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Cingolani: o fonti rinnovabili o niente auto elettrica

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S’infiamma il dibattito sull’auto elettrica: è davvero a emissioni zero? Di certo, la macchina a batteria non inquina quando viaggia. Ma, dalla nascita alla morte, quanto inquinano la batteria e quel veicolo? E inoltre, se per produrre elettricità si usano fonti inquinanti, fossili, il mezzo a corrente può davvero dirsi pulito? Di questo e altro sta parlando in questi mesi il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani. Che adesso, al Financial Times, è perentorio: o fonti rinnovabili o niente auto elettrica.

Va detto che le parole auto elettriche non vengono esplicitamente dette dal ministro, ma il riferimento è scontato.

Infatti, le energie rinnovabili sono fonti energetiche alternative a quelle tradizionali prodotte con i combustibili fossili: petrolio, carbone e gas naturale. Rinnovabili, non esauribili, che non implicano la distruzione delle risorse naturali. E garantiscono pertanto un maggiore rispetto dell’ambiente: il Sole, il vento, le risorse idriche e geotermiche, le maree, il moto delle onde. Più le biomasse: la trasformazione di prodotti vegetali o dei rifiuti inorganici e organici in energia elettrica.

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Auto elettrica: chi accetta le pale eoliche?

Il problema è che nessuno, a quanto sembra, vuole farsi deturpare il paesaggio da pale eoliche. Di qui, il messaggio di Cingolani agli italiani contrari all’installazione di nuovi parchi eolici o solari nella propria zona di residenza. L’alternativa alle fonti rinnovabili c’è: rinunciare all’auto, all’aria condizionata, al telefono cellulare e a Internet. Alla modernità, sostiene il ministro.

Siamo in pieno NIMBY: inglese per Not In My Back Yard. Ossia  “Non nel mio cortile sul retro”. O anche “Non nel mio giardino”: la protesta da parte di membri di una comunità locale contro la realizzazione di opere con impatto sull’ambiente. Per esempio, parchi eolici.

Il guaio è che il nostro mix energetico è molto povero: le fonti rinnovabili coprono solo il 17% del fabbisogno. L’Italia è troppo dipendente dalle importazioni di gas, sostiene Cingolani. Occorre triplicare la capacità di generazione eolica e solare entro il 2030: non esiste un piano B. Urge la fortissima semplificazione delle regole e delle procedure per l’autorizzazione varata dal Governo Draghi e ulteriori misure volte a superare eventuali veti a livello regionale o locale.

Ovviamente, sullo sfondo, la soluzione: il nucleare. Cingolani non si sbilancia. Si limita a dire che serve rivedere la decisione del referendum del 1987. E valutare nuove tecnologie come i piccoli reattori modulari.

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