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Revoca Governo ad Autostrade: bis

Se ne riparla, a distanza di due anni. Per sbloccare una situazione imbarazzante

atlantia

Dopo il crollo del Ponte di Genova del 2018, Governo e M5S parlarono di revoca ad Autostrade per l’Italia. Di Atlantia (Benetton). Poi, però, nulla di fatto. Perché? Chissà: qualcuno dice per paura della penale di 20 miliardi che lo Stato deve pagare ai Benetton in caso di revoca. Sta di fatto che il M5S ha pagato carissimo tutta questa situazione imbarazzante: si veda il crollo alle regionali. Adesso, però, si riparla di revoca. Ultimatum del governo ad Atlantia: senza una schiarita entro il 30 settembre avanti con la procedura di revoca della concessione. Vediamo cosa succede.

Revoca Governo ad Autostrade: la situazione

  1. Ipotesi 1. Da Atlantia entro il 30 settembre non arriveranno risposte che consentano di portare avanti il percorso deciso a luglio dal governo per rendere Aspi pubblica con l’ingresso di Cdp. Allora, niente revoca.
  2. Ipotesi 2. Da Altantia nessuna risposta convincente. Allora, revoca. È la linea del Governo emersa, a quanto si apprende, da un vertice a Palazzo Chigi. Il premier Giuseppe Conte si è confrontato con i ministri Roberto Gualtieri (Economia) e Paola De Micheli (Trasporti). Qui ci si gioca l’immagine. La credibilità. Perché per ora i Benetton stravincono.

Cassa depositi e prestiti: primo ultimatum ad Atlantia

Ma non è il primo ultimatum. In precedenza, l’amministratore delegato di Cdp, Fabrizio Palermo, aveva chiesto una risposta chiara e definitiva ad Atlantia su tutti i nodi che di fatto avevano arrestato la trattativa. A partire dalla manleva sulle future richieste di risarcimento per il crollo del Ponte di Genova. In sostanza, se la Cassa subentra ad Atlantia, non vorrebbe avere l’onere di fronteggiare le domande di indennizzo.

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