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Le Ferrari dei piloti di Formula 1 del presente e del passato

Gli interpreti del Circus, quando liberi da vincoli contrattuali, sanno scegliere le auto al top come le Ferrari.

Il frontale della Ferrari 512 BB (Screen shot da video Ferraris Online)

Sapere quali vetture custodiscono in garage i piloti di Formula 1 è una delle curiosità più grandi degli appassionati di motorsport (e non solo). Del resto, gli interpreti del Circus sono dei personaggi pubblici, che suscitano curiosità. Nel caso specifico, poi, conta anche la loro competenza in materia, pur se non sempre i gusti personali degli assi del Circus possono esprimersi liberamente. I vincoli contrattuali con le loro scuderie, infatti, condizionano alcune decisioni di acquisto, specie nell’era moderna. Se volete conoscere le Ferrari custodite nel box da 5 driver, di oggi e di ieri, del mondo dei Gran Premi, continuate la lettura del nostro post.

La 488 Pista Spider di Charles Leclerc

Il pilota monegasco del “cavallino rampante” non poteva che avere delle “rosse” in garage. Diversi i modelli in suo possesso, ma la supercar che lo accompagna più spesso nelle sue uscite è una cattivissima Ferrari 488 Pista Spider personalizzata dalla divisione Tailor Made della casa di Maranello. Si nota la carrozzeria in nero opaco, con al centro una striscia bianca e rossa. Tinta, quest’ultima, che si ritrova anche nell’estrattore d’aria posteriore. Un omaggio alla bandiera del Principato. Sulla pinna di raccordo del lunotto campeggia il suo numero da gara. Altre personalizzazioni, di analogo taglio, sono presenti all’interno.

Charles Leclerc ama quest’auto sportiva, nei confronti della quale ha più volte teso le sue lodi. Non per partigianeria, ma per vero amore. Questa supercar fece il suo debutto in anteprima mondiale al Concorso d’Eleganza di Pebble Beach del 2018. Immediato il successo del modello, il cinquantesimo della lunga scia di vetture aperte firmate Ferrari. Tra i suoi punti di forza il vigoroso motore V8 biturbo da 3902 centimetri cubi, in grado di sviluppare la ragguardevole potenza di 720 cavalli.

Un vero gioiello della tecnica, che si è imposto più volte come miglior propulsore al mondo. La sua coppia è calibrata in modo da avere sempre una sensazione di accelerazione crescente. Anche se il sound non è all’altezza di questo dell’unità aspirata della 458 Italia, non ci si può lamentare della sua dimensione sonora. La tradizione del mito, anche su questo fronte, è rispettata. Poter assaporare le sue musicalità meccaniche nella guida en plein air è un valore aggiunto di cui può giovarsi Charles Leclerc nelle sue uscite con questa splendida regina della strada.

L’impianto stilistico segue quello della versione coupé, ma la parte alta della carrozzeria ha subito dei vistosi cambiamenti, specie nello specchio di coda e nel profilo laterale, per accogliere la soluzione del tettuccio rigido ripiegabile. La filosofia che caratterizza la scelta dei materiali esterni si ripropone sui modellati degli interni vettura, dove la riduzione complessiva del peso dell’abitacolo è stata ottenuta utilizzando componenti molto leggeri ed essenziali. Felice l’apporto dell’elettronica alle sue dinamiche, con un ulteriore ausilio a un quadro di base votato all’eccellenza. Le prestazioni sono al top: accelerazione da 0 a 100 km/h 2.85 secondi, da 0 a 200 km/h in 8.0 secondi, velocità massima di 340 km/h.

LaFerrari coupé ed Aperta per Lewis Hamilton

L’asso di Stevenage è entrato nella storia della Formula 1, con i suoi sette titoli mondiali già in bacheca. A lui va il primato assoluto per quanto riguarda vittorie, podi, pole position e punti: fronti su cui ha fatto meglio di chiunque altro nel Circus. Di Lewis Hamilton è nota anche la passione per auto sportive di fascia alta. Nel suo garage, in buona compagnia, ci sono anche due opere del “cavallino rampante”, ma al top. Stiamo parlando della Ferrari LaFerrari e della LaFerrari Aperta.

Due gioielli con i quali non è raro vederlo al volante. Sono strumenti di divertimento, che usa nel tempo libero. La versione coupé della coppia è stata prodotta dal 2013 al 2016. Il suo arrivo sul mercato fu dettato dal desiderio di regalare un’erede alla Enzo. Come quest’ultima è dotata di un motore V12, ma qui c’è l’aggiunta del sistema HY-Kers per il recupero e il riutilizzo dell’energia in frenata e in curva. Stiamo parlando quindi di un’auto ibrida, che ha aperto una nuova parentesi nell’universo dorato delle supercar ed hypercar della casa di Maranello.

La miscela fra gli 800 cavalli messi sul piatto dall’unità aspirata da 6.3 litri e i 163 cavalli “aggiunti alla portata” dal propulsore elettrico genera una potenza complessiva di 963 cavalli, che nel suo periodo storico hanno rappresentato un rilevante punto di riferimento. Come già scritto in una precedente occasione, le performance di questa creatura restano spaventose, anche se l’evoluzione del comparto ha spinto i limiti ancora più in alto. A lei, comunque, resta la soddisfazione di essere stata una regina del suo tempo. Il quadro prestazionale è di razza. Basti dire che il passaggio da 0 a 100 km/h viene coperto in meno di 3 secondi. Quattro secondi dopo si è già a 200 km/h, mentre per raggiungere i 300 km/h con partenza da fermo bastano 15 secondi.

Cifre spaventose, che incollano al sedile. La velocità massima si spinge oltre la soglia dei 350 km/h. Ancora più affascinante è la Ferrari LaFerrari Aperta del 2016, che declina a cielo aperto le doti della versione coupé. Questa splendida open-top, sbocciata in 210 esemplari, è presente anche lei nel garage di Lewis Hamilton, che l’ha scelta in tinta bianca. Con lei si concede delle emozioni di guida en plein air, forse più vicine a quelle dei bolidi da Gran Premio con cui corre in Formula 1. Sul piano dei contenuti tecnici siamo sulla stessa lunghezza d’onda della coupé, ma il superiore peso toglie qualche frazione di secondo alle performance, ampiamente compensata dalla superiore gamma emotiva.

La F40 di Clay Regazzoni

Nel garage del compianto Clay Regazzoni hanno trovato posto diverse auto del “cavallino rampante”. Non poteva che essere così. Lui amava le cose belle. Enzo Ferrari, parlando del celebre pilota automobilistico svizzero, ebbe a scrivere: “Viveur, danseur, calciatore, tennista e, a tempo perso, pilota: così ho definito Clay Regazzoni, il brillante, intramontabile Clay, ospite d’onore ideale per le più disparate manifestazioni alla moda, grande risorsa dei rotocalchi femminili“. Le “rosse”, nella vita di un personaggio del genere, dovevano per forza esserci. Spesso lo si vedeva in giro al volante della sua 365 GTB/4 di colore verde oppure della sua magnifica 250 GT Berlinetta SWB, che sapeva condurre in modo divino.

Del resto, stiamo parlando di un grande asso del volante, che nel 1974 sfiorò il titolo mondiale di Formula 1 con la Ferrari. L’auto sportiva di Maranello che però abbiamo deciso di inserire nella lista è un’altra, la mitica F40, per tenerci più vicini ai nostri tempi. Clay Regazzoni aveva anche questa, segno di un legame forte con la casa di Maranello, andato avanti negli anni con grande intensità. Questa sublime creatura, prodotta dal 1987 al 1992, si concede allo sguardo con linee mozzafiato, che l’hanno consegnata alla leggenda. Ancora oggi è la regina delle supercar, perché nessuna vettura di questa categoria, nata prima o dopo di lei, si è mai espressa con lo stesso carisma.

Lo stesso Enzo Ferrari ne andava fiero. Fu l’ultima opera del “cavallino rampante” nata in sua presenza e ne rappresenta una sorta di testamento spirituale. Clay Regazzoni ne aveva colto in pieno lo spirito: non era difficile, perché la Ferrari F40 parla come un libro aperto. Difficile trovare un’auto con lo stesso livello di coerenza. Qui tutto è integrato al meglio, in una miscela nel segno dell’armonia più bella. Si è vede che il modello ha preso forma sotto un’unica regia: quella dell’ingegnere Nicola Materazzi.

Costruita facendo ricorso a materiali compositi, la “rossa” celebrativa dei 40 anni di vita della casa di Maranello gode della spinta di un motore V8 biturbo da 2.9 litri, in grado di sviluppare una potenza massima di 478 cavalli. Le sue scariche di coppia sono elettrizzanti. Queste, insieme alle linee, al comportamento stradale e al quadro emotivo elargito hanno consegnato la F40 alla leggenda. Non c’è angolo del mondo in cui non sia amata. Non c’è stanza da letto degli appassionati che non abbia avuto un suo poster.

La Ferrari Enzo di Kimi Raikkonen

Anche il pilota automobilistico finlandese ha avuto qualche bella “rossa”. La regina del suo garage è stata la Ferrari Enzo, degno sigillo della sua passione e del suo rapporto con la casa di Maranello. Ricordiamo che Kimi Raikkonen è stato l’ultimo alfiere del “cavallino rampante” ad aver vinto un titolo mondiale di Formula 1, categoria conduttori, nell’ormai lontano 2007. Ovvio che uno come lui non potesse che scegliere un modello al top come la Enzo, un’auto in grado di appassionare tutti.

Penso alle emozioni regalate da questa vettura ad Iceman, non così gelido al cospetto di un mezzo sensoriale di tale calibro. Stiamo parlando di un sogno ad occhi aperti, sbocciato nelle linee produttive dal 2002 in 399 esemplari più uno. L’ultimo della serie fu donato a Papa Giovanni Paolo II, che lo mise all’asta per devolvere in beneficenza il ricavato. La cifra messa a segno nell’asta di Monterey per questo esemplare? Poco più di 6 milioni di dollari. Sempre alti, ma non allo stesso livello, i valori spuntati da altri pezzi della serie messi in vendita nel corso degli anni da alcuni collezionisti.

Questo modello un’espressione tangibile della capacità tecnologica dell’azienda che ha saputo interpretare meglio di tutte le altre i sogni degli appassionati. Vero concentrato di finezze progettuali, attinte a piene mani dai bolidi che corrono nei Gran Premi, è una vera gioia dei sensi. La Ferrari Enzo è un missile da oltre 350 km/h. Efficienza è la sua ragion d’essere e tutti gli studi sono stati orientati allo scopo. Cuore pulsante del modello è un V12 aspirato da 6 litri, che sviluppa la ragguardevole potenza di 660 cavalli a 7800 giri al minuto. Questa vettura copre il chilometro con partenza da fermo in 19.6 secondi: roba da incollare al sedile.

Telaio e carrozzeria sono in fibra di carbonio, confermando la sua tecnologia di frontiera, anche sul fronte dei materiali. Lo stile dell’aggressiva carrozzeria è stato elaborato con l’obiettivo di agevolare lo scorrimento dell’auto nell’aria, sfruttando al contempo lo scorrimento dell’aria sull’auto per generare un tale carico deportante (ben 775 kg a 300 Km/h) da incollare il “mostro” all’asfalto. Giochi di prestigio che solo ai maghi di Maranello potevano riuscire. Oggi la Enzo continua a rapire i sensi. Per lei gli anni trascorsi dal momento della presentazione non hanno lasciato rughe. Certo, le nuove supercar ed hypercar fanno meglio sul piano prestazionale, ma lei resta al top, specie sul fronte emotivo.

Ferrari 512 BB di Didier Pironi

L’ex pilota francese disputò due stagioni sportive in Formula 1 con la scuderia del “cavallino rampante”. Il suo compagno di squadra era un certo Gilles Villeneuve, autentico mito del motorsport. Con lui diede vita a un lungo e appassionante duello al Gran Premio di San Marino del 1982. Il rapporto di Pironi con la casa di Maranello andò oltre il mondo delle corse. Nel garage del driver transalpino c’era infatti un’altra “rossa”: la Ferrari 512 BB. La “berlinetta boxer” entrò nel suo cuore. Insieme a lei fu immortalato in alcuni scatti, per prestigiose riviste automobilistiche.

Come abbiamo riferito in un precedente post, lo splendore di quel modello è ancora attuale, a dispetto degli anni. Il merito è di un Pininfarina felicemente ispirato che, nel definirne le forme sensuali e sportive, seppe confezionare un prodotto capace di superare le trappole del tempo. Le due lettere presenti nella sigla di quella vettura evocano le iniziali del nome e cognome di Brigitte Bardot: un fatto assolutamente non casuale. Anzi, diciamo la verità: fu scientificamente cercato, per accostare sul piano filosofico le due bellezze. La Ferrari 512 BB, giunta sul mercato come step evolutivo della 365 GT4 BB, aveva per cuore un motore a 12 cilindri da 5 litri, con angolo di 180 gradi fra le due bancate.

Questa unità propulsiva, disposta in posizione posteriore centrale, aveva inizialmente una potenza di 360 cavalli. Poi la cifra scese a 340 cavalli, quando l’iniezione Bosch K-Jetronic prese il posto dei quattro carburatori triplo corpo Weber, per ragioni legate alle norme sulle emissioni inquinanti. A prescindere dalla versione, questa vettura regalava delle musicalità meccaniche inebrianti. Non è un caso che fra i possessori della “berlinetta boxer” vi fosse il maestro Herbert von Karajan, innamorato del sound delle opere più frazionate del “cavallino rampante”.

Fu lui a dire ad Enzo Ferrari una frase entrata nella storia: “Ascoltando il vostro 12 cilindri scaturisce un’armonia che nessun maestro saprà mai interpretare“. Abbiamo lasciato per ultime le forme sinuose della Ferrari 512 BB, perché rappresentano una delle sue più grandi eccellenze. Stiamo parlando di una vera scultura, di fascinoso impatto ottico ed emotivo. Leonardo Fioravanti svolse davvero un lavoro eccellente per Pininfarina. Al cospetto di questa supercar i sensi vengono rapiti dalle alchimie dialettiche espresse dalla carrozzeria, i cui volumi si dipanano con sublime grazie. Definirla bella è riduttivo.

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