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Stellantis, la misura è colma, anche a Pomigliano sciopero?

Dopo Atessa e la Sevel, anche a Pomigliano i sindacati minacciano scioperi.

Stellantis Pomigliano

Alla Sevel di Atessa, stabilimento Stellantis dedito alla produzione di furgoni, da giorni c’è aria di mobilitazione.

I sindacati in rappresentanza dei lavoratori della Società Europea Veicoli Leggeri, in assenza di risposte alle loro istanze, avvieranno lo sciopero.

Motivo? La mancata riapertura dello stabilimento dopo la pausa estiva e la mancata stabilizzazione dei tanti lavoratori in somministrazione utilizzati da sempre.

A Melfi poi, stesso discorso, perché non si riapre come previsto ma tutto slitta al 13 settembre.

Il motivo è l’ormai cronica carenza di semiconduttori. E notizia delle ultime giornate, che pure a Pomigliano mancano i componenti per la Panda e si ferma la produzione. E pure lì o sindacati aprono allo sciopero.

Perché Stellantis al momento non ha rispettato le attese

Alzia la mano chi si aspettava una situazione così buia quando a gennaio scorso fu completata la famosa fusione.

Parliamo della fusione tra i francesi di PSA e gli italiani di FCA. Peugeot-Citroen (con dentro la Opel) si unirono a Fiat Chrysler Automobiles e nacque Stellantis. Nacque un autentico colosso dell’Automotive, in gruppo composto da ben 14 brand del settore, molti di questi importanti a livello mondiale.

Tutto faceva pensare ad un miglioramento della situazione produttiva e lavorativa in quello che era il terzo produttore di auto al Mondo.

Ma la crisi di mercato iniziata nel 2019, la successiva pandemia, il passaggio all’elettrificazione e adesso, la carenza dei componenti di provenienza asiatica, hanno causato situazioni di crisi un po’ ovunque, soprattutto in Italia.

Cassa integrazione, tutele, reddito e precari, in Stellantis c’è aria di mobilitazione

Ciò che più fa discutere è la situazione dei lavoratori degli stabilimenti Stellantis.

Riducendo tutto allo spaccato italiano, nelle fabbriche di gruppo tutto sembra identico se non peggiore rispetto ai tempi di Fiat Chrysler Automobiles, cioè prima della fusione italo francese.

Ci sono stabilimenti dove da tempo si utilizzano lavoratori somministrati, i cosiddetti interinali. E si utilizzano in misura costante quasi fossero regolari. Ma si tratta di precari. E per esempio alla Sevel di Atessa i sindacati spingono per la loro regolarizzazione.

E poi c’è il costante utilizzo della cassa integrazione. Un utilizzo costante che ha superato anche i livelli di FCA.

Per carità, ha cassa integrazione è una tutela valida, una forma di sostegno per i lavoratori nelle fasi di crisi aziendali.

Ma si tratta pur sempre di uno strumento che riduce drasticamente la capacità reddituale dei lavoratori, con risvolti futuri anche dal punto di vista previdenziale.

Dopo Atessa e Melfi, anche Pomigliano, per Stellantis non c’è pace

Si ferma la Stellantis di Pomigliano, così titolano molti organi di stampa e siti web.

Mancano i componenti per la Panda e nello stabilimento Stellantis di Pomigliano i sindacati perdono la pazienza.

I sindacati chiedono un incontro con i vertici di Stellantis per discutere del cronoprogramma. Un incontro urgente quello richiesto da Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Aqcfr.

Occorre chiarire i programmi che porteranno per esempio all’avvio della produzione del nuovo modello Alfa Romeo Tonale.

E i sindacati fanno sapere che in assenza di riscontro e se non verranno esaudite le richieste atte a “ripristinare le corrette relazioni sindacali”, si passerà alle azioni, cioè si proclamerà “una iniziativa di sciopero da definire nei prossimi giorni”.

A Pomigliano D’Arco quindi, stessa identica situazione che ad Atessa.

Cosa è successo a Pomigliano nello stabilimento Stellantis

Quella che può essere considerata la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la decisione di Stellantis di sospendere la produzione della Panda nello stabilimento di Pomigliano d’Arco.

Dopo poche ore dalla riapertura, la decisione riguardo alla stop ha spiazzato tutti quanti.

A Pomigliano da luglio la produzione è rimasta praticamente ferma al palo. Il motivo sempre lo stesso, la carenza dei semiconduttori.

Il parere dei sindacati e le loro richieste

Come si legge sul “Quotidiano del Sud”, i sindacati adesso dicono basta.

“Il problema dei semiconduttori sta mettendo in ginocchio il sistema produttivo dell’Automotive Europeo ed Internazionale. Non riusciamo a comprendere perché le case automobilistiche non riescono a dotarsi di nuovi fornitori o addirittura a produrre in Europa i semiconduttori che mancano”, questo il dubbio che balena in testa a  Aniello Guarino, coordinatore del settore automotive per la Fim di Napoli.

Anche sui rapporti con i vertici aziendali, le RSA di Pomigliano D’Arco sono delusi.

“È irrispettoso che i lavoratori sono stati avvertiti del senza lavoro di oggi durante il tragitto per entrare in fabbrica o all’esterno della stessa attraverso un SMS. Con questo modo di operare dell’azienda non si va da nessuna parte, come sindacato condanniamo metodo e forma”, così i sindacati hanno contestato i metodi comunicativi dell’azienda.

La richiesta di incontro è partita, i sindacati chiedo riscontro all’azienda e pure al governo

“Ricordiamo all’azienda che solo attraverso il coinvolgimento delle maestranze e del sindacato firmatario si raggiungono risultati eccellenti” così di fatto le sigle sindacali più rappresentative hanno chiesto a Stellantis un immediato riscontro ed hanno richiesto in urgente summit.

Come dicevamo in premessa, c’è da “discutere del cronoprogramma per la produzione del Tonale e per arrivare ad una discussione che porti ad una forte riduzione dell’utilizzo della cassa integrazione che da diversi mesi pesa fortemente in maniera negativa sulle buste paga dei lavoratori”.

In attesa che i sindacati ottengano risposte alle loro istanze, ecco quindi che pure a Pomigliano iniziano le prime azioni. Sciopero e mobilitazione che potrebbero essere le stesse che i sindacati per esempio hanno minacciato per lo stabilimento Sevel.

E nel frattempo a livello nazionale sempre i sindacati metalmeccanici hanno deciso di chiedere l’intervento dello Stato. Con una lettera indirizzata al Ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti e a quello del Lavoro, Andrea Orlando, i sindacati chiedono al governo di monitorare la situazione ed eventualmente di intervenire.

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