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Auto elettriche e batterie: oltre a Stellantis anche Italvolt

Stellantis sembra aver deciso di costruire una Gigafactory in Italia, ma non è l’unica fabbrica di batterie per veicoli elettrici in procinto di nascere.

Melfi

Il mondo dell’auto vira decisamente sull’elettrificazione. Ormai è un dato di fatto che il futuro e questo, tanto è vero che a margine dell’incontro al Ministero dello Sviluppo Economico tra governo, sindacati ed aziende, svoltosi lo scorso 15 giugno, anche Stellantis ha confermato che dal 2024 si produrranno 4 veicoli elettrici nello stabilimento ex FCA di Località San Nicola a Melfi, in Basilicata.

E se si producono auto elettriche, inevitabile che si pensa a produrre la loro componentistica, a partire dalla batterie elettriche. Le chiamano Gigafactory queste fabbriche dove si produrranno batterie e di cui, in Europa molti Paesi sono già dotati. L’Italia al momento sembra più indietro, ma i progetti ci sono e non riguardano solo il colosso dell’Automotive nato dalla fusione degli italiani di FCA con i francesi di Peugeot.

Infatti anche Italvolt pare intenzionata (tutto già confermato, sia come cifre che come potenza di occupazione) a costruire in Italia una fabbrica di questo genere.

Stellantis e Italvolt, la situazione delle rispettive Gigafactory, tra dubbi e perplessità

È necessario avviare stabilimenti e fabbriche per la produzione di batterie per auto elettriche in modo che l’Italia non sia dipendente dall’estero. Questo ciò che sta spingendo verso la predisposizione di fabbriche ad hoc in territorio italiano, soprattutto adesso che anche Stellantis a Melfi, inizierà a produrre auto elettriche di diverse case costruttrici che fanno capo al Gruppo nato dalla fusione tra FCA e PSA.

Dipendere dall’estero per quanto riguarda la componentistica non è mai buono e lo dimostra il fatto che la carenza di microchip è una della scusanti a cui Stellantis si è appigliata per giustificare le ripetute fermate delle fabbriche e i ripetuti periodi di cassa integrazione a cui gli operai, specie a Melfi sono chiamati a sottostare.

Ormai è chiaro che il futuro è verso la mobilità elettrica e quindi può essere considerato strategico avere impianti di produzione dei componenti in modo tale da ridurre i costi, perché importarli dall’estero costa, e soprattutto per non essere dipendenti dai Paesi dove questo genere di prodotti ha già strutture ad hoc che li creano, come accade da tempo in Asia.

La batteria, anche quella dei veicoli elettrici è argomento particolare, perché non si tratta solo di produrle ma anche di approvvigionarsi di materie prime che visto l’aumento della domanda, diventano sempre più rare. Parliamo di nichel, del cobalto e del manganese. Ma già il fatto che si riesca a produrle in loco non è certo una cosa di poco conto.

Per questo va sottolineata come importante la notizia che riguarda due progetti di apertura di stabilimenti atti a produrre queste batterie, perché oltre a Stellantis ci sarebbe l’Italvolt, in procinto di avviare una produzione di questo tipo.

Da Stellantis a Italvolt, qualche dubbio c’è

In loco dicevamo, e mai come adesso nasce la guerra interna tra Melfi e Torino per la collocazione della fabbrica di batterie. Questo per quanto concerne Stellantis. Per Italvolt invece, già si parla di manodopera e di indotto. Tra l’altro occorre dire che l’elettrificazione è parte integrante anche del grande progetto del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza del governo italiano presieduto da Mario Draghi.

Parliamo del piano di spesa dei soldi del programma Next Generation Eu, i soldi del Recovery Plan o Recovery Fund che dir si voglia. Soldi pubblici che fanno gola e aiutano idee di questo genere. Il Pnnr di Draghi ha 6 miliardi di euro destinati alle infrastrutture per la mobilità sostenibile, anche se c’è da dire che per l’argomento batterie è messo da parte solo uno di questi miliardi di euro.

L’Italia al momento è in ritardo sull’elettrificazione e sulla mobilità elettrica. Anche Stellantis lo dimostra perché l’azienda in Italia sta ancora ragionando su dove collocare questa ipotetica nuova Gigafactory, mentre in Europa ha già progetti di questo genere sia  in Francia e Germania, anche se in solido con Total Energies.

E come dicevamo anche l’azienda Italvolt che appartiene a Lars Carlstrom manager svedese che fa molto discutere però. Italvolt ha promesso di investire 4 miliardi nel sito della ex Olivetti di Scarmagno, vicino Torino. Infatti è lì che il manager svedese e la sua società avrebbero deciso di costruire la loro Gigafactory italiana.

Un impianto di cui si è detto già molto rispetto a quello di Stellantis, evidentemente più indietro come tempistica. L’impianto di Scarmagno diventerebbe il primo mai sorto in Italia, e dovrebbe arrivare ai 45Gwh. Inoltre sarebbe imponente dal punto di vista occupazionale, perché si parla di circa  3.500 nuovi posti di lavoro direttamente da Italvolt, a cui si devono aggiungere  oltre a 10mila posti di lavoro per il cosiddetto  indotto.

Il via alla costruzione delle fabbriche scatterebbe già nel 2022, con il 2024 che diventerebbe l’anno di avvio della produzione delle prime batterie elettriche mai costruite sul territorio della nostra penisola. In pratica, in concomitanza con l’avvio della produzione dei 4 modelli di aiuto elettriche di cui si parla per Melfi.

Su Italvolt però i dubbi ci sono e riguardano sostanzialmente il discusso manager svedese che è a capo dell’azienda. Italvolt ha una sede a Milano, ma anche in Inghilterra, a Coventry. E sul passato del manager svedese che aleggiano ombre e perplessità. Debiti e fallimenti di alcune sue vecchie società lo rendono un manager assai discusso.

Stellantis tra Torino e Melfi, perché l’una e perché l’altra

Come dicevamo,  dopo un incontro al Ministero dello Sviluppo Economico a Roma, Stellantis  ha annunciato che produrrà vetture elettriche- Sul sito dove questi nuovi veicoli multimarca verranno prodotti, nessun dubbio. Si è deciso di farle a Melfi, nello stabilimento ex FCA in Basilicata, dove storicamente vengono prodotte oltre il 50% delle auto totali che l’ex Fiat produce annualmente in Italia.

E se alla base di tutto c’è il contenimento dei costi, inevitabile che la sede più indicata per produrre le batterie dei veicoli elettrici sia proprio lo stabilimento di Località San Nicola a Melfi. Assemblare le batterie a Melfi, dove si produrranno i veicoli su cui andrebbero montate, appare inevitabilmente la soluzione ideale. Ma c’è chi pensa che sia Mirafiori, Torino ed il Piemonte invece a dover essere la sede deputata per la fabbrica. Perché dal punto di vista logistico sembra che sia meglio produrle lì anche per via dei minor costi di arrivo delle materie prime. Il terzo impianto di batterie elettriche di Stellantis quindi sarà costruito in Italia (dopo Francia e Germania). Questo ormai è certo, e lo sottolinea anche Simone Marinelli, coordinatore del settore Automotive della Fiom-Cgil come riportato dal sito “AffariItaliani.it”.

 “Bisogna farla a Torino e dentro Mirafiori, sarebbe sbagliato farla al Sud, sia per problemi logistici che economici. A Melfi si andrebbero a occupare metri quadri sottratti alla nuova linea, mentre a Mirafiori gli spazi non mancano”, queste invece le parole di Roberto Di Maulo, segretario nazionale Fismic.

Purtroppo quando si arriva a liti e polemiche campanilistiche l’effetto è quello di scoraggiare chi deve mettere i soldi e quindi gli investitori. È vero che i vertici aziendali di Stellantis sembrano convinti nella scelta dell’Italia come sede della terza Gigafactory del Gruppo in Europa, ma va detto che Stellantis ha sedi anche in altri Paesi, sempre dell’Europa e diversi da Italia, Francia e Germania.

E non è azzardato pensare che bisogna stare attenti perché i grossi Gruppi aziendali in un attimo possono cambiare strategie ed idee e la Spagna è un luogo dove Stellantis potrebe pure decidere di dirottare la Gigafactory se polemiche e problematiche burocratiche tipicamente italiane costringessero ad una decisione del genere.

 “Dobbiamo evitare di mettere in contrapposizione lavoratrici e lavoratori: serve una visione globale dell’azienda, del suo ruolo in questo Paese e dobbiamo discutere delle mission produttive di tutti gli stabilimenti, con un occhio di maggiore attenzione alla situazione delicata degli impianti che producono motori diesel”, così si è espresso Marinelli, che ha messo in luce che non c’è da abbassare la guardia.

Ma le polemiche sono già partite e minacciano di non fermarsi. Su questo è eloquente quanto si legge, sempre sul sito “AffariItalini.it”. La politica è già in movimento, per spingere verso Melfi o verso Mirafiori la scelta di Stellantis.

L’onorevole Luca Sut,  deputato del Movimento 5 Stelle e membro della Commissione Attività produttive, è fermo nel dire che l’Italia deve avere necessariamente  “la propria gigafactory, un polo di ricerca e sviluppo, oltre che di produzione delle batterie, in grado di realizzare accumulatori sempre più innovativi e pensati in chiave circolare”. Ma dove collocarla?

Un Pool di parlamentari, di Partito Democratico e di Forza Italia ha già creato movimento a sostegno della candidatura di Mirafiori a sede della Gigafactory Stellantis italiana.

 “Se la produzione di batterie diventa la conditio sine qua non per mantenere in vita uno stabilimento, allora permettetemi di difendere Melfi, il sito più produttivo in Italia con modelli come Punto o Renegade che hanno tenuto in piedi la Fiat”, questa la risposta di Luciano Cillis, parlamentare del Movimento 5 Stelle della Basilicata. Come appare evidente, siamo solo all’inizio di una querelle che rischia di diventare piuttosto lunga e antipatica agli occhi dei vertici aziendali di Stellantis.

Resta comunque il fatto che dalla Spagna, forse per pretattica, danno ormai per scontato che sarà l’Italia la sede della terza Gigafactory di Stellantis dopo le due che è pressoché certo che sorgeranno in Germania a Kaiserslautern e in Francia a Douvrin.

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