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Mafia sui carburanti: sequestrato un miliardo di euro al Sud 

Operazione in grande stile nel Mezzogiorno contro le aziende che operano in modo illecito

Mafia sui carburanti

Il trucco è non pagare l’Iva, non rispettare le normative ambientali e di sicurezza, vendere sottocosto, spacciare per buoni prodotti pessimi: così fanno alcune pompe bianche di benzina e diesel (no logo), facendo concorrenza ai distributori colorati (le Compagnie tradizionali). Parliamo di poche mele marce in un settore sano: mai generalizzare. Dietro tutto questo, spesso c’è la mafia sui carburanti. Soprattutto nel Meridione. Ma ora, con un’operazione in grande stile, le autorità hanno sequestrato beni per un miliardo di euro al Sud.

Si chiama operazione Petrol-mafie: 70 gli arresti. Frutto di quattro indagini, coordinate dalle Procure antimafia di Catanzaro, Reggio Calabria, Napoli e Roma. E dalla Direzione nazionale antimafia. Le ricerche sono confluite in una, perché le dinamiche criminali erano identiche. Con riciclaggio di centinaia di milioni di euro in società petrolifere intestate a soggetti insospettabili, meri prestanome.

Mafia sui carburanti: business vertiginoso

La truffa è complicatissima.

  1. In sintesi, le società investigate (“cartiere”) affermano fraudolentemente di possedere tutti i requisiti richiesti: beneficiano delle agevolazioni previste dalla normativa di settore.
  2. Presentano a una società di Locri (cuore della frode) la relativa dichiarazione di intento per l’acquisto di prodotto petrolifero senza l’applicazione dell’Iva.
  3. Il prodotto così acquistato, a seguito di diversi (e cartolari) passaggi societari, viene poi ceduto, a prezzi concorrenziali, a individuati clienti.
  4. Le società “cartiere”, attraverso broker operanti sul territorio calabrese, campano e siciliano, vendevano ai clienti finali a prezzi assolutamente concorrenziali.

Attenzione all’organizzazione:

  • 5 imprese operanti nel settore del commercio di carburanti che hanno in gestione 6 depositi e 30 distributori di carburante;
  • 8 imprese edili;
  • 2 imprese di trasporti;
  • una società di commercio veicoli;
  • 2 imprese del settore agricolo;
  • 6 società di servizi vari;
  • 61 beni mobili;
  • 249 immobili (terreni, appartamenti e ditte).

Un giro di quattrini da capogiro. Guai a sottovalutare le frodi nel settore degli oli minerali, soprattutto al Sud: importi milionari sottratti a tassazione. Non per specialisti delle cartiere e delle frodi carosello (aziende inventate di sana pianta grazie alle quali l’Iva non si paga), ma clan della criminalità organizzata che fiutano l’affare. Con frodi fiscali pesantissime. Camorra e ‘ndrangheta attivissime in materia, ancor più in piena pandemia.

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