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La futura normativa europea potrebbe far morire i propulsori tradizionali?

Le future introduzioni sui parametri anti inquinamento potrebbero avere un effetto disastroso per le motorizzazioni tradizionali

V6 Busso

Non c’è ancora nulla di ufficiale, ma in Europa pare esserci la volontà (da parte del Governo centrale) di essere i primi nella gestione delle emissioni da ridurre a più non posso. La possibilità che alcune norme decisamente stringenti potranno azzoppare le motorizzazioni tradizionali, benzina o diesel, appare sempre più concreta.

È stato infatti diffuso uno studio che la stessa Unione Europea ha commissionato e già redatto dall’Advisory Group on Vehicle Emission Standards. La bozza di questo studio potrebbe fornire le basi per la generazione per le future normative anti inquinamento Euro 7 che potrebbero entrare in vigore a partire dal 2025. I limiti imposti dal nuovo piano rientrerebbero in dati numerici particolarmente stringenti, si parla infatti di emissioni di NOx pari a 30 mg al chilometro ma non viene escluso persino un limite fissato a 10 mg/km. Oggi la normativa Euro 6d fissa il limite per le vetture diesel a 80 mg/km per lo stesso componente, che si riducono a 60 mg/km per le vetture alimentate a benzina. Sebbene, come precisato, si tratti di un’analisi preliminare lo studio ha comunque provocato più di qualche reazione nel settore.

Rilevazioni in strada

I valori risicatissimi dovrebbero essere rispettati praticamente ovunque. Si parla di quote fino a 1.000 o 2.000 metri e in un range di temperatura compreso fra i -10°C e i 40°C. La rilevazione sarà invece messa in pratica su strada utilizzando i test Real Drive Emission con misure che potrebbero verificare la costanza nel tempo del dispositivo. Il documento specifica anche che i limiti imposti devono essere rispettati sempre, anche con elementi accessori applicati alla vettura.

Ad esprimere il proprio disappunto è stata per prima la VDA, l’associazione dei costruttori tedeschi, che ha ammesso le problematiche derivanti da una normativa di questo tipo. Il nuovo standard, se confermato sulla base del documento in essere, “significherebbe che la Commissione Europea vieterebbe le auto con motori a combustione a partire dal 2025. La Commissione Europea vorrebbe che i veicoli siano privi di emissioni in ogni situazione di guida. Un fatto tecnicamente impossibile” ha ammesso il presidente della VDA Hildegard Müller. Lo stesso Müller ha tracciato una possibile direzione: “i motori attuali sono pulitissimi, bisognerebbe magari usare tipologie di carburanti meno inquinanti investendo maggiormente su biocarburanti e fuel cell”.

Scoraggiare i veicoli tradizionali

Quando a giugno il Parlamento Europeo fissava l’approvazione di un regolamento che fosse in grado di classificare gli investimenti sostenibili, aveva fornito sei obiettivi ambientali per ottenere un’attività economica riconosciuta ecosostenibile. A questi obiettivi fissati dal Parlamento Europeo si affiancavano ulteriori quattro requisiti da soddisfare. Sebbene in questi parametri non si faccia mai riferimento diretto al settore automotive, la UE ha ora fornito un primo elenco delle attività che andrebbero considerate come sostenibili. Ne deriva che tra queste è stato incluso anche il settore dei trasporti, e nello specifico la produzione di vetture.

Vengono quindi incluse tra le vetture sostenibili quelle che producono emissioni di CO2 con un dato inferiore a 50 g/km (fino al 2025) e quelle che producono emissioni pari allo zero a partire dal 2026. Nessun limite specifico quindi ma un effettivo modo silenzioso per scoraggiare lo sviluppo di motorizzazioni tradizionali.

Ma sempre la VDA vorrebbe conoscere anche quelle che saranno le modalità per testare l’effettiva emissione di CO2. Diverso sarebbe misurare l’emissione tramite una media ponderata, rispetto all’effettuare una misurazione durante i picchi di emissione. Di certo i soli 5 anni che separano da una condizione praticamente paradossale sono effettivamente pochissimi anche in un settore in piena evoluzione come quello dell’automotive. Il passaggio repentino all’esclusiva mobilità elettrica sarebbe difficile e complicatissimo per vari motivi che sono stati più volte evidenziati, a cominciare da una rete di ricarica di scarsissima diffusione.

Un po’ tutto gira attorno all’eco compatibilità

Bisogna poi considerare la situazione da un punto di vista strettamente finanziario. La sostenibilità fa parte di un mondo sempre più attento alle dinamiche ambientali e di conseguenza anche gli investimenti vanno verso questa direzione. Ogni cosa si muove verso questa direzione e il mondo dell’auto, lentamente, sta provando ad adeguarsi. Tuttavia i tempi appaiono ristretti e in un certo senso quanto ammesso fin qui fornisce una visione pseudo discriminatoria. Si può togliere il piacere a chi vuole vivere e morire di una guida d’altri tempi col rombo di un motore “vero”?

La risposta è difficile da fornire ma accomuna ancora una fetta piuttosto ampia di avventori che vogliono l’auto alimentata da un motore a combustione interna, che produca rumore e sensazioni d’altri tempi (se un domani dovessimo abituarci all’elettrico). Ma come si diceva, gli attuali propulsori hanno già prodotto passi enormi in termini di inquinamento prodotto e non rappresentano la discriminante in termini di inquinamento. Meglio ancora, non è solo il motore a fornire inquinamento.

Il test congiunto condotto da Mercedes e Bosch qualche tempo fa aveva mostrato il livello di inquinamento delle attuali motorizzazioni Euro 6d. Lo stesso test aveva reso noto che i principali inquinanti in città non derivavano esclusivamente da quanto produceva lo scarico. Molti degli inquinanti provenivano anche da elementi di pneumatici e impianto frenante. Quindi anche le vetture elettriche non sarebbero completamente verdi, è ovvio.

Senza aggiungere che un’ulteriore fetta dell’inquinamento cittadino proviene da impianti di riscaldamento e da strutture industriali. Ci sarà di che ragionare prossimamente.

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