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Alfa Romeo Alfetta GTV: 50 anni per l’iconica coupé milanese

Anche se non è una regina di bellezza, questa vettura ha fascino da vendere.

Alfa Romeo Alfetta GTV
Foto Stellantis Heritage

L’Alfa Romeo Alfetta GTV compie 50 anni. Il suo debutto in società avvenne quando le lancette del tempo segnavano l’anno 1976. Mezzo secolo è passato da quel momento. Questa fu la variante più pepata della coupé nata nel 1972 per rimpiazzare le precedenti Giulia GT. Sportiva e spaziosa, la nuova creatura aveva un aspetto carismatico. Il merito era del progetto stilistico di Giorgetto Giugiaro, che seppe conferire una personalità unica al modello, creando uno stacco netto da tutto il resto, in collaborazione con gli uomini della casa madre.

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L‘architettura transaxle, con frizione e cambio al retrotreno, ebbe delle felici implicazioni sul comportamento, agevolando l’equilibrio dinamico, per la migliore ripartizione dei pesi. Notevole la spinta regalata dalle unità propulsive scelte per questa vettura del “biscione“. Inizialmente da 2.0 litri, poi da 2.5 litri.

Nella sigla dell’Alfa Romeo Alfetta GTV è raccontata la sua indole, perché la lettera finale sta per veloce…e questa è proprio la versione più rapida della gamma. Esteticamente le modifiche, rispetto alle sorelle più tranquille, non sono particolarmente marcate. Più che altro si tratta di variazioni di dettaglio, che non sfuggono però all’attenzione degli appassionati, in grado di completare l’anagrafica di qualsiasi automobile partendo da pochi input, specie se il modello porta un marchio nobile come quello del “biscione”.

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L’Alfa Romeo Alfetta GTV univa alle prestazioni la funzionalità per l’uso quotidiano. Il tema degli spazi abitabili fu trattato con particolare riguardo, diventando uno dei cardini strutturali cercati dall’ingegnere Rudolf Hurska in fase di progettazione. Ad assecondarlo al meglio nella missione ci pensò il già citato Giorgetto Giugiaro, autore del design.

Alfa Romeo Alfetta GTV
Foto Stellantis Heritage

Il risultato del lavoro stilistico? Una linea slanciata, con parabrezza molto inclinato, alla stessa stregua del cofano motore. La calandra a quattro fari mostra la grinta da vera sportiva del “biscione”. Nel profilo laterale emerge con molta chiarezza l’aspetto cuneiforme del corpo grafico, che trova il suo sigillo nella coda tronca, con gruppi ottici posteriori annegati nella carrozzeria. Il lunotto riprende l’accentuata l’elevata spiovenza del parabrezza e la esalta ulteriormente.

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Gli interni, pur se di matrice sportiva, assicurano buoni spazi di vita ai quattro passeggeri. Anche dietro non si sta male, ma la posizione un po’ affossata può creare qualche problema a chi soffre il mal d’auto e patisce il viaggio quando non vede bene la strada. Sportive le alchimie grafiche del cruscotto, che si mostra coerente con l’estetica della carrozzeria e con l’indole del modello, capace di rappresentare a testa alta l’apparato genetico della casa automobilistica milanese.

Inizialmente, sul fronte propulsivo, la scelta cadde su un motore bialbero a quattro cilindri da 1.962 centimetri cubi di cilindrata, con 122 cavalli al servizio del piacere. Col passare del tempo, precisamente nel 1979, la scuderia crebbe a 130 cavalli, con la versione 2.0 L. Qui la ciclistica guadagnò tarature più sportive per le sospensioni. Alla fine dell’anno successivo giunse il primo restyling vero del modello: plastiche ed elementi neri sostituirono tutte le cromature. Lo spoiler anteriore, ora totalmente in resina (come quello posteriore), divenne più grande e appariscente.

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Accanto alla versione duemila da 130 cavalli comparve quella da 2.5 litri, con il V6 derivato dall’Alfa 6, alimentato qui dal sistema di iniezione Bosch L-Jetronic, al posto della batteria di carburatori monocorpo dell’altra. Qui la potenza massima si spingeva a quota 154 cavalli, ma si apprezzava anche la pienezza del tiro a tutti i regimi, con la coppia massima (21,6 kgm) erogata già a 3.200 giri al minuto.

Ancora più in alto si posizionò, nell’ambito della gamma, l’Alfa Romeo Alfetta GTV 2.6 V8 del 1977, nata in soli 20 esemplari. Fu la punta di diamante della famiglia. Ad animarne le danze provvedeva l’otto cilindri della Montreal, con la forza dei suoi 200 cavalli. Questo si traduceva in un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 7.5 secondi e in una punta velocistica di 230 km/h. Molto interessante anche la Turbodelta da 2.0 litri del 1979 che, grazie alla sovralimentazione, regalava 150 cavalli al sistema emotivo del conducente e dei suoi passeggeri.

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L’Alfa Romeo Alfetta GTV, che porta la sigla scelta dal “biscione” per i suoi allestimenti più muscolosi, ebbe un buon successo commerciale, testimoniato dai circa 136 mila esemplari prodotti. La loro nascita si è distribuita nell’arco di un ciclo produttivo andato avanti dal 1974 al 1987. Ancora oggi la Gran Turismo Veloce suscita interesse, per le specificità espressive. Non si tratta di un’auto propriamente bella, ma ha carattere da vendere. Questo basta ad alimentare la sua forza attrattiva.

Fonte | Stellantis Heritage

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