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Ferrari 250 GT SWB: emozioni stellari in video

Vedere all’opera la Ferrari 250 GT SWB strappa le lacrime dagli occhi.

Ferrari 250 GT SWB
Fascino di altri tempi, nel segno del "cavallino rampante" (da video Joe Macari)

Un bel video ci porta idealmente a bordo della Ferrari 250 GT SWB, sulla pista inglese di Silverstone. Un circuito famoso, dove il gioiello di Maranello regala la sua magia, tutta da gustare, perché oggi una tale dose di romanticismo e di emozioni è merce rara.

Il nome ufficiale dell’auto è Ferrari 250 GT Berlinetta passo corto, ma tutti la conoscono come SWB, acronimo di Short Wheel Base. Non c’è appassionato d’auto capace di resistere al fascino magnetico delle sue forme, dove l’eleganza e la sportività si coniugano in modo encomiabile. Questa creatura è entrata di diritto nel cuore nobile dell’antologia della bellezza.

Straordinaria la sua versatilità, che le consentiva di sfilare con nonchalance alla Croisette e di vincere sui circuiti più impegnativi del mondo. A lei si lega anche Stirling Moss, perché fu l’unica “rossa” condotta in pista dal celebre pilota britannico, cui va il primato di aver vinto il maggior numero di Gran Premi in Formula 1 fra i driver senza titolo mondiale nel palmares.

Auto vincente, con forme da concorso di eleganza

Ferrari 250 GT SWB

La gloria della Ferrari 250 GT SWB deriva dalla quantità sterminata di successi messi a segno negli anni sessanta, condotta da piloti ufficiali del “cavallino rampante” e da gentleman drivers. Fra le vittorie, meritano di essere segnalate quelle al Tour de France, alla Coppa Intereuropa e al Tourist Trophy. Di straordinario pregio i sigilli di classe conseguiti dalla 24 Ore di Le Mans, alla 1000 Km di Monthlery e alla Targa Florio, ma questo elenco non rende giustizia alle doti del modello, cui andrebbe dedicata una lista di citazioni molto più lunga.

Il merito della sua efficacia sportiva è ascrivibile alla qualità di un progetto col quale si sono misurati Mauro Forghieri, Carlo Chiti e Giotto Bizzarrini. Stiamo parlando di tre progettisti di altissimo rango, il cui frutto doveva per forza essere un prodotto al top.

La Ferrari 250 GT Berlinetta SWB fece il suo debutto al Salone dell’Auto di Parigi, nel mese di ottobre del 1959, catturando immediatamente l’attenzione di tutti, per il fascino prezioso ed esclusivo delle sue forme. Se il contenitore era splendido, altrettanto si poteva dire del contenuto.

Cuore pulsante dell’auto era un motore V12 di 3 litri, disposto in posizione anteriore longitudinale. Discendente da quello concepito da Gioachino Colombo e imparentato con quello della 250 Testa Rossa, erogava 240 cavalli nella versione stradale e 280 cavalli in quella Competizione. Il sound, in entrambi i casi, era straordinario, ma l’auto da gara regalava una poesia sonora ancora più vibrante, assolutamente unica e irripetibile. Roba da Stradivari, per intenderci. Questa energia giungeva alle ruote motrici posteriori con l’ausilio di un cambio sincronizzato a quattro rapporti, più retromarcia. Ciascun driver poteva chiedere una rapportatura cucita sugli specifici bisogni.

Ferrari 250 GT SWB: grandi dinamiche

Il telaio era, come al solito, nel classico traliccio di tubi in acciaio. Il risultato degli sforzi creativi era una berlinetta a due posti che si elevava al rango di scultura, per il taglio sublime dei volumi della carrozzeria. La scelta di contenere il passo, ridotto a 240 cm, nasceva dal desiderio di guadagnare maneggevolezza rispetto alla Tour de France. Questa impostazione, insieme alla migliore distribuzione dei pesi, determinava un handling più incisivo, con un feeling al vertice della categoria.

Il compito di smorzarne le danze era affidato a quattro dischi della Dunlop, che rallentavano in modo adeguato la vettura, giovandosi anche del suo peso contenuto. Il valore letto alla bilancia era infatti di circa 960 kg nella versione Competizione con carrozzeria in alluminio, sbocciata in 120 esemplari. Altre 80 Ferrari 250 GT Berlinetta SWB presero forma in versione Lusso, dalla taratura più “turistica”, per una maggiore fruibilità nell’uso quotidiano. Qui il peso cresceva a 1100 chilogrammi, per il ricorso ad una carrozzeria in acciaio e ad un allestimento interno più raffinato.

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