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Stellantis Melfi: Cig fino al 30 maggio e 8 giorni di stop totale

La crisi del mercato auto e l’assenza di chip alla base del nuovo pesante ricorso agli ammortizzatori sociali nello stabilimento di Melfi.

Melfi

Sarà dal 3 al 30 maggio il nuovo periodo in cui allo stabilimento di Melfi che una volta era FCA e che adesso è Stellantis, si ricorrerà alla cassa integrazione guadagni. L’ennesimo ricorso agli ammortizzatori sociali ha provocato diversi malumori anche tra i rappresentanti dei lavoratori.

Il meccanismo è sempre lo stesso, perché si apre alla cassa integrazione andando ad aumentare i regimi produttivi nei periodi immediatamente precedenti al fine di saturare le richieste e i depositi di auto.

Tra l’altro è già stata ufficializzata la chiusura totale della produzione tra il 3 ed il 10 maggio, come riporta anche una nota dell’Agenzia di stampa Ansa.

La giustificazione di questo nuovo ricorso alla Cassa integrazione è sempre legata alle problematiche di mercato, con le vendite in calo per via della pandemia e con l’assenza di alcuni componenti. Ma dietro la preoccupazione di lavoratori e loro rappresentanti c’è anche la poca chiarezza dei vertici aziendali circa gli scenari futuri e riguardo al nuovo piano aziendale che soprattutto a Melfi sembra vertere verso il taglio di una linea produttiva.

Si torna in cassa integrazione guadagna a San Nicola di Melfi

Melfi da punto di vista produttivo è da tempo il fiore all’occhiello del mondo FCA in Italia. Per questo le notizie poco rassicuranti che da mesi (da quando è sopraggiunta la fusione tra FCA e PSA che ha fatto nascere Stelantis) si rincorrono sullo stabilimento allarmano non poco.

A causa degli effetti che l’emergenza sanitaria ha avuto sul mercato dell’auto e per la mancanza di semiconduttori (i chip), la cui carenza ormai è storica, dal 3 al 10 maggio la produzione nello stabilimento sito in località San Nicola a Melfi sarà fermata del tutto. E fino al 30 maggio sono già preventivati altri periodi di cassa integrazione guadagni con i lavoratori, magari a rotazione, a casa.

Sono stati i rappresentanti dei lavoratori a confermare questi eventi che riguarderanno da vicini i lavoratori. Gli stessi sindacati che il 28 aprile, sono stati interessati dalla convocazione per il cosiddetto  “esame congiunto”  da parte dei vertici di Stellantis, meccanismo utile per la conferma della richiesta di un nuovo periodo di cassa integrazione.

I sindacati sono contrari a questo ricorso agli ammortizzatori

“Questi continui stop legati ai problemi di fornitura ad oggi non vedono una soluzione e impattano in modo forte sul salario dei lavoratori”, queste le parole dure che il segretario regionale di Basilicata della Uilm, Marco Lomio ha usato nel confermare e commentare il nuovo periodo di blocco produttivo nello stabilimento lucano.

E non meno dure sono state le parole usate nei commenti da parte della Fiom. Dal sindacato infatti è fuoriuscita la secca contrarietà all’utilizzo degli ammortizzatori sociali, soprattutto perché mancano alcune garanzie che lo stesso sindacato ha chiesto negli ultimi incontri con l’azienda.

Infatti per la Fiom non può essere accettabile il ricorso agli ammortizzatori sociali prima di dare le adeguate garanzie in materia  maturazione dei ratei dei lavoratori soprattutto alla luce del fatto che nell’azienda è in corso una riorganizzazione marcata delle attività, con aumento della produzione sulle linee, a detta del sindacato, utile solo a rendere sature le produzioni dei giorni di lavoro in attesa dello stop e delle riduzioni del mese di maggio.

Per i sindacati casa integrazione significa per i lavoratori, calo di salario, e questo è un effetto che tutti sanno. È il fatto che siano sempre i lavoratori a pagare in termini di salario è una cosa che inevitabilmente stride soprattutto alla luce del fatto che se si parla di Stellantis, si parla del 4° produttore mondiale di auto, un vero e proprio colosso dell’Automotive.

Secondo i sindacati, la cassa integrazione può essere usata, ma poco e soprattutto se nel frattempo ai lavoratori vengono date e ufficializzate (le promesse di non toccare l’occupazione dette così da Tavares e da altri responsabili di Stellantis lasciano il tempo che trovano) le adeguate garanzie future sulle strategie e sulle politiche industriali del gruppo.

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