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Indotto Stellantis, ad Atessa rischiano in 50

Non poteva essere diversamente visto il nuovo piano aziendale e lo sblocco ai licenziamenti del governo.

stellantis

Nessuno perderà il posto di lavoro, questo il mantra che prima i vertici di Stellantis e poi i sindacati hanno utilizzato per tranquillizzare gli operai dei poli produttivi dell’azienda in Italia.

Il nuovo piano aziendale votato all’elettrico sembra essere definito. Il problema però è che se da un lato le fabbriche di Stellantis, anche se solo dal 2024 in poi, sembrano essere al sicuro (l’ipotetico è necessario visto che oggi siamo ancora nel 2021), non è così per l’indotto Stellantis.

Uno spaccato molto importante delle attività degli stabilimenti Stellantis è quello dell’indotto. Piccole e medie imprese che lavorano sulle commesse della casa madre. Ed è in questa area che davvero molti lavoratori sono a rischio licenziamento. Per esempio ad Atessa già si parla di numerosi lavoratori in esubero.

Indotto Stellantis e esuberi, la situazione attuale non verte al meglio

Prima di approfondire il campo della situazione dell’indotto occorre fare una analisi dettagliata della attuale situazione negli stabilimenti ex FCA in Italia.

Le problematiche attuali, che possiamo definire generiche sono:

  • Riscorso costante alla cassa integrazione;
  • Piano aziendale che porta al taglio di alcune linee produttive;
  • Produzione di veicoli che stanno arrivando alla fine del loro ciclo;
  • Passaggio all’elettrificazione più lento rispetto ai competitor;
  • Progetto aziendale lontano nel tempo;
  • Internalizzazione di diverse attività oggi commissionate all’esterno;
  • Piani di incentivi all’esodo già avviati e non solo per i vicini alle pensioni.

Sono queste le problematiche che i lavoratori di Stellantis, all’interno degli stabilimenti, costantemente subiscono in questa fase.

Le ripetute riunioni e gli accordi sottoscritti tra azienda e sindacati hanno portato ai seguenti risultati:

  • A Melfi in Basilicata dal 2024 si produrranno 4 nuovi veicoli elettrici di 4 marchi del gruppo;
  • A Termoli in Molise, verrà costruita una grande fabbrica di batterie per veicoli elettrici dal 2025;
  • A Melfi in Basilicata da due linee produttive si passerà ad una sola;
  • Da Mirafiori a Melfi e in tutti gli altri stabilimenti Stellantis, sottoscritti piani di incentivazione all’esodo.

In definitiva, Stellantis non prevede tagli di personale in quanto tali, ma tramite i contratti di espansione e gli incentivi ai licenziamenti, mira a ridurre la dotazione organica. Infatti ai soggetti incentivati a lasciare il lavoro non si prevedono altrettante assunzioni.

E a questo occorre aggiungere il fatto che dopo il blocco dei licenziamenti causa Covid, adesso il governo ha sbloccato tutto. In pratica si può tornare a licenziare. Ed il settore Automotive, notoriamente in crisi non fa eccezione.

Indotto Stellantis, un problema piuttosto grave

Nello specifico per Stellantis, se all’interno delle fabbriche dirette dell’azienda, il metodo usato sono le incentivazioni all’esodo, per l’indotto è diverso.

Qui si parla di licenziamenti veri e propri, spinti anche dal fatto che come dicevamo, nel piano aziendale c’è l’internalizzazione di alcune attività.

Per esempio a Melfi nella linea oggi destinata alla produzione della Jeep Compass, dovrebbe essere portato l’assemblaggio. Una attività di cui oggi si occupa l’indotto. La Jeep COmpass verrà prodotta sulla linea dove oggi si producono Jeep Renegade e Fiat 500X. E al posto della Compass nella linea chiusa alla produzione di auto passerà una attività a scapito dell’indotto. E molte delle piccole aziende che lavorano nell’indotto, tirano avanti grazie alle commesse Stellantis.

Senza gli ordini della casa madre, i datori di lavoro non potranno che licenziare e adesso con lo sblocco dei licenziamenti si passa dalle parole ai fatti.

La questione indotto Stellantis, cosa succede per la San Marco di Atessa

Che sia una situazione seria lo dimostra il fato che i sindacati già si sono mossi chiedendo audizione niente meno che al Premier Draghi. La San Marco di Atessa, fornitore di Stellantis, sarebbe in procinto di sfoltire il suo personale tagliano 50 lavoratori sui 163 oggi in organico.

Nello specifico di Atessa, l’azienda che fa parte del gruppo Scattolini, nonostante3 possa ancora fare ricorso alla cassa integrazione, ha deciso di passare ai licenziamenti. Una presa di posizione scaturita immediatamente dopo lo sblocco che il governo ha deciso di avviare.

Dopo i noti casi di GKN e di Timken, adesso la San Marco Industriale di Atessa, in Abruzzo. Parliamo di una azienda che produce cassoni e accessori per veicoli commerciali come il Ducato della Sevel e quindi del gruppo Stellantis, il Doblò e i furgoni Citroen e Peugeot.

A dire il  vero sulla fabbrica in provincia di Chieti sono anni che si fa un gran parlare di problematiche legate alle attività produttive e ai lavoratori.

La San Marco infatti veniva già da una dichiarazione di fallimento (2012). Dopo la gestione fallimentare di Blutec, si è passati alla gestione Scattolini. I lavoratori furono tutti salvaguardati e confermati, ma a condizione di una apertura alla Cassa integrazione straordinaria di due anni per riorganizzazione.

Le richieste dei sindacati

Già lo scorso anno, prima della pandemia si parlava di 90 esuberi, congelati per via del blocco dei licenziamenti. Adesso però, con il blocco che non c’è più, si passa alle minacce di licenziarne una cinquantina. Alla base di questo, il fatto che molta produzione di Atessa è stata delocalizzata verso altri stabilimenti del gruppo.

Adesso i sindacati chiedono che venga bloccata la procedura e che la San Marco passi a sfruttare ancora gli ammortizzatori sociali. Inoltre si chiederà al governo di mettere il naso in questa situazione di Atessa che presto potrebbe essere la medesima di altre piccole imprese dell’indotto Stellantis. E la richiesta è anche verso il gruppo Stellantis a cui si chiede un passo indietro verso le continue ipotesi di internalizzazione di molte delle attività dell’indotto.

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