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Coda al casello sì, coda per la ricarica elettrica no: perché?

Paolo Attivissimo su Twitter apre il dibattito

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Coda al casello sì, coda per la ricarica elettrica no: perché? Il noto giornalista informatico e cacciatore di bufale, Paolo Attivissimo, lancia il dibattito con un Tweet: tanta gente dice che fermarsi mezz’ora per ricaricare un’auto elettrica in viaggio è intollerabile. Ieri – dice – ho visto probabilmente la stessa gente fare allegramente mezz’ora di coda ai caselli pur di non comprare un Telepass da un euro al mese.

Coda al casello sì, coda per la ricarica elettrica no: questione Fisco?

Non abbiamo risposte. Facciamo solo ipotesi.

  1. Anzitutto, l’italiano medio che si mette in coda al casello potrebbe aver paura del Fisco. Una paura irrazionale, immotivata, ingiustificata. Il Fisco, in questa visione distopica, vede che viaggi in autostrada, hai i soldi per viaggiare, quindi non è vero che il tuo reddito è bassissimo.
  2. Seconda ipotesi. Al casello, paghi in contanti: si smaltisce il nero. Dai via tutto quello che hai guadagnato senza pagare le tasse.
  3. Terza possibilità: la privacy. Lui ha una amante, viaggia con lei, e non vuol fare sapere a nessuno dove va. O lei ha un amante, fa il weekend, e desidera discrezione.

Code sì, ricarica no: solo cultura

In realtà, quelle tre paure sono del tutto irrazionali, ingiustificate e immotivate. Il Telepass conviene sotto ogni profilo: costi, inquinamento, stress. Tutto pratico, col massimo rispetto della privacy. E il Fisco non va certo a verificare quegli spostamenti.

Il problema è allora culturale. Occorre fare un passo avanti come mentalità in Italia: sotto questo profilo, la nostra opinione è che un gioiellino come la Fiat 500 elettrica costituirà un bel trampolino di lancio. Vettura riuscitissima sotto ogni punto di vista.

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