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Stellantis Cassino: si sciopera, due ore al giorno fino al 31 luglio

Anche a Cassino gli operai si mobilitano per dire no ai licenziamenti.

Stabilimento Stellantis di Melfi

Da ieri è iniziata una mobilitazione nelle fabbriche metalmeccaniche ed anche Cassino ha aderito per quanto riguarda lo stabilimento Stellantis di Cassino. Due ore al giorno di sciopero al giorno, a partire da ieri 19 luglio e fino al 31 luglio. Questa l’iniziativa che a livello unitario hanno avviato le tre grandi sigle di rappresentanti dei lavoratori del settore metalmeccanico, Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm.

Si sciopera anche all’indotto di Cassino

Come dicevamo, la mobilitazione, sotto forma di fermo delle attività sarà quotidiano e nell’ordine delle due ore al giorno. Due ore di sciopero in tutte le aziende metalmeccaniche come previsto dalla iniziativa unitaria di Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm. Ed anche nello Stabilimento Stellantis di Cassino, nel polo produttivo ex FCA si sciopera.

La mobilitazione si è resa necessaria per anticipare lo scenario peggiore che potrebbe predisporsi al termine della nuova e lunga tornata degli ammortizzatori sociali, dal momento che è venuto meno pure il salvagente del divieto di licenziamento che il governo ha imposto per via dell’emergenza epidemiologica.

Il fatto che le vendite di Alfa Romeo sono in netto calo, essendo la casa del Biscione piuttosto indietro in fatto di elettrificazione, produce meno commesse ai fornitori e quindi meno lavoro per l’indotto. Ed al termine del periodo di copertura da cassa integrazione, l’ipotesi di licenziamenti massivi mette paura a Cassino come in altre parti d’Italia.

Le motivazioni della mobilitazione anche per lo Stabilimento Stellantis di Cassino

Il rischio è concreto, anche se si tende a minimizzare ed i sindacati iniziano a muoversi. Per questo i sindacati della Triplice, Cgil, Cisl e Uil, hanno iniziato a muoversi a partire dallo sciopero di due ore in tutte le fabbriche metalmeccaniche italiane.

“Dopo lo sblocco dei licenziamenti voluto dal governo Draghi e dalla Confindustria nei giorni scorsi alcune aziende e multinazionali (Gkn, Whirlpool, Gianetti Ruote e altre ancora) hanno avviato le procedure per il licenziamento di centinaia e centinaia di lavoratori. Si tratta di decisioni inaccettabili, che colpiscono l’insieme del mondo del lavoro, che vanno contrastate con fermezza da tutti i metalmeccanici per difendere l’occupazione, il reddito dei lavoratori, impedire la riduzione della capacità industriale del paese, evitare che altre aziende seguano questi negativi esempi e rivendicare allo stesso tempo investimenti e politiche industriali in tutto il territorio nazionale”, questa la nota con cui i sindacati argomentano la mobilitazione. Il riferimento a quello che sta succedendo in altre fabbriche e per altre aziende è evidente, e la paura che anche in Stellantis si arrivi a decisioni unilaterali di taglio del personale, soprattutto nell’indotto, mette agitazione.

C’è da fare i conti anche con il Pnrr

La mobilitazione serve anche per spronare il governo ad utilizzare parte dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per pilotare la transizione ecologica nel settore dell’Automotive. Ed i sindacati alzano la voce affinché ci si ricordi anche del settore metalmeccanico ed auto quando ci sarà da destinare risorse.

“Per fare questo, per accompagnare questo processo, occorre riformare gli ammortizzatori sociali, renderli universali, ma anche vincolare le ingenti risorse pubbliche destinate alle imprese a precisi vincoli sociali a partire dalla difesa dell’occupazione, al superamento della precarietà lavorativa, alla salute e alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Per tutte queste ragioni occorre mobilitarsi e chiedere al Governo di intervenire presso la Confindustria per bloccare i licenziamenti, rispettare l’avviso comune sull’utilizzo degli ammortizzatori sociali sottoscritto con Cgil Cisl e Uil, dare soluzioni alle crisi aperte, aprire con il sindacato tavoli di confronto nei principali settori industriali a partire dall’Automotive, dalla siderurgia, dall’elettrodomestico”, così i sindacati nella loro nota che di fatto avvia la mobilitazione che verte su un punto cardine, cioè il “NO ai licenziamenti”.

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