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Le Ferrari vittoriose alla Targa Florio: legame fra miti

La “Cursa” ha visto imporsi per sette volte le Ferrari con alcuni modelli di grande pregio.

Nino Vaccarella sulle strade della Targa Florio (Foto Rosario Scelsi)

Ferrari è il marchio più amato dell’automobilismo. La Targa Florio è stata una delle gare più belle della categoria. Accostare i due nomi viene quasi naturale. La loro connessione fu rafforzata da Nino Vaccarella, idolo degli sportivi siciliani (e non solo). Il “Presidente Volante”, recentemente scomparso, mise a segno uno strepitoso successo nelle strade di casa, al volante di una “rossa”.

Se la sfortuna non ci avesse esso lo zampino, sarebbe potuta andare anche meglio, aggiungendone altri alla serie. In totale, il costruttore di Maranello mise a segno dieci vittorie nella corsa madonita. Qualora vi interessasse il tema, ecco le Ferrari che si sono imposte alla Targa Florio.

Ferrari 166S – 166C

La “rossa” vittoriosa alle Targa Florio del 1948 e 1949

Questa barchetta discende dalla 166 Corsa. Pur essendo maggiormente vocata all’uso stradale, la 166 S (Sport) seppe mettersi in mostra nell’universo agonistico, per il tenore delle sue performance. Anima del modello era un motore V12 da 2 litri di cilindrata, che sviluppava la ragguardevole potenza di 110 cavalli a 6000 giri al minuto. Oggi questa cifra fa ridere, ma all’epoca segnava un riferimento importante nella sua classe dimensionale.

A fare il resto ci pesava la leggerezza, con un peso alla bilancia di 800 chilogrammi, reso possibile dalla carrozzeria in lamiera d’alluminio. Soddisfacenti i livelli di brio. Anche il mordente dei freni a tamburo non lasciava delusi. Ai nastri di partenza della Targa Florio del 1948, andata in scena sulle strade del Giro di Sicilia, c’era un esemplare di questa specie, in mezzo ad un nugolo di 166 C. Queste ultime godevano dei favori del pronostico, per la superiore tempra prestazionale. A loro favore, infatti, giocavano i 140 cavalli di potenza su un peso totale di 680 chilogrammi.

Dal punto di vista estetico si distinguevano per il passo corto e i parafanghi di stampo motociclistico. Purtroppo le 166 C furono assillate in gara da vari inconvenienti tecnici, che fecero svanire le loro ambizioni. Alla più affidabile Sport andò la vittoria, con Biondetti e Troubetzkoy. Ancora un successo alla Targa Florio, nel 1949, per la casa di Maranello che, con la 166 S-C guadagnò gli onori della gloria, sotto l’arte di guida di Biondetti e Benedetti.

Ferrari 250 Testa Rossa

La “rossa” vittoriosa alla Targa Florio del 1958

Questa Sport è una vera delizia, anche sul piano visivo. La sua estetica ne fa una regina di bellezza, specie nella versione iniziale. Quella, per intenderci, con le caratteristiche feritoie di raffreddamento dei freni a tamburo. La sua tridimensionalità è suggestiva, come il suo carattere dinamico. Potente e versatile, la Ferrari 250 Testa Rossa riusciva ad esprimersi in modo brillante nei diversi scenari agonistici. Era incisiva tanto nei tratti misti e guidati quanto nei rettifili. I risultati raccolti nel tempo stanno qui a dimostrarlo.

Al suo attivo tre Mondiali Marche, messi a segno nel 1958 con l’allestimento iniziale, e nel biennio 1961-1962 con le sue evoluzioni. Il suo nome si è fissato nella leggenda. Nasce dalla colorazione dei coperchi delle punterie. Cuore pulsante del modello è un motore V12 da 3 litri di cilindrata, alimentato da una batteria di 6 carburatori Weber. Al suo attivo ben 300 cavalli, erogati a 7200 giri al minuto.

Nata per rimpiazzare la 500 TRC, la Ferrari 250 Testa Rossa fece il suo esordio in gara alla 1000 km di Buenos Aires, mettendo a segno una magnifica doppietta. Il ruolino di marcia di questa Sport fu travolgente, spegnendo con straordinaria facilità le ambizioni dei rivali. A lei andò il successo alla Targa Florio del 1958, con Musso e Gendebien al volante. Il pubblico siciliano, a fine gara, si abbracciò con affetto alla magnifica “rossa” e ai suoi interpreti.

Ferrari Dino 246 SP

La “rossa” vittoriosa alla Targa Florio del 1961 e del 1962

Sul piano stilistico non è da antologia, ma un fascino molto forte, che deriva dalla sua spiccata personalità. La Ferrari 246 SP prese forma in soli due esemplari, che bastarono a consegnarle dei risultati di altissimo spessore. A lei va il merito di aver portato i buoi dietro al carro in una “rossa” della categoria Sport. Aveva infatti il motore in posizione posteriore centrale. Una rivoluzione filosofica, che ha aperto la strada a una nuova linea di prodotti per il marchio emiliano. Ecco perché viene considerata un’auto di svolta.

Molto accurato lo studio aerodinamico, che dettò il taglio espressivo della carrozzeria, tutta orientata all’efficienza. Questo spiega perché il design è un po’ goffo. Il muso della Ferrari 246 SP si ispirava a quello della 156 F1, quasi a sottolineare la discendenza dal know-how della Formula 1. Dalla sua un ottimo bilanciamento delle masse, per un comportamento dinamico molto valido. Sul fronte propulsivo, la scelta cadde su un motore V6 da 2.4 litri di cilindrata.

La sigla del modello riporta queste sue caratteristiche. Notevole la potenza massima, pari a 275 cavalli a 7500 giri al minuto. Con lei il Commendatore mise in cassa il successo alla Targa Florio del 1961. A gestirne le danze, in quella circostanza, furono Von Trips e Gendebien. Per la prima volta una Ferrari a motore posteriore ottenne in gara un risultato migliore delle sorelle con i buoi davanti al carro. La Ferrari 246 SP tornò a vincere l’anno dopo in Sicilia, con Gendebien, Rodriguez e Mairesse, aggredendo con rara efficacia le curve del catino madonita.

Ferrari 275 P2

La “rossa” vittoriosa alla Targa Florio del 1965

Con questa vettura si è sublimato il rapporto tra la casa di Maranello, Nino Vaccarella e gli appassionati siciliani, da sempre custodi di un forte amore per le “rosse”. La Ferrari 275 P2 si offre allo sguardo con dei bei lineamenti, ma è anche potente e maneggevole, con telaio robusto e ottima aerodinamica. Nessuno aveva dubbi sul fatto che avesse le credenziali giuste per brillare in ambito sportivo.

Come su ogni opera del “cavallino rampante”, il fulcro di tutto era il motore, anche in questo caso eccellente. Il compito della spinta era affidato a un cuore V12 da 3.3 litri, alimentato da 6 carburatori Weber. La potenza massima toccava quota 350 cavalli a 8500 giri al minuto. Chiara la sua matrice racing, confermata da una tela musicale sublime. Le note della sua orchestra meccanica entravano nel sistema emotivo in modo vibrante. Roba da strappare le lacrime dagli occhi, per la gioia. Qui il classico traliccio in tubi d’acciaio del telaio era integrato da fogli in alluminio, per irrigidire la struttura. Una tecnica costruttiva mutuata dalle monoposto di Formula 1, che ne mostrarono la valenza.

Il suo roll-bar plasmato ad arco e raccordato plasticamente al cofano motore fece scuola. Anche le “rosse” dei nostri giorni fanno tesoro di questa impostazione stilistica, adattata ovviamente ai tempi. La Ferrari 275 P2 seppe mettersi in luce nel mondo delle corse, con risultati di rilievo, ma il fiore all’occhiello del suo palmares fu il successo conseguito alla Targa Florio del 1965, con Nino Vaccarella e Lorenzo Bandini al volante.

Ferrari 312 PB

La “rossa” vittoriosa nella Targa Florio del 1972

Questa Sport è stata una vera iattura per i rivali, costretti a piegarsi alla sua evidente supremazia. Stretta la connessione con le monoposto di Formula 1, non solo sul fronte propulsivo. Anche il cambio e le sospensioni erano imparentati con quelli dei bolidi da Gran Premio. La spinta faceva capo a un motore derivato da quello della 312 B2.

Si trattava di un 12 cilindri, con angolo di 180 gradi fra le bancate. Un 3 litri da 450 cavalli di potenza massima, a 11200 giri al minuto. Tra i suoi pregi, il baricentro basso e lo straordinario vigore, soprattutto agli alti regimi. Ciliegina sulla torta era il sound, che spingeva a mille le pulsazioni cardiache, ma questo è un aspetto sensoriale secondario per un bolide da corsa, poco legato agli elementi romantici. La Ferrari 312 PB non era solo potente, ma anche solida e affidabile.

Dalla sua un’elevata robustezza strutturale, con un telaio ben progettato dai tecnici del “cavallino rampante”. I quattro dischi autoventilanti smorzavano efficacemente le sue dinamiche, quando bisognava rallentarne la corsa. Questa Sport, nata in soli 14 esemplari, era maneggevole e molto stabile. Nel 1972 conquistò tutte le dodici gare alle quali prese parte. Dieci di queste erano valide per il Mondiale. Nella lista c’era pure la Targa Florio, vinta con Merzario e Munari al volante. Oggi la Ferrari 312 PB è un gioiello molto ricercato dai collezionisti, che la amano anche per le sue forme taglienti e aggressive.

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