che si sa è la pretesa di Stellantis che vuole sempre le solite 405 auto a turno. Operazione sempre più complicata se si pensa che i lavoratori devono prepararsi per montare le auto senza sapere quale auto arriverà in un determinato momento. E lo stress per gli operai aumenta.

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