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Le 3 Ferrari dei capi di stato sono rosse speciali

Fra i clienti Ferrari non sono mancati i leader politici, eccone alcuni con almeno una “rossa” in garage.

Ferrari F40

Le Ferrari vanno oltre la dimensione delle semplici automobili. Sono delle sculture dinamiche, delle opere d’arte a quattro ruote. Un manifesto della bellezza e dell’ingegneria italiana, per far sognare a tutte le latitudini. Il loro fascino le fa entrare nel cuore di tutti, a prescindere dalla differenze etniche, culturali, economiche, linguistiche. Ciò accade quando si toccano le migliori corde emotive.

Lunghissimo l’elenco dei Vip che hanno avuto una “rossa” in garage. La lista comprende anche diversi capi di stato. Ne abbiamo scelti tre, per rappresentare la categoria. Qualcuno di loro ha posseduto più di una vettura del “cavallino rampante“, ma qui abbiamo voluto accostare il loro nome a un solo modello. Se lo gradite, seguiteci nel nostro viaggio alla loro scoperta.  

La Ferrari F430 F1 di Donald Trump

L’ex presidente degli Stati Uniti d’America si è divertito per qualche tempo con questa supercar, anche se non ha percorso tantissime miglia al posto guida. Il suo esemplare era in tinta rossa, con interni in color cuoio chiaro. La vettura, nata nel 2004 per rimpiazzare la 360 Modena, ha poi lasciato il posto alle varie 458, 488, F8 Tributo. Aggressiva ed elegante, la Ferrari F430 F1 è ancora oggi attuale. Molti rimpiangono il suo stile, ritenendolo superiore a quello delle corrispondenti vetture del listino attuale, specie con riferimento alla nuovissima 296 GTB.

Certo, ai nostri giorni le esigenze aerodinamiche e meccaniche sono diverse, ma anche quella “rossa” era molto attenta ai flussi d’aria e ai bisogni funzionali. Forse è cambiato il senso del gusto, con ripercussioni diverse sul giudizio della gente. La Ferrari F430 F1 aveva il particolare pregio di mettere tutti d’accordo. Molti ne parlano con nostalgia. Cuore pulsante di quella supercar era un motore V8 da 4.3 litri, capace di erogare una potenza massima di 490 cavalli a 8.500 giri, con una coppia di 465 Nm a 5.250 giri, su un peso di appena 1450 chilogrammi. All’epoca era un’unità propulsiva di riferimento nel suo segmento di mercato. Lecito parlare di un gioiello della tecnica motoristica, che regalava all’auto prestazioni di grande lignaggio.

Eccovi alcune cifre: oltre 315 km/h di velocità massima, accelerazione da 0 a 100 in meno di 4 secondi, da 0 a 400 metri in 11.95 secondi, da 0 a 1000 metri in 21.60 secondi. Ma ciò che più impressiona è l’handling, davvero notevole anche con il metro di oggi. A smorzare le danze della Ferrari F430 provvede un impianto frenante con dischi carboceramici, per il massimo rendimento in condizioni di uso estremo.

Anche se qualche unità ha preso forma con il cambio a leva, quasi tutti gli esemplari si giovano della maggiore efficienza di un elettroattuato, che consente il passaggio di marcia in meno di 150 millisecondi. La vettura appartenuta Donald Trump fa uso di questa soluzione, che migliora la rapidità di esecuzione. Penso che l’ex presidente degli Stati Uniti d’America abbia apprezzato il pacchetto, concedendosi con questa “rossa” un universo di emozioni di primo livello.

Ferrari F40 del Sultano del Brunei

Enzo Ferrari diceva: “Dite a un bambino di disegnare un’auto. La farà rossa”. Dopo la nascita della Ferrari F40, si potrebbe dire: “La disegnerà rossa, con le prese d’aria Naca e con l’alettone”. Ma questa regina delle supercar non è un sogno solo per i più piccoli. Anzi, è il “giocattolo” più desiderato dagli adulti. Tutti gli appassionati ne vorrebbero una in garage, perché è un modello che sublima l’eccellenza dello spirito del “cavallino rampante”. Il Sultano del Brunei ne ha raccolte una decina nel suo garage: beato lui!

Impossibile non farsi travolgere dal felice bombardamento emotivo che regala questa sportiva. Nessun altro veicolo, almeno nell’era moderna, è riuscito ad entrare con la stessa intensità nel cuore della gente. Basta guardarne le forme per rendersi conto della ragione di tanto amore nei suoi confronti. Il design della Ferrari F40 è sublime. Svela inoltre, sin dal primo colpo d’occhio, i contenuti tecnici e sensoriali del modello, anche prima di snocciolare le cifre e gli aspetti tecnici e costruttivi. Nessun’altra supercar è riuscita, prima o dopo di lei, a coinvolgere allo stesso modo.

Il frontale, basso e affilato, con lo sfondo dell’alettone a tutta la larghezza, regala una prospettiva d’osservazione di straordinario splendore. Anche le viste di 3/4, laterali e posteriori sono di un fascino inebriante. Nulla è fuori posto. Sulla Ferrari F40 la più alta aggressività si coniuga a un look da prototipo da 24 Ore di Le Mans, in un quadro di eleganza impossibile da immaginare per un modello del genere. Miracoli che solo a Pininfarina potevano riuscire. Le “rosse” moderne avrebbero tanto da imparare da quel modello.

Fantastica anche l’armonia fra gli elementi ingegneristici e funzionali, frutto di un’unica mente pensante, che ha messo insieme ogni dettaglio come una nota di una composizione sublime, senza nessuna stonatura. Questo genio creativo ha un nome: Nicola Materazzi. A lui va la gratitudine dei clienti e degli appassionati, per aver firmato un simile capolavoro, destinato all’eternità. Un’auto iconica, unica, irresistibile.

Impagabili le dorate alchimie della supercar di Maranello, nata come erede della GTO e poi sostituita dalle varie F50, Enzo, LaFerrari. Auto di straordinario splendore, ma che non sono riuscite ad entrare nel cuore come lei. Del resto è lei la regina: suo il trono. La Ferrari F40 fu svelata nel 1987, per celebrare il quarantesimo anniversario della casa del “cavallino rampante”. Fu l’ultima “rossa” a sbocciare in presenza di Enzo Ferrari. Il tempo ne ha fatto una sorta di suo testamento spirituale.

Per lei si fece ampio uso di materiali compositi, al fine di inseguire il tema della robustezza e della leggerezza, con risultati esemplari. Il peso a secco era di 1100 chilogrammi. Facile intuire l’entità della spinta regalata a un corpo così leggero dal motore V8 biturbo da 2.9 litri, in grado di erogare la bellezza di 478 cavalli a 7000 giri al minuto, con una coppia massima di 58,8 kgm a 4000 giri al minuto. Oggi sono cifre che non fanno impressione, ma in quegli anni erano il riferimento. Il Sultano del Brunei ha amato la Ferrari F40.

La Ferrari 500 Superfast dello Scià di Persia

A spingere il modello, prodotto in soli 37 esemplari, ci pensa un classico 12 cilindri a V di 60 gradi. Questo propulsore di 4963 centimetri cubi, grazie ai 400 cavalli di potenza a 6500 giri al minuto, è in grado di condurre la lussuosa creatura di Maranello verso i più alti vertici prestazionali. La vettura, nella sua opulenza sportiva, è stata una perla nella collezione di “cavallini rampanti” dello Scià di Persia, al secolo Mohammad Reza Pahlavi.

Imponenti le sue dimensioni: 4820 millimetri di lunghezza, 1730 millimetri di larghezza, specie perché abbinate a un’altezza di soli 1280 millimetri. Lo stile elegante e raffinato del modello porta la firma di Aldo Brovarone per Pininfarina. Sin dal primo momento piacque alla gente altolocata. Diversi gli owner dal sangue blu, che si innamorarono di questa creatura, già dalla presentazione al Salone dell’Auto di Ginevra del 1964. Molto selezionata la sua clientela, che annoverava diversi vip e teste coronate.

Il numero presente nella sigla della vettura fa riferimento alla cilindrata globale, prossima a i 5 litri. Un criterio identificativo diverso da quello più tradizionale della casa di Maranello che, nei suoi codici numerici, faceva riferimento alla cilindrata unitaria. Ma questa era una “rossa” particolare, nel quadro di una storia diversa. Destinata a un pubblico elitario, la Ferrari 500 Superfast si concedeva allo sguardo con un look intrigante, che rendeva immediatamente conto del suo lusso estremo. La classe era il filo conduttore dei suoi volumi esterni ed anche il trattamento dell’abitacolo portava la mente a una finezza di taglio aristocratico. Tutto questo in una tela di grande qualità emotiva, perché una “rossa” deve, prima di tutto, toccare le corde sensoriali, per entrare nel cuore dalla porta principale.

Anche gli aspetti dinamici sono in linea con la nobile tradizione delle granturismo di Maranello. Dietro l’abito da sera, infatti, si nasconde una sportiva in grado di raggiungere i 280 km/h di velocità massima: roba da Gran Premio di Monza di F1. Come riferisce il sito ufficiale della casa del “cavallino rampante”, la Ferrari 500 Superfast era un modello dedicato alla clientela che oltre alle prestazioni desiderava possedere una vettura di lusso. Derivata dalla 400 Superamerica, questa vettura offriva un motore particolare che compendiava gli studi sia di Colombo sia di Lampredi. Della prima serie furono costruiti 25 esemplari, poi fu il turno della seconda serie, con cambio a cinque rapporti, che sbocciò in 12 esemplari.

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