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Posti di lavoro a rischio Automotive italiano? Perché e chi rischia

La transizione elettrica è alla base dell’allerta sulla sostenibilità dei livelli occupazionali nel settore Automotive italiano.

 

Rispetto ad altri Paesi industrializzati l’Italia è piuttosto indietro in materia transizione elettrica del settore Automotive. L’Italia è un Paese notoriamente importante per l’industria dell’auto, ma occorre mettersi al passo. Ma se il ritardo nella riconversione verso la mobilità sostenibile può essere considerato come uno dei fattori che determinano la crisi del settore, sicuramente c’è dell’altro.

E non ci riferiamo alle difficoltà di approvvigionamento dei microchip di provenienza asiatica, altro annoso problema. Ci riferiamo a ciò che la transizione elettrica produrrà sulle fabbriche italiane dell’industria automobilistica, Stellantis su tutte.

La salvaguardia dei regimi produttivi e dei livelli occupazionali per una serie di motivi, è a serio pericolo. Ritardo nella transizione, crisi dei semiconduttori e rivoluzione elettrica sono delle specie di congiunture che messe insieme allarmano non poco. La rivoluzione verso l’elettrificazione è alla base di una attenta analisi riportata dal Corriere della Sera a cura delle giornaliste Milena Gabbanelli e Rita Querzè. Un autentico report dove si mettono in luce le problematiche che presto potrebbero fare capolino nel settore.

incentivi auto elettriche 2

Produrre auto elettriche è meno impegnativo, ecco perché il settore Automotive verrà stravolto

La prima cosa che riportano le due giornaliste è la presa d’atto che per costruire una auto elettrica le ore di lavoro sono di meno rispetto alle auto classiche a gasolio o benzina. E in termini di lavoro e occupazione, è evidente che meno ore di lavoro per produrre auto portano a due conclusioni. O si producono più auto, nel senso che devono crescere i numeri del mercato o si devono tagliare ore di lavoro e quindi lavoratori.

E produrre più auto presuppongono una risposta del mercato importante. Un mercato che vive la crisi che vivono tutti i settori per via della pandemia. Ipotizzare un riavvio dell’economia (la risalita odierna non basta certo) in tempi brevi, non è certo facile e forse nemmeno ipotizzabile.

Servirebbero politiche aziendali imponenti, scontistiche forti e una concreta mano del governo con incentivi a macchia d’olio e forti. In sostanza, occorre spingere il mercato. Ma c’è da fare i conti con la crisi economica che lascia seri dubbi che sia il rilancio del mercato la soluzione alla salvaguardia dei livelli produttivi ed occupazionali negli stabilimenti del settore.

È proprio da queste difficoltà che le due giornaliste sul Corriere della Sera sottolineano che dei 274.000 addetti del settore Automotive oggi impiegati in Italia (addetti diretti del settore), circa 60.000 rischiano di diventare un esubero.

Automotive e transizione elettrica, a rischio i lavoratori sulla gamma dei motori endotermici

Chi rischia di più naturalmente, sono i lavoratori che oggi sono impegnati nelle produzioni dei motori a gasolio, che sono circa 5.000. Le vie sono quelle prima citate, ovvero o si sfonda nel mercato con le auto elettriche, a tal punto da rilanciare l’intero settore, o meglio che tutto vada in fumo, nel senso che si ritorni alle motorizzazioni classiche. Il problema non riguarda solo Stellantis e i suoi 14 marchi, ma anche altri colossi del settore come Volkswagen e Toyota per esempio. A Wolfsburg per esempio, in seno alla Volkswagen le polemiche sono tantissime e c’è una autentica guerra interna.

Eppure nel Mondo esistono esempi di politiche sulla elettrificazione che fanno ben sperare. Sul Corriere per esempio si citano le americane Tesla e Rivian, che hanno fatto fortuna proprio con l’elettrico. Un autentico boom come dimostrano i dati del mercano, con anche i grandi marchi tedeschi come Mercedes, Audi e Bmw che sono in sofferenza rispetto a Tesla soprattutto.  Tutto il Mondo è Paese recita un detto e così è anche per l’Automotive.

E se in Italia siamo preoccupati per Stellantis, anche in Germania le fabbriche dei colossi dell’Automotive tribolano. Sono eloquenti in questo senso le parole di Herbert Diess, Presidente della Volkswagen che cita anche la nuova fabbrica della Tesla con sede in Germania.

“I posti di lavoro che esistono oggi saranno sicuramente meno nei prossimi 10-15 anni. Nell’amministrazione di Gruppo, soprattutto, ma anche in produzione e sviluppo. Verranno aggiunti nuovi e diversi lavori. Ma non sono Herbert Diess o Daniela Cavallo (la n.1 del sindacato) a decidere su questo. Decidono i clienti, acquistando un’auto dal Brandeburgo (sede della fabbrica Tesla) o da noi. Dipende da quanto saremo competitivi nel mondo NEW-AUTO”.

L’automazione mette a rischio i posti di lavoro anche nell’industria dell’automobile

Ormai la tecnologia ha fatto il suo ingresso pieno nel settore dell’auto. E non poteva essere diversamente visti i tempi. Proprio l’elettronica, ormai a livelli esponenziali in materia di produzione auto, mette a serio rischio il lavoro di molti addetti.

Nel report della Gabanelli si legge che non è solo la sostituzione di un propulsore quello che sarà la rivoluzione elettrica delle auto. Si tratta di un nuovo modo di concepire le auto, a partire da un nuovo modo di produrle. Per esempio in Tesla, si producono auto impiegando la metà delle ore di lavoro delle auto che producono Stellantis, Bmw, Mercedes e così via.

E lo scenario futuro, viste anche queste differenze di tempi di produzione che significano anche minori costi, porteranno la produzione di auto diesel e benzina, sempre che non vengano cancellate del tutto, a costare sempre di più. Mentre al contrario e per le stesse ragioni, produrre auto elettriche costerà sempre di meno.

Cosa accadrà da noi, nell’Automotive italiano

Inevitabile che il report del Corriere della Sera andasse a finire su Stellantis che è il principale produttore di auto italiano. Il colosso del settore Automotive, nato dalla fusione tra PSA ed FCA, è in sofferenza.

Eppure a Termoli in Molise verrà costruita una fabbrica di batterie per veicoli elettrificati. A Melfi si produrranno veicoli elettrici di 4 brand del gruppo. A Mirafiori, dove si produce la Fiat 500 full electric, tra poco verranno prodotte le nuove Maserati della ex Bertone di Grugliasco che verrà cessata.

L’elettrificazione, dove in Italia siamo piuttosto indietro, può essere la soluzione, ma sempre che il mercato risponda bene. Se è vero che servono meno ore di lavoro per produrre auto elettriche, o si esplode come vendite e si arriva a fare concorrenza, anche sui prezzi, di colossi come Tesla, oppure gli scenari cupi di cui tanto si parla, anche per i lavoratori, si materializzeranno tristemente.

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