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Stellantis Termoli: 100 dipendenti a casa, incentivi all’uscita

Prima le buone notizie sulla Gigafactory, e adesso gli incentivi per i licenziamenti, a Termoli in Stellantis succede di tutto

Chiamateli incentivi all’esodo, oppure incentivi ai licenziamenti volontari, fatto sta che si tratta di una operazione che le aziende in genere adottano per sfoltire l’organico dipendenti o per ringiovanirlo. Molto dipende da ciò che l’azienda programma, ovvero se gli incentivi al licenziamento volontario sono fini a loro stessi, o se in parallelo esistono piani di nuove assunzioni.

Questa cosa sta accadendo con Stellantis in molti stabilimenti italiani dove con accordo tra azienda e sindacati, si prevedono incentivi per mandare a casa, “volontariamente” i lavoratori. Questa operazione è già in cantiere a Melfi, dove i sindacati da una ventina di giorni hanno siglato un accordo con l’azienda. E lo stesso accadrà a Termoli, dove il 12 luglio scorso, è successa la stessa cosa, cioè c’è stata la medesima intesa tra rappresentanti dei lavoratori e vertici aziendali.

Si, avete capito bene, proprio Termoli, cioè lo stabilimento Stellantis in Molise, dove da giorni è arrivata la buona notizia della Gigafactory, perché è proprio lo stabilimento ex FCA di Termoli la sede deputata per ospitare la terza fabbrica di batterie per veicoli elettrici di Stellantis in Europa, dopo quelle di Calais in Francia e di Kaiserslautern in Germania. E la Gigafactory di Termoli sarà la prima mega fabbrica di batterie per auto elettriche in Italia.

Ma evidentemente i conti non tornano, quanto meno a livello di stabilità occupazionale visto che sarebbero da “cacciare”, tramite incentivi all’esodo, almeno 100 dipendenti. Abbiamo volutamente usato l’ipotetico perché già circolano voci che sostengono come il numero dei dipendenti che finiranno con l’essere allontanati dall’azienda tramite incentivi, potrebbe essere di molto superiore.

Termoli, tra Gigafactory e licenziamenti

Mentre Stellantis a sorpresa sceglieva Termoli e non Mirafiori o Melfi come sede della nuova Gigafactory, nello stabilimento molisano ex FCA si continua a lavorare a singhiozzo, con ricorso costante alle fermate individuali e collettive dei lavoratori e con costante richiamo alla cassa integrazione.

La Gigafactory di cui tanto si parla nascerà nel 2025, e la vocazione all’elettrico che anche Stellantis sta intraprendendo, lascia presupporre che per diversi anni ci sarà un sempre più costante calo di produzione dei motori per le auto di oggi, quelle a combustione. E dove si producono questi motori? A Termoli naturalmente, ed è proprio questo scenario che ha spinto l’azienda a prevedere in quello stabilimento la nuova fabbrica di batterie per veicoli elettrici, dal momento che inevitabilmente ci sarà una riconversione dell’attuale produzione.

Riconversione all’elettrico dunque, ma appare evidente che la Gigafactory da sola non soddisferà la necessità di garantire i livelli occupazionali di uno stabilimento che conta 2.400 persone impiegate.

In altri termini, la nuova fabbrica di batterie per veicoli ad alimentazione elettrica e la riconversione delle attività produttive nello stabilimento di Termoli, non garantirà i livelli occupazionali che ci sono finora.

Sindacati e azienda, c’è l’intesa sull’esodo, come funziona?

Proprio per quanto detto prima, sindacati e azienda hanno raggiunto un accordo su incentivare la messa a riposo dei lavoratori, cioè per tagliare al momento 100 posti di lavoro. Taglio abbiamo detto perché naturalmente non vengono previsti nuovi piani di assunzione. Fa specie che la stessa situazione che si sta delineando a Termoli è quella di Melfi, dove dal 2024 nello stabilimento sito in Località San Nicola in Basilicata, si costruiranno 4 nuovi veicoli elettrici. Anche lì sindacati e azienda si sono accordati per mettere a riposo lavoratori ed anche lì senza alcun piano di nuove assunzioni. In pratica, il progetto non è un rinverdire l’organico dei lavoratori dipendenti dello stabilimento, ma solo sfoltirlo.

Su Termoli poi, si parla già ed a ragione, visti i calcoli, che i tagli che oggi sembra partano da un centinaio di lavoratori, possano facilmente arrivare a diverse centinaia se non ai 1.000 lavoratori dipendenti.

Ricapitolando, sindacati e direzione aziendale hanno siglato un accordo per incentivare 100 dipendenti a lasciare il posto di lavoro e il termine previsto è entro un anno dall’intesa raggiunta.

Ai cento prescelti verranno offerti incentivi economici al licenziamento. Un autentico piano delle uscite dal lavoro per 100 dipendenti, uscite volontarie dietro spinta da parte dell’azienda tramite benefit economici. Ieri 12 luglio le organizzazioni territoriali e le Rsa dei sindacati Fim, Fismic, Uglm, Aqcfr e Fiom hanno siglato l’intesa con l’azienda e i suoi vertici locali.

Al momento il piano di uscite che riguarda lo stabilimento di Rivolta del Re prevede massimo 100 uscite, ma come detto, tutto sembra solo l’inizio.

Nello specifico il piano di uscite incentivate dalla fabbrica riguarda lavoratori prossimi alla pensione, cioè i più anziani di età o di carriera.

 “A partire dal 13 luglio 2021 e fino al 31 luglio 2022 l’accordo prevedrà un incentivo per i lavoratori che maturano i requisiti pensionistici entro i 48 mesi. Inoltre sarà aperta una opportunità di uscita anche per i lavoratori che non maturano i requisiti pensionistici. A questi verrà riconosciuto un incentivo economico”, questo ciò che c’è nell’accordo siglato e ciò che hanno detto i sindacati a margine dell’incontro presentando il piano ai lavoratori.

L’incentivo economico, come sempre accade in aziende che predispongono piani di questo genere, varia in base alla distanza dalla pensione dei lavoratori interessati. Infatti come detto prima, si parla si di lavoratori che si trovano a 4 anni dalla pensione, ma ciò non toglie il fatto che l’azienda offre soldi anche a chi volontariamente vuole lasciare il lavoro, pur se si trova a distanza maggiore dalla pensione.

In pratica Stellantis verserà ai dipendenti che manifesteranno l’intenzione di lasciare il loro posto di lavoro un benefit economico variabile in funzione di quanto ancora questi soggetti hanno da versare come contribuzione previdenziale fino alla pensione, al netto naturalmente di quanto possono recuperare, sempre i lavoratori in esodo, di indennità di disoccupazione (Naspi).

Stando a ciò che si apprende, per chi volontariamente si offrirà di fare parte di questo piano di esodo incentivato, anche se a distanza dalla data di pensionamento, la cifra relativa all’incentivo offerto da Stellantis non dovrebbe scendere al di sotto dei 55.000 euro lordi. Nelle prossime giornate sono già stati messi in calendario nuovi incontri e nuove assemblee per spiegare meglio cosa è stato deciso nel vertice tra sindacati e azienda e cosa si prevede per il futuro, compreso il programma a seguito della Gigafactory.

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