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Fiat Turbina: la concept car sportiva con motore a reazione

La carrozziera era parecchio efficiente dal punto aerodinamico con un coefficiente di soli 0,14

Fiat Turbina storia

Nei primi anni ’50, mentre altre case automobilistiche iniziarono a sperimentare la sovralimentazione, Fiat fece un ulteriore passo in avanti sviluppando una berlinetta a due porte con il nome di Fiat Turbina dotata di un motore con turbina a gas montato al centro. Anche se la tecnologia non era nuova, le turbine a combustione iniziarono ad essere più avanzate e diffuse dopo la Seconda Guerra Mondiale, soprattutto grazie all’industria aeronautica.

Questa tecnologia ha affascinato moltissime persone, incluso l’allora direttore tecnico della Fiat Dante Giacosa che pensava potesse cambiare radicalmente anche l’industria automobilistica. Assieme a Vittorio Bellicardi, che era responsabile dei calcoli tecnici, e un team di ingegneri di talento, iniziarono un ampio studio sulla fattibilità di un tale veicolo nel 1948.

Fiat Turbina storia
Fiat Turbina con motore a reazione montato in posizione centrale/posteriore

Fiat Turbina: un progetto ambizioso per la casa automobilistica torinese

All’epoca, una delle divisioni aerospaziali della casa automobilistica torinese stava costruendo il motore a reazione Ghost su licenza di Havilland Engine Company, ma contrariamente alla credenza popolare, non faceva parte dello studio. In effetti, l’intero progetto era estremamente riservato e solo pochissimi dipendenti sapevano della sua esistenza. Nelle prime fasi, anche i vertici aziendali sono stati tenuti all’oscuro per paura che annullassero il programma.

Dopo aver studiato per più di tre anni le ultime innovazioni del periodo, Giacosa e Bellicardi erano pronti per iniziare a costruire la vettura. Non volevano sviluppare un motore compatto e completamente nuovo o perdere tempo a utilizzare unità aeronautica esistente.

Così, nel settembre del 1950, iniziò la progettazione del motore con turbina a gas Tipo 8001 che, circa sette mesi dopo, era pronto per essere costruito. Il primo prototipo venne assemblato nel novembre del 1951 e dopo un anno di test completi di tutti le sue componenti è stato completamente assemblato e messo in funzione per la prima volta.

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Il motore era costituito da un compressore a due stadi, una turbina a due stadi, una turbina motrice a uno stadio e un gruppo riduttore per la trasmissione alle ruote di circa 1000 kg. Secondo Fiat, il motore poteva produrre 300 CV di potenza a 22.000 g/min. L’unità non utilizzava né un cambio e né una frizione, quindi guidare l’auto richiedeva l’uso di soli due pedali.

Si era sparsa la voce che General Motors stava sviluppando una propria auto a turbina a gas e questa diede una maggiore credibilità al progetto di Giacosa e Bellicardi, che finalmente decisero di rivelare ai dirigenti dell’azienda. Fortunatamente per loro, il progetto venne accolto con entusiasmo e ricevette i fondi necessari per completare il modello che sarebbe stato chiamato Fiat Turbina.

Fiat Turbina storia

Il telaio venne realizzato da Dante Giacosa mentre la carrozziera da Luigi Rapi

Mentre gli ingegneri stavano eseguendo i test finali sul propulsore, partì il lavoro di progettazione del telaio e della carrozzeria. Dopo aver analizzato diverse proposte, è stato deciso di installare il motore in posizione centrale/posteriore e di usare un layout sportivo.

Giacosa costruì un telaio tubolare in acciaio con un passo di 2400 mm che impiegava delle sospensioni a doppio braccio oscillante completamente indipendenti e dei freni a tamburo idraulici presi in prestito dalla sportiva 8V di recente sviluppo. I serbatoi di cherosene furono montati su ciascun longherone mentre le batterie da 6V nella sezione anteriore.

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Una volta ultimati sia il motore che il telaio, Luigi Rapi venne incaricato di progettare la carrozzeria. Sfruttando la galleria del vento del Politecnico di Torino, diede alla luce una splendida berlinetta a due posti aerodinamica con un paio di pinne posteriori stabilizzanti.

La carrozzeria era altamente efficiente dal punto di vista aerodinamico, tanto da raggiungere un coefficiente di appena 0,14 (cifra record per una vettura, battuta solo dopo 30 anni). Rifinita in una livrea bicolore bianca e rossa, la Turbina vantava finestrini laterali fissi, nessun faro anteriore e posteriore e montava cerchi a raggi Borrani da 16” abbinati a pneumatici Pirelli.

L’abitacolo spartano era caratterizzato da sedili avvolgenti neri e un cruscotto bianco che ospitava circa 12 indicatori. Gli interni vennero separati dal motore con una semplice copertura e senza alcuna insonorizzazione.

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Lo speciale concept può essere visto dal vivo presso il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino

Nel marzo del 1954, la Fiat Turbina venne completamente assemblata e il primo giro di prova fu effettuato un mese dopo sulla famosa pista di Fiat presente sul tetto del Lingotto. Dopo alcune modifiche finali, il concept venne presentato al pubblico in occasione del Salone di Torino, dove fu accolto con entusiasmo dall’intero pubblico.

Subito dopo lo spettacolo, Fiat presentò la vettura in un evento pubblico tenutosi presso l’aeroporto di Torino-Caselle con al volante il capo collaudatore Carlo Salamano. La vettura si dimostrò stabile e agile. Sebbene lo sviluppo sia continuato per altri due anni, il progetto alla fine venne abbandonato, principalmente a causa dei frequenti problemi di surriscaldamento e dall’elevato consumo di carburante.

Anche se non venne mai prodotta in serie, la Fiat Turbina rimane una delle poche auto a propulsione a reazione completamente funzionali mai create fino ad ora. Oggi, il concept può essere ammirato presso il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino.

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