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Stellantis e il piano industriale nascosto

Progetti e promesse ci sono, ma non è ancora pubblico il piano industriale. Continuano interrogazioni parlamentari e lamentele dei sindacati.

Stellantis Giorgetti

A quasi un anno dalla nascita, Stellantis continua a fare discutere. Da gennaio 2021 a oggi, cioè dalla data in cui si è materializzata la fusione tra PSA ed FCA, nulla è cambiato.

I dubbi su ciò che Stellantis ha intenzione di fare in Italia restano tanti.

Nonostante dalla scorsa estate sono stati presentati alcuni progetti e sono state annunciate promesse di investimenti per diversi stabilimenti.

Ciò che manca è un chiaro piano industriale, che ancora deve essere annunciato ufficialmente dall’azienda.

La Uilm chiede una dichiarazione ufficiale sul futuro italiano di Stellantis

Su Stellantis, non è una novità che i sindacati continuino a tenere alta la guardia.

Eppure, non sono pochi gli accordi che anche i sindacati hanno trovato in questi mesi con l’azienda. Accordi spesso discussi e discutibili, soprattutto dal punto di vista dei lavoratori. Partiamo per esempio, dagli incentivi all’esodo o dai contratti di espansione. Cose non di poco conto perché si tratta di un ok a riduzioni di personale.

Nel frattempo nelle fabbriche italiane del gruppo, si continua coi periodi di cassa integrazione e con delle fermate collettive che vanno oltre le chiusure per festività e le ferie.

Il segretario generale dei metalmeccanici della Uil, Palombella adesso avanza dubbi e perplessità e chiede che venga fatta chiarezza sul futuro e sulle intenzioni di Stellantis in Italia.

“Italia centrale o marginale?”

Carlos Tavares
Carlos Tavares

La domanda che si pone il segretario della Uilm è sicuramente comune a molti. Perché manca certezza sul piano industriale di Stellantis. E dopo il consiglio regionale della Uilm a Torino, Palombella ha chiesto aiuto al governo. Lo riporta anche l’agenzia di stampa Ansa. Posti di lavoro a rischio e piano industriale nascosto, questi gli appunti mossi da Palombella secondo l’Ansa.

Il sindacalista ricorda che il CEO di Stellantis, il manager portoghese Carlos Tavares ha fissato nel mese di marzo il termine entro cui presenterà il piano.

Un piano che resta appeso alla Gigafactory di Termoli, al Turin Manufacturing District di Mirafiori e ai 4 nuovi veicoli elettrici da costruire a Melfi.

Nuova interrogazione parlamentare di Alternativa c’è

E se non è una novità il fatto i sindacati sono preoccupati a tal punto da chiedere numi al governo, lo stesso vale per la politica.

Non sono poche le interrogazioni parlamentari che sono arrivate ai Ministri in questi mesi. Adesso è il turno della parlamentare molisana Rosa Alba Testamento, rappresentante a Montecitorio del gruppo parlamentare l’Alternativa c’è. Nella sua interrogazione, diretta al Ministro del Lavoro Andrea Orlando e al Ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti, la Testamento chiede che si sproni Stellantis a confermare i suoi piani. Soprattutto, si deve spingere l’azienda a fare chiarezza sui progetti futuri in Italia, sugli investimenti e sulle voci riguardanti il rischio riduzione di personale.

Il nostro esecutivo, a partire dai due titolari dei dicasteri interessati da situazioni collegate al lavoro e alle imprese, deve intervenire. Su questo la Testamento è abbastanza chiara e netta. Il fatto che si tratti di una parlamentare molisana, è eloquente riguardo ciò che si chiede a Stellantis.

In Molise c’è lo stabilimento Stellantis di Termoli, dove l’azienda avrebbe deciso di riconvertire la produzione alle batterie per i nuovi veicoli elettrici.  La testamento chiede che il governo spinga a scoprire le sue carte a Stellantis, anche per quanto riguarda la Gigafactory di Termoli. Ormai i tempi sono maturi, perché da quasi un anno PSA ed FCA hanno dato vita al terzo produttore di auto mondiale.

Manca il piano industriale di Stellantis

Ciò che stride è che nonostante sia trascorso quasi un anno, poco e niente si sa di questi piani industriali che Stellantis avrebbe in serbo per le fabbriche della penisola.

Mancano notizie sui costi, sui tempi tecnici e sulle linee guida che dovrebbero, come promesso la scorsa estate, portare lo stabilimento molisano di Rivolta del Re a riconvertirsi alla produzione delle batterie. E come Termoli anche altre fabbriche brancolano nel buio, senza notizie ufficiali e basandosi solo ed esclusivamente su voci, più o meno fondate.

Ciò che per esempio oggi vedono gli operai ed i lavoratori in genere dello stabilimento ex FCA di località San Nicola di Melfi sono, una linea di produzione svuotata di tutto e cessata, senza alcuna informazione su cosa accadrà. Parliamo della linea della Jeep Compass, che è stata assorbita dalla linea dedita alla produzione di Jeep Renegade e Fiat 500 X.

E poi, cestini dei rifiuti che da un turno all’altro non vengono svuotati perché ci sono stati tagli alle attività di pulizia esterna che prima con FCA erano attive. O ancora, riduzione anche del personale di sicurezza, pure questo esterno a Stellantis. Sono le notizie che arrivano dallo stabilimento lucano per voce di alcuni operai.

Termoli, Atessa, Melfi, le problematiche sono del tutto simili

Il momento quindi non è dei migliori e l’interrogazione della parlamentare, mira proprio a chiedere maggiore chiarezza. Tutto necessario dal momento che proprio a Termoli è stato avviato il piano di esodo incentivato, con premi a chi si dimette volontariamente e continuano i lunghi periodi di cassa integrazione.

Un discorso identico per la Sevel di Atessa, dove c’è anche dell’altro. E nell’interrogazione il riferimento alla Società Europea Veicoli Leggeri di Val di Sangro in provincia di Chieti, è evidente. Alla Sevel di Atessa si registrano anche contratti di lavoro non rinnovati per quanto concerne i lavoratori somministrati provenienti dalle agenzie per il lavoro interinale.

Non possono bastare le scuse relative alla carenza dei semiconduttori per giustificare questi tristi scenari di oggi se l’azienda non mette in chiaro cosa i lavoratori devono aspettarsi nel futuro prossimo.

Le domande della parlamentare Testamento

“I ministri Orlando e Giorgetti come intendono intervenire affinché il colosso automobilistico Stellantis faccia finalmente chiarezza sul proprio piano industriale? Quali azioni, inoltre, pensano di mettere in atto per tutelare le prospettive occupazionali dei lavoratori e delle lavoratrici degli stabilimenti di Termoli e Chieti”.

Domande simili a quelle dei sindacati quelle che porta all’all’attenzione del Consiglio dei Ministri, la deputata. E altrettanto simili le preoccupazioni.

“Se consideriamo le voci insistenti di un complessivo ridimensionamento delle attività ingegneristiche e produttive su tutto il territorio nazionale e la contestuale possibile inaugurazione da parte di Stellantis di un nuovo stabilimento produttivo a Gliwice, in Polonia, le rassicurazioni fornite recentemente dal Mise circa la non chiusura del sito produttivo di Chieti e la delocalizzazione della produzione oltre i confini nazionali sembrano lasciare il tempo che trovano”

Il riferimento alle ipotesi di spostare la produzione di furgoni, dalla Sevel di Atessa a Gliwice in Polonia riporta in auge una vecchia querelle. Infatti in Polonia in una fabbrica PSA dove si producevano le Opel Astra, Stellantis ha deciso di produrre furgoni. E la riconversione della fabbrica che doveva avere i natali ad aprile, è stata anticipata a febbraio.

Un segnale che per molti, tra le righe, presentava un progetto di delocalizzazione. Anche perché stando alle notizie che provengono dalla Polonia, il governo ha incentivi notevoli per chi vuole investire, incentivi che rendono la Polonia particolarmente appetibile rispetto all’Italia in materia di costi di produzione.

Transizione energetica e investimenti, dalle parole bisogna passare ai fatti

Exor

E su Termoli, nulla viene fuori, nessun progetto ufficiale che porti a considerare come imminente l’avvio della riconversione alle batterie delle auto elettriche. C’è solo la cifra che anche il numero uno di Exor, John Elkann ha pubblicizzato alcuni giorni fa, cioè 30 miliardi di investimenti. Serve chiarezza, perché non basta che si dica che entro il 2030 il 70% della gamma dei veicoli di Stellantis sarà elettrificato.

L’allarme c’è ed è aumentato dopo che Tavares qualche giorno fa ha dichiarato che i costi per la transizione elettrica sono esorbitanti, lasciando in campo una tremenda ipotesi, che è sempre la stessa, quella del taglio di personale. Parole che trovano in analisi tecniche una parvenza di realtà e che la Testamento sottolinea nella sua interrogazione.

 “Imporre dall’esterno alle case automobilistiche un passaggio veloce alla mobilità elettrica finisce per creare non pochi problemi ai produttori di auto, molti dei quali soccomberanno. Inoltre affrettare i tempi significa addossare tutti i costi della transizione alle case automobilistiche, che quindi saranno costrette a tagliare i posti di lavoro”.

Queste le parole della parlamentare di Isernia che chiede al governo un immediato intervento oltre che un costante monitoraggio della situazione di Stellantis.

A marzo il piano di Stellantis sarà pubblicato

Il Ceo Tavares quindi ha messo in luce alcune cose che per i lavoratori equivalgono ad una anticipazione dei tagli di personale. Ma allo stesso tempo, sempre il manager portoghese, che per Stellantis è quello che era per FCA il compianto Sergio Marchionne, ha annunciato che tutto verrà chiarito presto.

Per marzo il piano industriale di Stellantis sarà reso pubblico. Per quella data tutti i dubbi verranno fugati, almeno così si spera. Nel frattempo occorre pazientare e sottostare a cassa integrazione e chiusure, almeno stando alle voci che sostengono che la crisi dei microchip non scomparirà prestoi e si protrarrà anche per l’inizio del nuovo anno.

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