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Alfa Romeo Spider: lunga vita al mitico Duetto

Tracciare la storia dell’Alfa Romeo Duetto significa ripercorrere 28 anni di un’icona senza tempo apprezzata in ogni angolo del Pianeta

Alfa Romeo Spider Duetto

Nell’olimpo degli dei dell’Alfa Romeo non può mancare un modello iconico come la Spider rimasta in produzione per quasi trent’anni con 125mila esemplari venduti. È il 10 marzo del 1966 quando al 36esimo Salone dell’Auto di Ginevra la Spider viene proposta all’attenzione del mondo intero. È lei la prima di un set di varianti che avrebbe previsto quattro generazioni spalmate in un complesso generazionale mutevole come non mai.

La Spider prende vita dopo una gestazione particolarmente complessa, utile a fornire una sostituta prediletta ad una Giulietta Spider che era stata la sua più leggendaria progenitrice. D’altronde la storia dell’Alfa Romeo prevedeva, praticamente sin dall’avvio dei lavori, almeno una Spider all’interno del listino. Alla base della nuova Spider del Biscione c’è ancora la mano sapiente di Pininfarina, un po’ come era accaduto per la Giulietta, che ragionava già su disegni e prototipi ora impreziositi dalla gestione delle linee in accordo con la stessa Alfa Romeo.

Alfa Romeo Spider Duetto

Il rapporto collaborativo produce linee iconiche che producono reminiscenze di ulteriori vetture iconiche del Biscione, precedenti alla Spider; non a caso le linee derivavano da ricerche stilistiche cominciate un decennio prima a partire dai prototipi Super Flow. La Spider 1600 in veste definitiva risiede sul pianale accorciato della Giulia 1600 dalla quale deriva anche l’impostazione meccanica. Le linee sono invece straordinarie come poche, dotate di ampie dosi di personalità. Le forme interessate da un’assoluta simmetria con sezione anteriore rastremata ad azione deportante e coda lunga e arrotondata: ad unire gli estremi ci pensa la fiancata con impostazione concavo-convessa con la celebre scalfitura che dal parafango anteriore raggiungeva la coda.

Fu Osso di Seppia e quindi Duetto

Al Salone di Ginevra del ’66 la Spider ci arriva senza una denominazione ufficiale. Alla RAI il giornalista Gino Rancati, ripreso sull’autostrada Torino-Ivrea, definisce la Spider semplicemente l’innominata. La volontà era quella di far scegliere il nome corretto al pubblico stesso tramite la partecipazione al concorso internazionale “Ecco il nuovo spider. Dategli un nome, diventerà famoso”. In un nonnulla al Portello si fanno avanti oltre 140mila proposte. D’altronde alla Spider che in fabbrica tutti chiamavano semplicemente Osso di Seppia, per ovvie ragioni di forma, bisognava attribuire una denominazione più consona ad un progetto originale per davvero.

Le proposte giunte al Portello, di cui circa 15mila provenienti da oltre i confini italici (compresa una proposta del Principe Bernardo d’Olanda e di sua madre), vengono analizzate da una giuria presenziata dal poeta ingegnere Leonardo Sinisgalli: lo stesso che aveva dato vita all’iconica denominazione Giulietta. Il concorso prevede per il vincitore proprio una Spider come premio. A dominare la scena è il nome Duetto scelto perché derivante da una “doppia armonia, armonia tra la grazia e la forza e allo stesso tempo armonia in coppia”. Ad aggiudicarsi una bianca Spider, consegnatagli dal presidente dell’Alfa Romeo, è il bresciano Guidobaldo Trionfi (scelto fra un totale di quattro partecipanti che avevano proposto la medesima denominazione) il quale non avrà mai ulteriori riconoscimenti per aver fornito alla Spider del Biscione una delle denominazioni più iconiche di tutti i tempi.

La denominazione risulta nel giro di un anno, dopo appena 190 Duetto prodotte, motivo di scontro. Irrompe infatti la Pavesi che impedisce l’utilizzo della denominazione a causa di un prodotto dolciario dotato di due gusti denominato allo stesso modo. L’Alfa Romeo non si tirò indietro, acconsentendo al cambio di denominazione probabilmente condizionata da una passione non particolarmente smisurata nei confronti di quella denominazione giudicata poco aggressiva per un’Alfa Romeo. Da quel momento in poi la Duetto divenne Giulia Spider.

Viole e mondanità

L’aspetto legato alla mondanità della Spider del Biscione divenne palpabile quando l’Alfa Romeo decise di introdurre la vettura anche nel mercato americano. Il Biscione l’11 maggio 1966 introduce sulla Motonave Raffaello tre Spider: una è bianca, l’altra verde e una terza rossa. L’Italia si tinge di Alfa Romeo e chiunque volesse può adoperare una delle tre vetture sul ponte della Raffaello durante la traversata che da Genova condurrà l’Alfa Romeo a New York: cose d’altri tempi.

Alfa Romeo Spider Duetto

La Motonave giunge anche a Cannes per fare capolino al Festival del Cinema: con la dirigenza del Biscione ci sono giornalisti italiano e d’Oltreoceano ma soprattutto attori come Vittorio Gassman e Rossella Falck e grandi collaudatori come il noto Consalvo Sanesi. Tra i 1.300 ospiti invitati sulla Raffaello, l’Alfa Romeo decide di far estrarre a sorte dal soprano Anna Moffo un nome che avrebbe vinto una Spider: se la porta a casa la top model americana Heidi Gover.

L’Alfa Romeo Spider diviene ufficialmente una vettura da jet set con un’alta vocazione americana dove vengono venduti circa la metà di tutti gli esemplari prodotti dal Biscione. La Spider totalizza circa trecento apparizioni in TV e al cinema, è l’auto personale del tenore Mario Del Monaco, del campione italiano dei mediomassimi Piero Del Papa, ne ha una anche Enzo Tortora e lo scienziato Albert Sabin, con loro anche le cantanti Caterina Caselli e Marisa Sannia che ne possedeva tre.

Alfa Romeo Spider Duetto

A consacrarla sul grande schermo ci pensa appena un anno dopo la presentazione al mondo intero il celebre film con Dustin Hoffman, Katharine Ross e Anne Bancroft: Il Laureato. All’inizio della pellicola la signora Braddock, madre di Benjamin interpretato da Dustin Hoffman, con un certo orgoglio ammette: “his father bought him an Alfa Romeo. You know what that is?” visto che Benjamin aveva ottenuto in dono dal padre la pregevole vettura. Una frase che certifica l’iconicità della Duetto e dell’Alfa Romeo che andava fortissimo in America e che andrà ancora meglio dopo l’uscita nelle sale del film premiato con l’Oscar per la migliore regia. Gli ultimi esemplari “americani” si chiameranno Graduate in onore della pellicola che l’aveva resa immortale.

La mondanità non privava la Spider dell’impostazione da Alfa Romeo vera. Sotto il cofano trovava posto infatti l’iconico bialbero quattro cilindri 1600 da 125 cavalli di potenza con trazione sull’asse posteriore. Ma la Duetto diviene un simbolo conservando spesso e volentieri quella denominazione messa da parte per motivazioni legali, rimasta però nell’immaginario collettivo come la più adatta per una vettura ammirata da chiunque.

Alfa Romeo Spider Duetto

Grazie alla Duetto dell’Alfa Romeo chiunque può sognare, chiunque può mettere da parte pensieri e angosce e tutti possono sentirsi per un attimo Dustin Hoffman che corre veloce su una rossa Spider di identica fattura in California o ovunque nel mondo. La Duetto incarna stile e convinzioni degli Anni Sessanta che stanno per concludersi. Ma la Spider non ha paura e rimane sul pezzo per 28 anni introducendo ovvi aggiornamenti, ma rimanendo fedele a se stessa sempre. Nel 1969 al Salone di Torino è il turno della Coda Tronca, destinatario degli studi aerodinamici introdotti in quel periodo. La terza serie arriva nel 1983 quando la plastica e l’aerodinamica diventano ulteriormente una moda e portano sulla Spider spoiler e appendici quasi ovunque, raggiungendo l’apice nel 1986 con la 2.0 denominata Quadrifoglio Verde. Per l’ultimissima serie, la quarta, bisognerà attendere il Salone di Detroit del 1990 con paraurti in tinta con la carrozzeria e una configurazione più elegante della precedente.

Alfa Romeo Spider Duetto

La produzione si conclude nel 1993, sebbene fino a quasi metà 1994 se ne trova ancora qualcuna delle circa 125mila prodotte.

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