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Formula 1: in Turchia nuovo incontro sulle power unit del futuro

C’è grande attesa sulle power unit che debutteranno in Formula 1 a partire dal 2026: l’accordo sarà discusso ancora in Turchia

Pare essersi finalmente rotto il ghiaccio sul futuro della Formula 1, visto che durante il fine settimana del Gran Premio di Turchia la Formula 1 i produttori di power unit dovrebbero formalizzare le ultime righe dell’accordo che darà vita ai nuovi propulsori. Sembra ci siano concrete possibilità di vedere fra i nuovi ingressi sia Porsche che Audi.

D’altronde già a Monza i CEO dei rispettivi competitor si erano già incontrati senza però trovare un’effettiva via comune. Ora pare invece si stia proseguendo lungo la direzione giusta e pare che la Formula 1 possa trovare la quadra già durante il Gran Premio di Turchia. Si sta infatti cercando un compromesso fra Ferrari, Mercedes, Renault e Red Bull (che erediterà lo sviluppo delle power unit Honda visto che i giapponesi abbandoneranno la nave a fine stagione): la volontà è quella di garantire l’ingresso di nuovi costruttori a partire dal 2026.

Il messaggio alla FIA, ai vertici della Formula 1, nonché ad Audi e Porsche da parte dei costruttori è stato molto chiaro: questi rinunceranno a una parte dell’esperienza già a disposizione solamente se Audi e Porsche si impegneranno a lungo termine. Ovvero secondo un intervallo perlomeno non inferiore ad almeno cinque anni. Se le volontà espresse saranno approvate, semplicemente non dovrebbero esserci problemi sull’effettivo ingresso nella serie da parte di Audi e Porsche.

La Formula 1 si prepara ad una nuova power unit

Nello specifico la power unit per il futuro della Formula 1 sarà rivista. La parte termica sarà affidata ad un propulsore sovralimentato V6. Lo sviluppo dovrebbe avvenire nell’area della testata e nel processo di combustione. Quest’area rappresenta un settore di grande interesse visto che dovrebbe essere finalmente prevista l’introduzione di combustibili sostenibili. Il prezzo unitario di una power unit intera dovrebbe risultare ben al di sotto del milione di dollari: oggi se ne spendono circa due milioni.

Come avevamo anticipato anche qui, la MGU-H dovrebbe essere definitivamente messa da parte. Novità dovrebbero ravvisarsi anche per ciò che riguarda la portata di combustibile che rende le attuali power unit particolarmente complicate nella gestione.

Se infatti il concetto di motore rimanesse lo stesso, ogni ulteriore passo verso l’utilizzo di carburanti ecosostenibili sarebbe almeno altrettanto costoso. Il presidente della FIA Jean Todt ha recentemente suggerito che la Formula 1 introdurrà la benzina E50 in una fase intermedia nel 2023, ovvero un carburante dotato di una miscela di biocarburanti al 50%. La proposta di Jean Todt è stata accolta positivamente anche da Stefano Domenicali, grande capo di Liberty Media e della Formula 1.

L’attuale generazione di propulsori non consente un adattamento senza costi e tempistiche non indifferenti. Il congelamento delle power unit dal 2022 al 2026 non aiuta ulteriormente.

Aerodinamica attiva in discussione

Poiché a partire dal 2026 ci si possono aspettare perdite di prestazione provenienti dalla combustione con carburante a zero emissioni di CO2 al 100% e motori più semplici, la parte elettrica della trasmissione verrà aggiornata. L’MGU-K dovrebbe quindi fornire 350 kW invece di 120 kW di potenza. L’equivalente di 476 cavalli di potenza, contro i 163 cavalli erogati attualmente. Questo cambiamento richiederà anche importanti modifiche alle vetture. La batteria diventerà più grande, l’MGU-K più robusto.

Muterà, per forza di cose, anche la dinamica di guida. Oggi i costruttori presenti in Formula 1 non risultano fortemente convinti dell’applicazione sull’asse anteriore di un’unità elettrica, escludendo quindi l’introduzione della trazione integrale.

Il problema di sfruttare tutta la potenza sull’asse posteriore è la grande coppia frenante che si viene ad espletare. Una condizione che di certo non potrà essere risolta esclusivamente dal sistema frenante con tecnologia Brake-by-Wire. Una mano potrebbe darla il carico aerodinamico in quest’area.

Per questo i tecnici del Circus stanno pensando alla introduzione dell’aerodinamica attiva. Le monoposto utilizzerebbero una configurazione scarica in rettilineo, mentre in frenata l’ala posteriore verrebbe calettata su angoli utili a produrre la necessaria resistenza al moto. A sentire Christian Horner, team principal di Red Bull, se quello dell’aerodinamica attiva “fosse un sistema standard, sarebbe anche poco costoso”.

L’approdo di due marchi del Gruppo Volkswagen in Formula 1 potrebbe prevedere una strategia simile a quanto ragionato nel WEC dove si attende sia il ritorno di Porsche che di Audi. Ovvero, condividendo ovviamente i costi i vantaggi risultano doppi. Gli scenari quindi sono molteplici e tutto risulta ancora in divenire.

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