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Ferrari alla 24 Ore di Daytona: una lunga tradizione | Video

Emozioni da sogno per gli appassionati sono scaturite dal rapporto tra Ferrari e la sfida endurance statunitense.

Ferrari alla 24 Ore di Daytona
Screen shot da video Ferrari

La storia della Ferrari e quella della 24 Ore di Daytona si intrecciano, come in un ricamo prezioso, che incanta per il suo fascino. Un rapporto lungo e costante, ripetuto nel tempo. La casa di Maranello ha partecipato a quasi tutte le edizioni della classica sfida endurance a stelle e strisce, che risale agli anni sessanta. Nell’arco di tanti decenni si sono registrate due sole assenze. Fatte salve queste, le “rosse” sono state sempre presenti in griglia di partenza.

Come in ogni matrimonio, ci sono stati degli alti e dei bassi. Il bilancio per la Ferrari è stato comunque estremamente positivo. Cinque volte, infatti, le sue auto si sono imposte al traguardo, guadagnando la vittoria assoluta. In sedici edizioni della gara, inoltre, i bolidi del “cavallino rampante” hanno guadagnato il gradino più alto del podio nella loro classe.

Ovvio che pensando alla liaison tra il marchio emiliano e la 24 Ore di Daytona, le immagini che vengono subito in mente sono quelle del successo messo a segno nell’edizione del 1967 con la Ferrari 330 P3/4 da Lorenzo Bandini e Chris Amon. Memorabile l’arrivo in parata davanti a Parkes e Scarfiotti, su un’altra 330 P4, con la 412 P di Rodriguez e Guichet al terzo posto, a tagliare in formazione la linea del traguardo. Un’immagine iconica, entrata di diritto nella storia. Una delle più belle di sempre dell’automobilismo mondiale.

Per la Ford fu uno smacco in casa. L’azienda di Detroit aveva vinto nel 1966, ma fu costretta ad abdicare alle “rosse” nella stagione successiva. Il marchio emiliano, in questo modo, si rifece con gli interessi. Era quello il periodo in cui il duello tra Ferrari e Ford aveva raggiunto il suo apice.

Ferrari e la 24 Ore di Daytona: un passato che si traghetta al futuro

Tornando alla 24 Ore di Daytona, come dimenticare il successo conseguito da Mario Andretti e Jacky Ickx nel 1972 con la Ferrari 312 PB, autentica dominatrice di quella stagione, dove non lasciò nemmeno le briciole agli avversari. Per loro nulla da fare contro il prototipo del “cavallino rampante”, spinto dai 450 cavalli erogati dal motore 12 cilindri a V di 180° da 3 litri, strettamente imparentato con quello delle monoposto di Formula 1.

Dalla sua un baricentro basso e vantaggioso, in un quadro di elevata robustezza strutturale. Maneggevole e facile da guidare, la 312 PB aveva una fantastica tenuta di strada. La gloria guadagnata alla 24 Ore di Daytona confermò le sue doti. Degno di nota anche il trionfo nella sfida americana di Gianpiero Moretti, Arie Luyendyk, Mauro Baldi e Didier Theys con la moderna 333 SP, nel 1998.

Il rapporto fra le auto di casa Ferrari e la classica endurance statunitense continua ancora oggi e con il probabile impegno futuro delle “rosse” in classe LMH, ossia Le Mans Hypercar. Questa disegna delle vetture da competizione destinate alla classe regina del Campionato del Mondo Endurance FIA a partire dalla stagione agonistica 2021. La base potrebbe essere rappresentata anche dalla prossima hypercar stradale del marchio, ma è ancora presto per sbilanciarsi. Attendiamo che la casa di Maranello ci faccia sapere qualcosa in più. Nell’attesa gustiamo il video che gli uomini del “cavallino rampante” hanno pubblicato sul web, per vivere le emozioni delle nozze tra Ferrari e 24 Ore di Daytona. 

Fonte | Ferrari

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