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Veicoli storici: quanto inquinano l’ambiente

Ad Automotoretrò l’ASI e l’IIS hanno esaminato l’impatto dei veicoli storici in termini di emissioni

Veicoli storici

Nel corso di Automotoretrò, evento ospitato a Torino nei padiglioni di Lingotto Fiere dal 30 gennaio 2019 al 2 febbraio 2020, l’Automotoclub Italiano (ASI) e l’Istituto Superiore di Sanità hanno illustrato il programma di ricerca avviato sugli inquinanti atmosferici generato dalla circolazione dei veicoli storici. Lo scorso 30 ottobre i due Enti hanno sottoscritto un accordo di collaborazione per fare chiarezza su una tematica estremamente attuale.

Ciò prevede l’esame degli ossidi di azoto, del materiale particellare e di ulteriori contaminanti potenzialmente connessi con le emissioni provocate dai veicoli storici, in rapporto agli usi e al chilometraggio annuale effettivamente percorso.

Durante l’incontro erano presenti Giovanni De Virgilio, ricercatore scientifico, Gaetano Settimo del Reparto Esposizioni a Contaminanti nell’Aria, Suolo e da Stili di Vita Dipartimento Ambiente e Salute dell’Istituto Superiore di Sanità, e Andrea Piccioli, direttore generale dell’Istituto Superiore di Sanità. Un incontro tra personalità competenti in fatto di ecosostenibilità, obiettivo ormai imprescindibile per assicurare il futuro alle giovani generazioni.

Veicoli storici causa di polveri sottili

In breve, l’inquinamento atmosferico sorge dall’accumulo di una o più elementi in concentrazioni tali da modificare le normali condizioni ambientali e di salubrità dell’aria. Lo studio ha sinteticamente presentato il chiaro legame sul suo conto, sulle sostanze nocive propagate e le rispettive sorgenti.

Da uno schema riassuntivo emergono le principali cause delle ormai famigerate polveri sottili. Definite scientificamente PM10, sono composti in grado di arrecare seri danni sulla salute dell’uomo. L’argomento è particolarmente spinoso perché concerne quello più ampio dello smog, dove il nostro Paese non brilla affatto.

Difatti, l’Italia è sotto procedura di infrazione da parte della comunità europea per il superamento dei limiti. La Commissione ci accusa di aver trasgredito gli obblighi assunti 15 anni fa mediante interventi strutturali efficaci. E in effetti di polveri sottili se ne sente parlare solamente quando vengono superati i paletti prefissati. E quasi sempre la soluzione è una sola, lo stop al transito dei veicoli storici.

L’equivalente di un cerotto su una ferita da guerra perché consiste in provvedimenti estemporanei e poi non solamente le autovetture producono particolari. Non sono tanto meno i principali responsabili, tuttavia fermare i mezzi è più semplice e non implica una strategia di lungo periodo.

Pm10: come e da cosa sono formate

Le cosiddette Pm10 costituiscono particelle di 10µm di diametro (10 millesimi di millimetro) diffuse nell’atmosfera, formate in larga prevalenza da particelle ancora più piccole, denominate Pm2,5.

Queste, piccolissime gocce di sostanze liquide, sono composte da fumo, polvere ed aerosol. Se respirate, possono raggiungere in 30 giorni gli alveoli polmonari. Oltre alla combustione, tipo quella provocata dai motori a scoppio, dalle caldaie e di tante attività industriali, le generano l’usura dei freni, degli pneumatici e dell’asfalto.

Dallo schema riassuntivo presentato, il riscaldamento domestico incide per il 42 per cento, l’industria per il 17 per cento e l’agricoltura per il 15; mentre i trasporti stradali l’11 per cento delle polveri sottili presenti nell’aria.

Da qui l’appello a integrare un approccio integrato, non solo penalizzando e demonizzando le vetture. Gli interventi su ciascuna sorgente contribuiscono all’inquinamento atmosferico. Uno studio dell’Arpa Lombarda evidenziava invece come tra le fonti di polveri i motori contribuiscano per il 15% e gli pneumatici per il 13%.

Per la ricerca il team di Gaetano Settimo si è focalizzato su quell’11 per cento diffuso dalla circolazione degli autoveicoli per estrapolare il dato riferito esclusivamente ai soli veicoli storici certificati a seconda del loro impiego e dei chilometri annualmente percorsi, prendendo in esame 5 città campione italiane.

Si giungerà a stabilire protocolli guida nazionali per legiferare sull’utilizzo di tali macchine in contesti urbani. In aggiunta, il rappresentato dell’IIS ha sottolineato il bisogno di distinguere palesemente le categorie dei mezzi. L’impatto ambientale da attribuire al parco auto è dettato da veicoli vecchi e non certamente dai veicoli storici certificati, che costituiscono una minima fetta accostati al circolante obsoleto e meritano tutela.

Veicoli storici: correlazione tra le emissioni

All’evento è stato pure precisato il modo con cui le emissioni derivate dalla circolazione del parco macchine includono quelle causate dai gas di scarico creato dalla combustione di vari prodotti quali il diesel, la benzina, il gas naturale e il Gpl, fusione di differenti idrocarburi, che mantengono atomi di idrogeno e carbonio. Si correlano poi emissioni da abrasione come prodotti dalla meccanica (frizione, freni, pneumatici) e dall’usura del manto stradale.

L’abrasione è rilevante unicamente per le emissioni di polveri sottili e di alcuni metalli. Ci sono poi emissioni evaporative, cioè quelle generate nell’istante in cui la macchina è parcheggiata a motore spento, quale una varietà di idrocarburi composti. Queste sono significative solamente per i Cov, ossia le sostanze organiche volatili. Naturalmente il quantitativo delle emissioni da mezzi di trasporti dipende pure dalla densità del parco circolante.

Su 38 milioni di unità la cui età va oltre gli undici anni, i veicoli storici costituiscono circa lo 0,9 per cento. Stando alle statistiche il 57% del totale complessivo, ovvero superiore ai trent’anni, percorre meno di 1.000 km l’anno. Appena il 14 per cento sfora i 5mila km. Per garantire l’adeguata efficienza della componente meccanica va inoltre specificato che ai mezzi serve muoversi ed essi impongono un autentico know-how da trasmettere, mentre manca il personale qualificato.

Successivamente ha preso parola Alberto Scuro, numero uno dell’ASI. La ricerca costituirà una premessa oggettiva, priva di strumentalizzazioni, per le verifiche future con le autorità competenti in tema legislativo. ASI e ISS hanno delineato l’iter corretto per modernizzare il sistema regolamentare della circolazione dei veicoli storici, ovvero i 400mila certificati, da non confondere con i 14 milioni di unità obsolete.

Asi, in aggiunta, si augura di conservare e continuare il dialogo con le istituzioni nazionali e parlamentari, che hanno già avvalorato rispetto e sensibilità verso il patrimonio storico, tecnologico e nei confronti degli appassionati, assicurando comunque un alto senso di responsabilità verso l’ambiente e l’interesse collettivo.