Il 2026 immette l’Abarth 1000 SP nella corsia del suo 60° compleanno. Questa vettura da gara fa ancora battere il cuore agli appassionati, con le note del suo carisma. Incredibile la forza espressiva, nonostante le dimensioni davvero contenute: 3.445 mm di lunghezza, 1.605 mm di larghezza, 930 mm di altezza.
Le misure ridotte del corpo vettura e la carrozzeria in materiale plastico contribuirono in modo determinante al suo peso piuma, certificato dalla cifra letta alla bilancia: 480 chilogrammi. Con una forzatura, verrebbe da dire…poco più di certe maxi moto da turismo di epoca attuale.
Facile immaginare con quanta grinta spingesse il motore a 4 cilindri in linea da un litro di cilindrata, accolto sotto il cofano posteriore, nonostante i soli 105 cavalli a disposizione: una cifra bassa in senso assoluto, ma decisamente tonica rispetto alla cubatura. Per avere una buona rappresentazione del quadro dinamico citiamo un dato, molto esplicativo: la velocità massima, pari a 230 km/h. Il propulsore era fornito di due carburatori Weber 40 DCOE, mentre la lubrificazione era a carter umido con un filtro d’olio separato. Manuale a cinque marce il cambio.
L’Abarth 1000 SP viene considerata da tutti una pietra miliare della storia agonistica dello “scorpione“. Si seppe distinguere per il suo stile seducente e per la sua forza prestazionale, sigillata da diversi successi maturati nelle sfide su strada e in pista. Sicuramente è una Sport Prototipo iconica, che rappresenta bene lo spirito del suo tempo e l’apparato genetico del marchio portato in bella evidenza.

Guardandola, si viene conquistati dai tratti sinuosi della carrozzeria, dove le superfici morbide dettano la scena, in un quadro d’insieme molto determinato e denso di personalità. Impossibile l’indifferenza al cospetto del suo splendore. Molto bello lo specchio di coda, che esprime le sue alchimie visive con una trama di grande presa sensoriale.
Il posteriore cattura immediatamente il cuore. Credo che sia la sua parte più bella della composizione, ma anche le altre prospettive di osservazione gratificano gli occhi con felici stimoli, pur se di intensità leggermente inferiore. Le geometrie di poppa dell’Abarth 1000 SP sottolineano un’armonia perfetta tra i gruppi ottici e gli scarichi. Anche la trama volumetrica profuma di grande compostezza visiva. Si coglie una bella miscela di forza ed armonia; di muscoli e di charme.
Sul piano strutturale, questa creatura da gara dello “scorpione” sposa l’architettura del telaio a traliccio in tubi di acciaio, con elementi di vario spessore, in linea con una tendenza molto radicata in quel periodo storico. Era la trama giusta per garantire ottime doti di resistenza e di leggerezza, in linea con le priorità di un’auto destinata all’universo racing.
L’incarico di sviluppare l’Abarth 1000 SP fu affidato all’ingegnere Mario Colucci, che seppe assolvere al meglio il suo compito. Il progetto era basato sulla meccanica della Fiat 600, con modifiche molto marcate, che davano vita nuova al pacchetto, proiettandolo in un’altra dimensione, completamente diversa. Miracoli di natura umana, possibili in Italia.
La nascita di questa creatura prese forma nel 1966: un anno glorioso, ricordato con nostalgia da chi ama l’automobilismo romantico. Siamo nell’epoca della Ferrari 330 P3 e delle grandi sfide tra il “cavallino rampante” e il colosso Ford. In quella tela storica, Carlo Abarth voleva mettere una Sport di piccola cilindrata nelle mani dei piloti privati. Il progetto prese forma con un occhio di riguardo per le gare in salita, ma seppe rivelarsi efficace anche in altri contesti espressivi.
L’esordio in gara dell’Abarth 1000 SP avvenne alla Coppa della Collina di Pistoia, dove ottenne un quinto posto finale. Fra i suoi piloti ci furono nomi di grosso calibro, come quelli di Arturo Merzario ed Hans Hermann. Quest’ultimo, con la “belva” dello “scorpione”, mise a segno la vittoria di classe e il terzo posto assoluto alla 500 km del Nurburgring. Altri successi di classe giunsero a seguire. Spicca, fra gli altri, il trionfo conseguito alla 1000 km di Monza del 1968.
Oggi l’Abarth 1000 SP continua a brillare di luce propria. Lo fa con la forza delle sue vicende sportive e con l’energia magnetica del suo fascino esotico, che la proietta direttamente nell’universo dei sogni. Alto l’interesse dei collezionisti nei suoi confronti. Un interesse spesso vero, non connesso ad intenti speculativi, perché questa è un’auto fatta col cuore per persone che agiscono in base agli impulsi del cuore.




Fonte | Stellantis Heritage
