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La spia coronavirus mette la foto dell’auto su Facebook: reato

La guida di ClubAlfa.it: si moltiplicano i delatori da social network. La spia coronavirus mette la foto dell’auto su Facebook. Si moltiplicano i delatori da social network. Ma segnalare sui social significa violare la legge

spia corona

In piena pandemia di Covid-19, c’è una moda: la spia coronavirus mette la foto dell’auto su Facebook. Più le foto di chi corre. Il motivo? Il Governo dice che si deve evitare di uscire di casa. Si può uscire per andare al lavoro o per ragioni di salute o per altre necessità, quali, per esempio, l’acquisto di beni necessari. Si deve comunque essere in grado di provarlo, anche mediante autodichiarazione: potrà essere resa su moduli prestampati già in dotazione alle forze di polizia statali e locali. La veridicità delle autodichiarazioni sarà oggetto di controlli successivi e la non veridicità costituisce reato. Senza una valida ragione, è richiesto e necessario restare a casa, per il bene di tutti. Chi resta a casa e fa la spia è perché si sente tradito. Lui a casa a soffrire, gli altri senza permesso a zonzo. Di qui, la caccia all’untore.

La spia coronavirus mette la foto dell’auto su Facebook

Chi fa lo 007, piazzando le immagini su Facebook e su altri social, cosa rischia? Vediamo cosa sapere.

  • Resta l’obbligo di rispetto dell’altrui riservatezza e reputazione.
  • Un risarcimento in sede civile. Ma questo è il meno.
  • Rispondere del reato di diffamazione aggravata.
  • Rischi di diffamazione tanto più se la foto è a corredo di commenti violenti e offensivi. Non puoi etichettare, come fossi uno sceriffo, i trasgressori. Che poi sono presunti trasgressori: decide il giudice, non tu Facebook.
  • Soluzione: condotte illecite (quelle che tu ritieni essere tali) devono essere segnalate alle autorità competenti: Polizia o Carabinieri.
  • Metti in piazza un dato personale che non può essere divulgato senza il consenso dell’interessato (a meno di rarissime eccezioni).
  • Passibile di reato è chi ha messo in rete la foto, chi ha postato commenti, chi ha messo un like. Occhio.

Tracciamento a chi va in auto

Abbiamo un punto fermo: commette reato la spia coronavirus mette la foto dell’auto su Facebook. Discorso diverso se è il Governo ad attuare certe misure, specie in pandemia, ossia in situazioni di massima emergenza. In Lombardia hanno usato le celle dei telefoni cellulari per capire se le persone si spostano da casa, anche in auto. Per Antonello Soro, garante privacy, questo è corretto. Si tratta di dati effettivamente anonimi che  descrivono i flussi di mobilità ma non identificano le persone. Altro sarebbe se si volessero raccogliere dati identificativi: in questo caso servono garanzie adeguate e norme precise con limiti temporali. Il tema, nella stagione che stiamo vivendo, è che comunque dobbiamo perdere la quota delle nostre libertà necessaria al contrasto della pandemia.

Comunque, dice Soro, non è momento di improvvisazioni né di espressioni infelici come chi dice “io della privacy me ne frego”. La privacy è diritto alla libertà. E come se dicessero “io della libertà me ne frego”. Dobbiamo accettare regole che senza dubbio ci limitano in nome di un bene superiore senza però mai dimenticare che la forza del nostro Paese è sempre stato il modello democratico. Il nostro modello è l’Italia, l’Europa e non la Cina.

Multe auto lecite col Covid-19

Invece, multe da 300 a 4.000 euro a chi va in giro senza permesso. Un terzo in più con un veicolo. Sono le misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19. Cinque cose da sapere.

  1. Le Forze dell’ordine possono anche usare un verbale appena diverso dal facsimile fornito dal ministero dell’Interno. Apportando, dove ritenuto opportuno, le integrazioni per renderne il contenuto più aderente alle specifiche istruzioni operative fornite al personale dipendente.
  2. Per quanto riguarda le modalità di pagamento delle sanzioni relative ad accertamenti, quando i proventi relativi sono destinati allo Stato? In tutti i casi in cui competente a emettere l’ordinanza ingiunzione è il Prefetto. Ossia per tutte le violazioni relative a misure restrittive disposte qualunque sia il soggetto che ha accertato l’illecito. Pertanto, anche le violazioni relative a inosservanza di questi provvedimenti accertati dai Corpi o Comandi di Polizia Locale. O da altri funzionari o agenti facenti capo ad amministrazioni non dipendenti dallo Stato devono essere pagate attraverso bonifico bancario: indirizzato alla Tesoreria Centrale di Roma. Con l’IBAN bancario.
  3. La gestione delle attività successive alla redazione del verbale sarà curata dalle amministrazioni da cui dipende chi ha accertato la violazione.
  4. Nel verbale può esserci che il trasgressore paga con gli ordinari strumenti previsti da quella amministrazione (versamento sul proprio conto corrente postale o bancario o versamento presso l’ufficio).
  5. I proventi delle violazioni da chiunque accertate, relative ad inosservanza di provvedimenti temporanei adottati dalle Regioni o da sindaci, invece, sono destinati agli stessi Enti che hanno adottato i provvedimenti. E dovranno essere pagate con le modalità da essi determinate, sulla base delle leggi regionali o dei regolamenti locali che disciplinano la materia.

Quante multe da coronavirus

Sono stati controllati 159.962 persone e 58.481 esercizi commerciali e attività. Dall’11 al 29 marzo 2020 sono stati verificati complessivamente 3.226.841 persone e 1.478.350 esercizi commerciali. Le persone sanzionate in via amministrativa per i divieti sugli spostamenti sono state ieri 6.623; quelle denunciate per false attestazioni nell’autodichiarazione sono state 58 e quelle denunciate per violazione della quarantena 29.

In più, sono 449 le operazioni svolte dai Vigili del fuoco, nel solo fine settimana, per fronteggiare l’emergenza legata al Covid-19. Un impegno a supporto dei comuni, in materia di protezione civile, su tutto il territorio nazionale a cui il Corpo fa fronte grazie alle sue articolazioni periferiche. Gli interventi delle squadre hanno riguardato l’igienizzazione di locali e di aree esterne, il trasporto di materiale sanitario urgente, il supporto alla popolazione in genere.

Polizia locale in prima linea contro il coronavirus

È segnalata l’esigenza di prevedere, nelle pianificazioni di impiego del personale da parte delle autorità provinciali di pubblica sicurezza, il coinvolgimento delle polizie locali per garantire la sicurezza delle comunità e il rispetto delle misure emergenziali adottate per il contenimento del Covid-19: lo dice il Viminale. Ecco i cinque punti chiave.

  1. Sono tre gli agenti di Polizia locali morti di coronavirus. In più, ci sono i numerosi contagiati. Senza contare i positivi che non sanno esserlo perché asintomatici: piaga italiana.
  2. Giustamente, l’articolo 115 del decreto legge 17 marzo 2020, numero 18, ha previsto l’istituzione di un fondo finalizzato a contribuire all’erogazione dei compensi per le maggiori prestazioni di lavoro straordinario del personale delle polizie locali. Quello direttamente impegnato a fare la guerra al Covid-19.
  3. C’è l’attribuzione ai Prefetti della funzione di assicurare l’esecuzione delle misure emergenziali avvalendosi delle Forze di polizia. E, dove occorra, sentiti i competenti comandi territoriali, delle Forze armate, prevedendo l’attribuzione della qualifica di agente di pubblica sicurezza in favore del personale militare impiegato.
  4. Gli addetti al servizio di Polizia municipale, cui il Prefetto può conferire la qualifica di agente di pubblica sicurezza, collaborano, nel territorio di loro competenza, con le Forze di polizia dello Stato a garanzia dell’ordine e della sicurezza pubblica.
  5. In questa fase emergenziale sono impegnati non solo le Forze di polizia, ma anche i Comuni, per il tramite dei Corpi e Servizi di polizia locale. È un un momento delicato per la vita del Paese in cui tutte le polizie, comprese quelle locali, costituiscono risorse essenziali per garantire la sicurezza delle relative comunità. Contribuendo alla sorveglianza sul rispetto delle misure emergenziali adottate.