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Per guidare un’auto elettrica “ci vuole una laurea”: lo dice la tv

Ieri sera, puntata di Piazzapulita (LA7) a proposito vetture a batteria: per guidare un’auto elettrica, “serve una laurea”

Qualche giorno fa, puntata di Piazzapulita (LA7) a proposito di auto elettriche: Roma-Reggio Calabria in 52 ore. Quando per quei 710 km basta e avanza una decina di ore. Ieri sera, seconda puntata. Si rincara la dose: per guidare un’auto elettrica, serve una laurea.

Senza laurea, si dice nel programma tv, “la casalinga di Monte Porzio Catone“ non può che metterci 52 ore per percorrere 710 km, anche perché “mancano le stazioni di servizio in autostrada”.

Guidare un’auto elettrica: si ne discute

Ma è vero quanto si dice a Piazzapulita? No. Anzitutto, quando la giornalista di La7 ha guidato da Roma a Reggio Calabria, lo ha fatto parecchio su percorsi diversi dall’autostrada: strade provinciali e regionali, specie in Campania. Con rallentamenti ovvi dovuti a vari motivi, fra cui la mancanza di colonnine di ricarica. In autostrada, avrebbe trovato 3 colonnine per fare il pieno elettrico.

Secondo: in generale, non pare corretto dire che per guidare un’elettrica serva una laurea. Dipende da mille fattori, chiaramente. In particolare, dal grado di informazione di chi usa la vettura elettrica, poi dal percorso, nonché dalla macchina stessa. Chi è del tutto a digiuno di elettrico, e va da Roma a Reggio Calabria partendo con una batteria “carica” (si fa per dire) a metà, senza programmare un minimo lo spostamento, incorre di certo in problemi. Chi invece ha un’elementare conoscenza del mezzo, delle app e della ricarica, impiega 10 ore.

Elementare, abbiamo scritto, non da laurea. Non occorre essere un genio per guidare un’elettrica. Né essere precisi scientificamente come orologi nucleari. Basta un grado basso di preparazione basica.

Vetture a batteria: il demonio?

D’altronde, se dai in mano un’auto a benzina o diesel a chi nulla sa si vetture, qualche pasticcio lo combina di certo: per esempio, al self service, può fare il pieno di gasolio sulla macchina che necessita di verde; o viceversa.

L’auto elettrica non è il demonio sulla Terra, non è il male assoluto, non è l’inferno da incubo che ci rovina o ci danneggia l’esistenza. Basta conoscerla un pochino per apprezzarla. Dopodiché, magari ci si innamora più dell’elettrico che del termico: il silenzio, il risparmio, le prestazioni e altro. Ci vogliono colonnine elettriche, pure a ricarica veloce, in tutto lo Stivale: è noto.

Lentamente, gradualmente, in passato l’essere umano, non l’ippopotamo, ha imparato usare il ferro da stiro, l’aspirapolvere, la lavatrice, lo smartphone. 

Massima e totale libertà di espressione e di informazione, inutile ricordarlo: ogni programma tv dica quel che reputa opportuno sulle auto elettriche e su tutto il resto. Ma ci si dimentica del peso specifico che la tv ha in Italia, specie in certe zone del Paese: mezza parola pronunciata davanti alle telecamere equivale a tonnellate di carta e a innumerevoli siti Internet, almeno da noi, nel 2021. Cautela con la demonizzazione dell’auto elettrica.

Piccola chiosa. Prima era la giornalista, una donna, che non sapeva guidare l’auto elettrica. Poi è la casalinga, che non sa guidare l’auto elettrica. Domanda: ma perché sempre una signora? Cosa si sottintende?

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