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Sosta monopattini elettrici sul marciapiede: nessun rispetto per i non vedenti

La chiamano micromobilità dolce e pulita. Chi usa quelle tavolette e le parcheggia così è un incivile

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A Milano, c’è il fenomeno “sosta monopattini elettrici sul marciapiede”. Di per sé, il monopattino è innocente, idem chi li produce (di solito i cinesi): un giocattolino con ruotine da usare in aree molto limitate, come hobby. Innocenti anche le società di noleggio dei monopattini: nelle app, scrivono che bisogna fare i bravi, rispettare il Codice della Strada e il buon senso. E non parcheggiare al centro dei marciapiedi o sui marciapiedi stretti. Dove camminano non solo gli atleti di football americano, ma anche i non vedenti. E qui c’è un problema molto grave.

Sosta monopattini elettrici sul marciapiede: sopraffazione

Al massimo, quegli aggeggi si mettono al sicuro su marciapiedi grandi, dove non diano troppo fastidio. Per i non vedenti, qualsiasi ostacolo improvviso, qualunque incognita, ogni oggetto misterioso sul marciapiede costituiscono un guaio. Un solo monopattino elettrico sul marciapiede stretto o al centro del marciapiede è segno di inciviltà. È anche difficile risalire a chi ha usato lo strumento, l’ha lasciato lì. È impossibile multarlo.

In teoria, multa di 87 euro. Sì, buonanotte. Vogliamo vedere quando accadrà.

Non c’è prevenzione, non c’è repressione. I monopattini non hanno targa, non serve la patente per guidarli. Stanno causando incidenti a iosa e compromettono la sicurezza, anche quella dei non vedenti sui marciapiedi.

Monopattini in mezzo ai piedi: i Comuni cosa fanno?

Tutti quei politici che parlano di micromobilità dolce e pulita, di mobilità del futuro, dovrebbero mettersi la mano sulla coscienza. A livello centrale. E locale: parliamo dei sindaci dei Comuni. Andrà pur fatto qualcosa. Non si può trasformare la città in una giungla urbana, con la sopraffazione del monopattinista sul pedone, e sul non vedente. E anche sui disabili e sulle persone con mobilità ridotta: anziani e donne incinte anzitutto.

Le città italiane sono fatte per le auto e per le moto: la mobilità giusta. Chi spinge per bici e monopattini bluffa: lo dimostrano i continui sinistri gravi: è una mobilità sporca, violenta, fatta di aggressività.