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Elettrificazione auto pericolosa: secco no da Omr e industriali

Senza auto a combustione si rischiano i posti di lavoro, lo sostiene Confindustria e lo sostengono quelli di Officine Meccaniche Rezzatesi.

Sembrava che nel mondo dell’auto tutti fossero in sintonia nel considerare l’elettrificazione una cosa positiva. Sia a livello ambientale che a livello di mercato, sembrava che le auto elettriche fossero una specie di manna dal cielo. Ma ad approfondire diversi aspetti, non tutto sembra essere così positivo. Soprattutto la mancanza di auto a benzina e diesel si farà sentire e molto in materia di occupazione.

Dalle auto a combustione a quelle a motore elettrico, cosa accade nelle fabbriche

auto elettriche

La filiera dell’auto, da quella dedita alla produzione vera e propria di veicoli a quella della loro componentistica, non vede di buon occhio lo stop ai veicoli a benzina e a gasolio. L’Italia è pronta al grande passo, ad assecondare le direttive europee in materia di mobilità sostenibile in auto. Le prerogative del contrasto all’inquinamento hanno ormai tracciato la via che va verso la completa elettrificazione dei veicoli.

E così il Comitato Interministeriale per la Transizione Ecologica (CITE), ha già annunciato ufficialmente che il 2035 può essere considerata la dead line delle auto a motore termico. Dal 2035 stop alla vendita delle auto benzina e diesel quindi. E di conseguenza, tutta l’industria dell’auto dovrà adeguarsi, non producendo più quel genere di auto.

Occupazione a rischio per il blocco della produzione dei veicoli a combustione termica

Che sia una rivoluzione è del tutto evidente. Il passaggio dai motori termini a quelli spinti da energia elettrica ribalterà la concezione di auto nell’intero settore Automotive mondiale ed anche italiano. E le attività delle fabbriche non saranno immuni da questi cambiamenti. Si rischiano oltre un milione di lavoratori che resteranno senza lavoro per via di questa transizione. Questa la previsione che ha prodotto il Presidente di OMR (Officine Meccaniche Rezzatesi), Marco Bonometti in una sua intervista all’agenzia di stampa Adnkronos.

Il Presidente di OMR parla di fatto di una gravità inaudita quello dello stop alle auto diesel e benzina.

 “Le conseguenze saranno devastanti. Si sta parlando di un settore che vale il 7% del Pil italiano. Vogliamo perderlo? La strada è quella giusta”

Un allarme evidente quello lanciato da Bonometti in rappresentanza di uno dei settori che più verrà colpito a livello occupazionale da questa rivoluzione. Un allarme che vale direttamente per i 60.000 lavoratori e più che sono dediti alla produzione delle auto, ma anche per meccanici, concessionari e tutta la filiera che come detto, rappresenta una parte importante e fondamentale dell’intera economia della nostra Penisola.

Stime drammatiche quelle di Bonometti

Il netto anticipo con cui la notizia dello stop alle auto termiche è stata diramata, ha ripercussioni anche nell’immediato, perché pochi sono quelli che adesso comprano auto diesel o benzina, perché non sanno se e per quanto tempo ancora potranno usarle. E questo fa calare le vendite e gli ordini, almeno stando alla teoria del Presidente di OMR.

E nell’immediato quindi che si manifestano, secondo Bonometti, i primi effetti con fabbriche della filiera che iniziano a chiudere. Va ricordato che ci sono una miriade di piccole e medie imprese che fanno parte della filiera del mondo dell’auto in Italia. Piccole realtà oggi messe in ginocchio da questi eventi.

Anche Confindustria contro l’elettrificazione forzata del settore Automotive

Sulla stessa linea di pensiero il leader degli industriali Carlo Bonomi. Il Presidente di Confindustria ha rilasciato dichiarazioni secche a Class Cnbc.

“Quando si prendono certi provvedimenti bisogna non solo farsi belli con l’annuncio, ma capire quali sono le ricadute”

Evidentemente contrario anche il Presidente di Confindustria quindi all’annuncio che vuole lo stop alle auto a combustibile entro il 2035. Ciò che solleva Bonomi è un dubbio anche sull’operato del governo italiano che prima non ha firmato l’accordo del Cop26 e poi invece ha avallato la scelta.

SI ricorda infatti che l’Italia non firmò il documento che impegnava i Paesi firmatari a prevedere lo stop alle auto a gasolio e a benzina dal 2035 al 2040. Adesso però tutto è cambiato e l’annuncio del Comitato anticipa al 2035 la linea di confine. In pratica, lo stesso che ha annunciato Stellantis, il Colosso nato dalla fusione tra PSA ed FCA che dal 2030 prevede di costruire solo auto elettriche.

L’Italia va più veloce quindi, ma senza coerenza, almeno secondo il pensiero di Confindustria.

“Bisogna avere coerenza. Alla Cop26 il Governo non ha firmato quel documento ma improvvisamente venerdì scorso un comunicato stampa del Cite annuncia un phase out al 2035. Ci troviamo di fronte a due comportamenti che non sono coerenti”

Gli industriali lamentano la scarsa condivisione del progetto con il mondo della produzione.

 

Anche il mondo sindacale monitora la situazione

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L’importanza del settore auto in Italia è largamente riconosciuto. Lo sanno gli industriali e senza dubbio lo sanno anche quelli del governo. I sindacati sono attenti a monitorare la situazione, anche perché gli allarmi dei datori di lavoro non possono che essere gli stessi dei lavoratori stessi.

Anche se non  duro come i leader degli industriali, anche il segretario della Uilm ha detto la sua su quello che sta per accadere nell’intero comparto dell’industria automobilistica nostrana.

“L’auto continua a essere il primo settore manifatturiero in Italia. Dobbiamo evitare di andare dietro agli allarmismi e chiedere al Governo di considerarlo uno dei temi prioritari”

La richiesta di Palombella, leader dei metalmeccanici della Uil è quella di aprire un tavolo di confronto tra governo, industrie e rappresentanti dei lavoratori. La transizione elettrica porta ad una inevitabile rivoluzione tecnica nel modo di concepire le auto. In Italia sembra che tutto si risolva con la Gigafactory di Termoli con le sue batterie per veicoli elettrificati. Invece serve allargare gli orizzonti all’intero settore della componentistica.

È vero che la produzione di motori per le auto elettriche ha nelle batterie la componente più evidente ed importante, ma non ci sono solo quelle.  Soprattutto perché, come pare, per costruire un veicolo a trazione elettrica servirà molta meno manodopera.

 

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