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Stellantis Melfi: perché le promesse non bastano

Le nuove produzioni di 4 veicoli elettrici dal 2024 non hanno tranquillizzato i lavoratori

Nonostante lo stabilimento Stellantis di Melfi la faccia da padrone nei ripetuti appuntamenti tra governo, sindacati e azienda (ne è esempio l’ultimo incontro del 15 giugno a Roma presso il Ministero dello Sviluppo Economico), in Basilicata monta ancora preoccupazione e sconcerto.

Evidente che qualcosa non vada ancora per il verso giusto. Eppure è a Melfi che l’azienda sembra intenzionata seriamente a investire nella produzione.

Melfi centrale nel progetto di elettrificazione di Stellantis

È va Melfi che Stellantis ha deciso di produrre 4 nuovi veicoli elettrici. E saranno probabilmente 4 veicoli di altrettanti marchi tra quelli interni al nuovo colosso dell’Automotive nato a seguito di fusione tra i francesi di PSA (Peugeot, Opel e Citroen) e gli italiani di FCA (Fiat Chrysler Automobiles). Magari saranno un Fiat, un Lancia, un Alfa Romeo e un Jeep, ma siamo nel campo delle ipotesi.

Infatti parliamo di un progetto a lunga durata, perché le 4 nuove auto elettriche di inizieranno a produrre allo stabilimento di località San Nicola di Melfi solo dal 2024.

Lo ha confermato anche un accordo trovato tra sindacati e azienda l’altro giorno a Melfi.

E sempre per il 2024 Melfi è in ballottaggio con Torino e da favorita, per ottenere la Gigafactory, la terza fabbrica di batterie per auto elettriche che Stellantis ha in progetto dopo le prime due che vedranno i natali in Francia e in Germania.

Evidentemente Melfi come polo produttivo anche dopo la sopraggiunta fusione, resta centrale nel progetto Stellantis come lo era per FCA.

Probabilmente non poteva essere altrimenti visto che parliamo dello stabilimento dove prima Fiat, poi FCA e adesso Stellantis, producono oltre la metà delle auto che annualmente si producono nel Bel Paese.

E si tratta dello stabilimento dove, in base al piano aziendale, Stellantis conta si continuare a produrre circa 400.000 veicoli per ogni annualità solare di lavoro.

Stride quindi il fatto che da dentro le fabbriche di Melfi continui a fuoriuscire malcontento, con i lavoratori che accusano i sindacati di aver fatto poco e di aver semplicemente assecondato la linea dell’azienda, chissà per quale tornaconto delle 6 sigle sindacali presenti al summit del Ministero dello Sviluppo Economico lo scorso 15 giugno.

Perché monta la protesta a Melfi

Per capire cosa ci sia dietro le polemiche che continuano ad emergere da Melfi nonostante l’importanza che Stellantis sembra dare allo stabilimento della Basilicata occorre fare un passo indietro.

I lavoratori erano e sono seriamente preoccupati per quello che prima era solo un paventato taglio di una delle due linee di produzione a Melfi e che adesso è divenuto realtà. Preoccupazione che se per gli operai diretti di Stellantis, è mitigata dalle rassicurazioni provenienti dai vertici aziendali che parlano di nessun taglio di occupazione, non è lo stesso per i lavoratori dell’indotto.

A Melfi hanno deciso di tagliare la linea di produzione della Jeep Compass. Ma non significa che non si produrranno più questi SUV, o che calerà la produzione nello stabilimento.

No, perché la Jeep Compass verrà prodotta nell’altra linea, la stessa dove oggi si producono la Jeep Renegade e la Fiat 500X. E gli operai saranno impiegati tutti nell’unica linea di produzione, in cui si continuerà a produrre il numero di veicoli prima citato, e dove si tornerà ai 20 turni (19,5 dal momento che si parla di una settimana si ed una no).

Ed era lo scongiurare questa autentica rivoluzione produttiva quello che forse era chiesto ai sindacati, cioè quello che i rappresentanti dei lavoratori avrebbero dovuto portare all’attenzione dell’azienda nel vertice. Nulla di tutto ciò è successo perché i sindacati in pratica hanno detto di sì al taglio della linea, all’aumento della tubazione nonché al confluire su una unica linea di un numero di operai che prima erano suddivisi tra due linee produttive.

Un ok all’azienda su tutta la linea, con molti lavoratori e con alcune organizzazioni sindacali non rappresentate al summit che si chiedono: “su cosa i sindacati si sono imposti nei confronti di Stellantis?”

Di fronte alla sola promessa di 4 nuovi veicoli da produrre a Melfi dal 2024, i sindacati hanno in altri termini, detto di sì a tutto quello che l’azienda ha proposto.

E nel frattempo, nessuna smentita sulle ipotizzare casse integrazioni, con cui i lavoratori di Melfi non hanno mai smesso di fare i conti nonostante la sopraggiunta fusione.

E nessun accenno al fatto che alcune attività dell’indotto verranno probabilmente sacrificate, nel senso che passeranno all’interno di Stellantis attività oggi commissionate all’esterno.

Per esempio nella linea tagliata si parla di portare l’assemblaggio, oggi attività di aziende esterne che fanno parte del cosiddetto indotto.

E come si sa, molte di queste piccole realtà vivono delle commesse di Stellantis, il cui venire meno potrebbe minare la stabilità delle stesse piccole imprese con seri rischi di esuberi occupazionali.

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