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Gerhard Berger e i troppi italiani in Ferrari: “a volte si adagiano sugli allori”

Il punto di vista di Gerhard Berger è quello che viene spesso fuori quando le cose vanno male, sarà questa la soluzione per la Scuderia?

Carlos Sainz

A sentire i discorsi di Gerhard Berger viene un po’ in mente Bernie Ecclestone. L’ex grande boss del Circus è infatti uno che conosce al meglio l’ambiente tanto da affermare qualche mese, in riferimento alle sciagurate disavventure degli ultimi tempi a marchio Ferrari, che una delle più evidenti problematiche andava ricercata nella consapevolezza “che il problema siano gli italiani: vogliono tutti comandare e hanno le loro idee”, ha ammesso qualche tempo fa Bernie aggiungendo che “non dico che si debba mandarli via come si fa con i corrotti, ma bisogna tirare dentro tedeschi, francesi, inglesi, gente che pensa in maniera diversa. Quello che accadde con Jean Todt è emblematico: gli italiani non lo volevano. Li convinsi io a prenderlo, poi le cose andarono per il verso giusto”.

Il punto di vista di Gerhard

È così che bisogna ragionare quindi? Probabilmente si, almeno a sentire anche appunto il parere di Gerhard Berger ovvero di uno che conosce benissimo l’aria che si respira in Ferrari per ovvie ragioni legate ai trascorsi del suo passato in Rosso. Secondo Berger la Scuderia che possiede gran parte del personale italiano rischia di adagiarsi ogni qual volta le cose vanno bene in pista, una caratteristica che secondo lui è preponderante oltre che sempre esistita visto che l’austriaco avrebbe già fatto parte di questi “comportamenti” tra l’87 e l’89 e poi dal 1993 al 1995.

Secondo Berger, intervenuto all’interno del podcast In the Fast Lane, “quando gli italiani sono tutti insieme, a volte piace loro cullarsi nella comfort zone. Per quanto tutto l’ambiente sia bello, penso che sia sempre una buona cosa avere in una squadra un mix di culture, di paesi diversi, con qualcuno al comando che è in grado di gestire con armonia l’intero team”. Secondo il suo punto di vista proprio “quando l’ambiente è positivo e si respira una atmosfera frizzante, a volte si perde il killer instinct. Due piloti sono stati in grado di andare in Ferrari e trasformarla in una squadra vincente: Niki Lauda e Michael Schumacher”.

Quindi Berger ha fornito un metro di paragone rappresentando le potenzialità esprimibili oggi in casa McLaren grazie ad un modello simile a quello ragionato da lui: “penso che sia stata la scelta giusta per Daniel Ricciardo. Questa squadra ha bisogno di un pilota giovane come Lando Norris, che hanno in casa ed è molto forte, come ha dimostrato nel Gran Premio del Bahrain. Ma ha anche bisogno di un pilota esperto che ha già dimostrato di poter vincere delle gare. È una combinazione perfetta: Daniel è sempre premuroso e porta sempre quell’allegria e quei sorridi che sono sempre molto utili all’interno del box”. Ragionamenti di questo tipo sono emersi spesso in accordo con le strategie societarie della Scuderia, ma può davvero essere questa la soluzione?

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