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Dieselgate: in Germania aperta nuova indagine contro ex CEO Volkswagen

I procuratori tedeschi hanno aperto una nuova indagine in Germania nei confronti dell’amministratore delegato di Volkswagen, Martin Winterkorn. Le indagini riguarderebbero l’accusa di frode che ha colpito l’ex dirigente di VW. Gli investigatori starebbero esaminando le carte per capire quanto l’allora numero uno del gruppo di Wolfsburg sapeva della questione concernente il dieselgate. Questa è la seconda indagine iscritta a ruolo nei confronti di Winterkorn per lo scandalo. Questa indagine si sta svolgendo nella città tedesca di Braunschweig nei pressi della sede di Volkswagen. L’ex amministratore delegato è già indagato su possibili manipolazioni del mercato.

Il riconoscimento da parte di Volkswagen nel settembre 2015 di aver usato un software per ridurre i livelli di emissioni quando alcune sue auto erano in fase di test negli Stati Uniti, ha causato danni per svariati miliardi di euro al gruppo tedesco, cosa che ha costretto alle dimissioni  Winterkorn e ha portato a indagini e azioni legali in tutto il mondo. VW ha detto che il suo consiglio di amministrazione non era a conoscenza delle violazioni del software fino alla fine di agosto 2015 e formalmente ha segnalato la truffa alle autorità statunitensi ai primi di settembre dello stesso anno.

Comparendo davanti ai procuratori tedeschi la settimana scorsa, Winterkorn ha rifiutato di dire quando ha saputo esattamente delle irregolarità sui livelli di emissioni di scarico, ma ha detto che egli non era a conoscenza prima del momento in cui Volkswagen ha ufficialmente ammesso di conoscere il problema. Felix Doerr, avvocato di Francoforte che difende Winterkorn, non ha risposto immediatamente ad una richiesta di commenti. Il suo studio legale fino a questo momento non ha voluto commentare gli sviluppi della vicenda. I procuratori di Braunschweig hanno detto Venerdì di aver compiuto perquisizioni in 28 case e uffici questa settimana in relazione a queste indagini.

Il numero di persone accusate in relazione allo scandalo delle emissioni è salito a 37 da 21, tra cui lo stesso Winterkorn. “Indicazioni sufficienti sono alla base delle indagini, in particolare l’interrogatorio di testimoni e sospetti, così come l’analisi dei dati sequestrati fanno sospettare che l’imputato (Winterkorn) può aver conosciuto il software di manipolazione e i suoi effetti prima di quanto egli abbia detto pubblicamente”, hanno dichiarato i procuratori. Ci vorranno settimane per vagliare tutto ciò che è stato trovato nei raid di questa settimana, hanno detto i procuratori.

Volkswagen ha promesso piena collaborazione con i pubblici ministeri ma ha rifiutato ulteriori commenti. Le sue azioni sono segnalate in calo in Borsa dopo la diffusione di queste notizie. L’ultima indagine potrebbe aggiungere nuovi problemi legali alla casa automobilistica e incoraggiare gli investitori nel proporre richieste di risarcimento danni in Germania per il crollo del prezzo delle azioni di VW, dopo lo scoppio dello scandalo. “Gli avvocati che stanno cercando di citare in giudizio VW per manipolazione del mercato avrebbero certamente più munizioni, a nostro avviso, se l’ex amministratore delegato fosse riconosciuto colpevole di frode”, ha detto l’analista di Evercore ISI, Arndt Ellinghorst.

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Dieselgate
Dieselgate: in Germania nuova indagine nei confronti dell’ex CEO di Volkswagen

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Winterkorn, 69 anni, e le altre 36 persone indagate sono sotto inchiesta con l’accusa di frode e violazione del diritto alla concorrenza, hanno detto i procuratori. Questa indagine è comunque separata da quella a cui il dirigente è sottoposto per manipolazione di mercato. Winterkorn ha negato ogni accusa, quando ha abbandonato la guida del gruppo Volkswagen il 23 settembre 2015 in pieno Dieselgate, ha detto che stava aprendo la strada per un nuovo inizio alla sua azienda con le sue dimissioni. Winterkorn ha diretto VW per otto anni periodo in cui il gruppo è stato protagonista di un raddoppio del fatturato e di un aumento ancora più grande dei profitti.

Il più grande fabbricante automobilistico d’Europa ha compiuto un importante passo questo mese verso la fine della sua crisi più grande di sempre, quando ha accettato di dichiararsi colpevole per il dieselgate pagando 4.3 miliardi di dollari al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. In totale, Volkswagen ha ora accettato di pagare fino a 22 miliardi di dollari negli Stati Uniti per affrontare richieste di risarcimento dai proprietari, regolatori ambientali, Stati degli USA e rivenditori.

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