BYD, crescere troppo in fretta è stato quasi un crimine

BYD crolla del 41% a febbraio 2026: meno sussidi, mercato interno saturo e azioni giù del 40%. Il gigante cinese dell’elettrico punta tutto sull’export.
BYD showroom BYD showroom

La gallina dalle uova d’oro cinese starebbe facendo le uova sempre più piccole. Il mercato automobilistico della Repubblica Popolare è in fase di raffreddamento da diversi mesi, e i numeri di febbraio 2026 non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche: BYD, il più grande produttore di veicoli a nuova energia del pianeta, ha venduto 190.190 unità, segnando un crollo del 41% rispetto a febbraio 2025 e un calo del 9,5% sul mese precedente.

Advertisement

Certo, il Capodanno cinese, quest’anno celebrato dal 15 al 23 febbraio, ha sottratto giorni lavorativi preziosi al bilancio. Ma sarebbe ingenuo liquidare tutto con le ferie. Il problema è strutturale, e chi segue il settore lo sa da tempo.

BYD showroom
Advertisement

La Cina ha vissuto un decennio di elettrificazione dopata. Sussidi governativi generosi, prezzi aggressivi, una guerra commerciale interna che ha trasformato ogni lancio di modello in un’asta al ribasso. Adesso il governo sta cercando di mettere ordine nel caos che ha contribuito a creare: dal 2026 è entrata in vigore un’imposta del 5% sull’acquisto di veicoli elettrici di nuova generazione, e i produttori non possono più vendere sotto il costo di produzione. Due misure che suonano ragionevoli sulla carta, ma che arrivano quando il mercato interno ha già esaurito la spinta propulsiva.

BYD ha risposto all’unico modo possibile, esportare. A febbraio le spedizioni all’estero hanno raggiunto 100.600 unità, con un aumento del 50% su base annua. La stessa strategia seguita da Geely. Quando il cortile di casa si affolla, si cerca spazio altrove, e l’Europa, con i suoi dazi ancora in fase di assestamento, resta un terreno di conquista appetibile.

BYD export

Sul fronte prodotto, sono gli ibridi plug-in a reggere meglio l’urto. Le vendite sono calate del 44%, contro il -36% dei veicoli elettrici puri. Una differenza che racconta molto sulle preferenze reali dei consumatori cinesi, anche loro tiepidi davanti alla ricarica tout-court.

Advertisement

Gli investitori, nel frattempo, hanno già votato con i portafogli. Le azioni BYD hanno perso circa il 40% dal picco di maggio 2025. BYD è cresciuta così in fretta da esaurire i nuovi clienti domestici. Un problema che non riguarda solo Shenzhen, ma l’intera industria cinese dell’auto elettrica, che sta semplicemente raggiungendo il limite naturale di chi ha senso comprare un veicolo a batteria.