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La Ferrari Dino 196/264 S falsa non sarà distrutta: appartiene ora all’Agenzia delle Dogane

La contesa tra Ferrari e Agenzia delle Dogane è terminata definitivamente qualche giorno fa: la vettura falsa non sarà distrutta

Dino 196 S Originale
Ferrari Dino 196 S

Tra le storie di fine 2020 più curiose c’è stata quella che ha coinvolto una Ferrari, o meglio una falsa Ferrari. Una vettura contraffatta, ma con le insegne del Cavallino Rampante realizzata con cura maniacale tanto da risultare praticamente identica all’originale e tanto da essere utilizzata d’ora in poi come caso di studio per indagini di questo tipo.

La Ferrari protagonista della questione è una splendida Dino 196/246 S che è rimasta per diversi anni al centro di un grosso contenzioso tra la Ferrari e l’Agenzia delle Dogane per la volontà di Maranello di vedere distrutta quella vettura così identica alla variante originale. Tuttavia l’Agenzia delle Dogane ha usato da sempre una certa autorità per gestire la questione, puntando i piedi sulla volontà di introdurre la copia della Ferrari Dino 196/246 S presso il Museo della Contraffazione in modo da essere utilizzata per la formazione del personale.

La storia comincia dodici anni fa

Il 2008 è l’anno dell’avvio della battaglia legale, ovvero quando al porto di Genova gli ispettori della dogana hanno di fronte a loro una splendida Ferrari Dino 196/246 S: la vettura possedeva una solida storia dal punto di vista sportivo ed era stata realizzata dal Cavallino Rampante dal 1958 al 1960.

La bella Dino 196/246 S è in pratica molto simile alla Testarossa, sebbene possedesse l’interessante 6 cilindri realizzato dal compianto Dino Ferrari. Si scoprirà però che la vettura è un falso, sebbene sia stata realizzata con una cura per il dettaglio semplicemente impressionante. Parte quindi l’ovvio sequestro con Ferrari che ritiene sia necessaria la distruzione della falsa vettura del Cavallino Rampante: bisogna infatti ricordare che a Maranello sono da sempre attenti in relazione a storie come questa.

Ma l’Agenzia delle Dogane non è convinta e impugna l’articolo 16 della legge 99/2009 che prevede appunto che i beni sequestrati perché contraffatti possano essere affidati allo Stato o ad enti pubblici “per finalità di giustizia, di protezione civile o di tutela ambientale”. Deriva quindi da qui la volontà di esporre la vettura presso il Museo della Contraffazione, in modo che diventi un caso studio degno di nota.

L’agguerrita battaglia legale ha visto per un periodo la Ferrari in avanti per la lotta alla demolizione della vettura, ma il ricorso in Cassazione da parte dell’Agenzia delle Dogane ha condotto ad un risultato inaspettato. Per i giudici, l’Agenzia delle Dogane potrà continuare a “detenere in via definitiva tale oggetto al solo fine di memoria e studio, senza esposizione al pubblico”. Ne deriva che la perfetta copia della Ferrari Dino 196/264 S non sarà distrutta, ma non potrà più essere vista e fotografata da nessuno.

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