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Vendite auto in Italia ancora giù a marzo 2021: -13% rispetto al 2019

Non si ferma l’emorragia, quindi urgono incentivi del Governo Draghi per la transizione ecologica

Vendite auto in Italia

Brutti i numeri delle immatricolazioni nel nostro Paese. Vendite auto in Italia ancora giù a marzo 2021: -13% rispetto allo stesso mese del 2019. Non si ferma l’emorragia, quindi urgono incentivi del Governo Draghi per la transizione ecologica: questa la richiesta della filiera italiana dell’auto. Per la sicurezza, l’ambiente, e per rispettare i dettami dell’Unione europea in tema di Green Deal. Improponibile il confronto con le 28.415 auto immatricolate a marzo 2020 a causa dal lockdown totale. Le immatricolazioni nel mese sono ammontate a 169.684 unità, 24.600 vetture in meno rispetto a marzo 2019. Nonostante il beneficio di due giorni lavorativi in più senza i quali il bilancio sarebbe stato ancor più negativo.

Marzo male. E le vendite auto in Italia nel 1° trimestre 2021? 446.978 immatricolazioni, in calo del 16,9% rispetto al gennaio-marzo 2019. Sentiamo Michele Crisci, presidente Unrae, l’Associazione delle Case automobilistiche estere: il rifinanziamento degli incentivi per consentire la rottamazione nella fascia 61-135 g/km CO2 fino a fine giugno è una necessità non ignorabile da parte del Governo Draghi.

Perché? Risposta: gli incentivi hanno fino a oggi permesso di velocizzare il ritmo di sostituzione delle vetture con oltre 10 anni di vita. Ma la diffusione di auto elettriche e ibride plug-in, oggi a una quota di poco inferiore al 9%, è rallentata dalla carenza di infrastrutture di ricarica. Il piano di rilancio è l’occasione per accelerare, anche in Italia, la svolta green nella mobilità. Sulla quale già da anni le Case automobilistiche investono grandi risorse in ricerca e sviluppo.

Secondo guaio: il divario fiscale tra l’Italia e i major markets europei sulle auto aziendali. Da noi, c’è una bassissima deducibilità dei costi, una limitata detraibilità dell’IVA. E niente riadeguamento dell’imposizione in base ai nuovi parametri di emissione WLTP per i fringe benefit, che si traduce in un indebito aumento della tassazione in capo al dipendente. E a una penalizzazione per l’azienda.

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