Mar Rosso in fiamme: le auto cinesi arriveranno ancora in Europa?

La crisi nel Mar Rosso mette sotto pressione le rotte marittime tra Asia ed Europa. Ecco cosa succederà davvero all’export di auto cinesi.
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Il Mar Rosso è tornato a bruciare in questi giorni di forti tensioni tra Stati Uniti e Iran tornati all’utilizzo massiccio del proprio potenziale (sbilanciato) bellico. Le minacce degli Houthi yemeniti sulle grandi navi cargo che percorrono il corridoio tra Asia ed Europa hanno già fatto salire noli marittimi e polizze assicurative. E in un mercato dove le auto cinesi stanno colonizzando le strade europee a ritmo sostenuto, la domanda è inevitabile: questa crisi logistica rallenterà l’avanzata di Pechino sul Vecchio Continente?

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Sembra che le dinamiche di questo rischio possano essere prevedibili, una delle poche cose rimaste a essere previste in fatto di industria auto di questi tempi. L’export cinese verso l’Europa è sensibile alla dinamica dei costi logistici e alla stabilità delle rotte marittime. Un aumento prolungato dei noli o eventuali congestioni potrebbero comprimere i margini e rallentare temporaneamente i flussi.

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Solo che i costruttori cinesi non stanno fermi ad aspettare: la loro velocità di adattamento, attraverso strategie di localizzazione produttiva e assemblaggio direttamente nei mercati di destinazione, è già una risposta strutturale a questo tipo di vulnerabilità.

Quindi, prevenendo invece di ritrovarsi a curare, è già partita da tempo la diversificazione. Lo scontro di efficienza resta quindi tra chi ha una supply chain regionalizzata e flessibile e chi invece dipende ancora da singoli corridoi logistici. I primi assorbiranno le turbolenze. I secondi le subiranno.

Per i consumatori europei, nel breve termine, non ci sono segnali di rincari immediati sui listini. L’automotive lavora su pianificazioni plurimensili e, soprattutto, il mercato è ancora in una fase di eccesso di offerta rispetto alla domanda, sia in Europa che in Cina, che ha spinto i prezzi netti verso il basso attraverso sconti aggressivi. Difficile invertire questa rotta rapidamente.

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Nel lungo periodo, però, lo scenario potrebbe cambiare silenziosamente: non tanto con aumenti espliciti di prezzo, quanto con una progressiva riduzione delle campagne promozionali. Meno sconti, insomma.

Sui tempi di consegna, il settore ha imparato la lezione brutale della pandemia e dei semiconduttori: le supply chain sono oggi più monitorate e robuste. Tensioni puntuali restano possibili, ma un impatto sistemico diffuso appare, per ora, prematuro.