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Presa Modo per auto elettriche: alla larga dal surriscaldamento

All’aumentare della potenza, aumentano anche i rischi 

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Presa Modo per auto elettriche: alla larga dal surriscaldamento. All’aumentare della potenza, aumentano anche i rischi di incidenti: lo fa notare Motus-E. Quindi è necessario dotare gli impianti di sistemi di sicurezza per i connettori e per le prese. La norma IEC 61851- 1 definisce quattro diverse tecnologie di ricarica.

Presa Modo per auto elettriche: la 1? No

Ecco la ricarica domestica a 3 kW si effettua da una normale presa industriale Cee o Schuko collegata al veicolo con il cavo di ricarica in dotazione. È la tipologia di ricarica usata per bici elettriche, scooter e mezzi leggeri.

Modo 2. La ricarica domestica o in spazi privati per auto deve essere effettuata con maggior sicurezza e a potenze superiori ai 3 kW sempre da una normale presa industriale Cee o Schuko. Sì. Ma attraverso un cavo dotato di un control box portatile, cioè un dispositivo di monitoraggio e regolazione dell’operazione.

Quindi, wallbox tutta la vita per la ricarica elettrica sicura. E senza che salti la corrente.

Colonnine pubbliche di ricarica per auto elettriche

Fine delle wallbox di casa. La 3: gli impianti di ricarica pubblici. Qui il privato cosa può fare? Come interviene? Zero. Non può. Devono essere obbligatoriamente dotati di control box integrato all’infrastruttura e spesso dei relativi cavi di collegamento al connettore del veicolo. Anche le prese sono dedicate, Tipo 2 o Tipo 3 A (per scooter e mobilità leggera), e dispongono di contatti pilota che dialogano con il veicolo. Caricatori per impianti pubblici di questo genere hanno un costo che si aggira attorno ai 5 mila euro.

E la 4. Solo negli spazi pubblici possono essere installati impianti in corrente continua DC che consentono la ricarica veloce o ultraveloce (fino 30 minuti) a potenze uguali o superiori ai 50 kW.

Hanno:

  • convertitore AC/DC integrato,
  • cavi con prese specifiche che variano a seconda degli standard adottati dai veicoli (CHadeMo per le auto asiatiche e CCS o Combo per quelle europee). I caricatori costano un occhio: 20 mila euro minimo. Poi serve l’installazione di opere infrastrutturali per il collegamento diretto con le cabine di distribuzione. Denaro a profusione. Urge l’intervento dello Stato.
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