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Ferrari, Camilleri: “Il secondo posto non è un’opzione”

L’amministratore delegato coltiva grandi ambizioni per il campionato di F1 2020

Camilleri

Una lenta, apparentemente eterna agonia. Anche il campionato del mondo di Formula 1 2019 si è concluso a mani vuote per la Ferrari, che pare aver perso il tocco magico. Nell’era turbo-ibrida ha sempre e solo fatto la voce grossa la Mercedes, reduce da ben sei doppiette costruttori-piloti. Smacco pesante a Maranello, ancora la realtà numero uno come reputazione, da tempo non convertita più in risultati concreti.

Se il campo (e in questo caso il circuito) è il giudice finale, a Maranello hanno poco di cui bearsi. Tra il Vettel dominatore in Red Bull e quello visto negli ultimi dodici mesi c’è un abisso. Probabilmente lo psicodramma sofferto nel 2018 si è fatto ancora sentire sul tedesco, negandogli quella tranquillità necessaria per competere ai piani maggiori.

Chi lo conosce bene, tipo Helmut Marko, lo tiene ancora in alta considerazione. È solo questione di dargli una monoposto adatta e costruirgli attorno una squadra che gli trasmetta fiducia. Al resto ci penserà lui. Le difficoltà dipendono secondo il tedesco pure dall’approdo di Leclerc, il nuovo che avanza, la concorrenza interna che più agguerrita non si può. Maturato un anno di “tirocinio” presso l’Alfa Romeo-Sauber, il prospetto cresciuto nella Ferrari Academy ha impiegato pochissimo tempo prima di offrire prestazioni scintillanti.

Avvezzo a spingere la macchina oltre i propri limiti, lo stile di guida temerario, gioia per gli occhi dei tifosi della rossa, aggiungerebbe ulteriore pressione su Seb. Partito con i galloni di prima guida, il 32enne ha visto le proprie quotazioni perdere continuamente valore, mentre la stella del compagno di scuderia brillava.

Camilleri punta alle stelle

La classifica finale migliore di Leclerc rispetto a Vettel ha lasciato credere che le gerarchie interne cambiassero. E invece il Team Manager Mattia Binotto, forse per pretattica o forse perché ci crede davvero, ha preferito rimanere sul vago. Nessuno dei due alfieri avrà la precedenza nelle strategie. Forse con il proseguire dei Gran Premi le cose cambieranno, ma non ora. Non quando il nuovo modello della Ferrari deve essere ancora perfino presentato alla stampa. Strada facendo i piani potrebbero comunque cambiare: il cavallino vuole tornare assolutamente rampante.

Lo ha detto chiaramente Luis Camilleri, l’amministratore delegato della Ferrari, durante la conference call sui conti 2019. Quest’anno sarà abbastanza critica per la Formula 1. La loro ambizione – spiega l’a.d. – è sempre la stessa, ovvero cercare di vincere, dunque continueranno a investire sulle loro infrastrutture, risorse e tecnologie.

Nel frattempo, andranno avanti a sviluppare la vettura 2020 man mano che la stagione farà il proprio corso. Si tratterà prevalentemente di un lavoro di fino, infatti nel 2021 entrerà in vigore il nuovo regolamento tecnico. Le nuove normativa comporteranno la realizzazione di un’auto parecchio diversa, alla quale destinare già risorse e finanziamenti.

Red Bull: i dubbi sulla power unit Ferrari

Sempre di Camilleri è però l’invito di concedere il tempo necessario affinché il lavoro paghi. Sono focalizzati sul lungo termine. Non si costruisce la squadra durante una notte. Piuttosto di frequente hanno definito giovane la squadra. Sì, hanno tanta esperienza e professionisti di talento, tuttavia molti di loro sono nuovi nei compiti affidati e nelle loro responsabilità.

Bene dunque pazientare, hanno bisogno di serenità e stabilità. Se vengono prese in considerazione le epoche d’oro della Formula 1, i cicli vincenti, i team più forti, qualunque nome avessero (McLaren, Ferrari, Red Bull o oggi Mercedes) sono legati da un filo conduttore. Si tratta proprio della stabilità, che ti spinge a lavorare a stretto contatto.

Conservare la serenità è già una missione più ostica. Negli scorsi mesi la Red Bull ha lanciato continue accuse all’indirizzo del motore Ferrari, messe sotto accusa dagli anglo-austriaci per i picchi di velocità sul dritto. In segno di sfida nel fine settimana di Austin hanno chiesto un chiarimento alla FIA circa un eventuale escamotage di natura tecnica, che potrebbe permettere a un costruttore di power unit di aggirare i limiti di flusso del carburante dettati dal regolamento, assicurando spinta supplementare in determinate condizioni.

Helmut Marko ha spiegato ad Auto Motor und Sport cosa desideravano ottenere con la domanda presentata: solo chiarezza. Il vantaggio della rivale sarebbe fin troppo evidente. L’invito, ignorato da un po’, è stato intensificato. È opinione della Red Bull che l’aumento del flusso di carburante incriminato sia nascosto sfruttando il rumore elettrico per interrompere gli impulsi campione inviati dal misuratore del flusso.

La FIA ha dato ragione alla Scuderia di Camilleri

Il chiarimento, a nome della Federazione, di Nicholas Tombazis, responsabile delle questioni tecniche, non preclude ulteriori azioni da parte delle antagoniste. Ma cos’ha in mano la Red Bull Racing per tenere i riflettori sempre puntati sulle presunte malefatte? Oltre a Marko, lo stesso Christian Horner non perde occasione per evidenziare le forti perplessità sulla power unit del Cavallino emerse negli scampoli finali del campionato scorso. I due manager dubitano della buona fede e lasciano supporre che le richieste di chiarimento regolamentare sul motore possano proseguire.

Dopo essersi sentiti trascurati dalla federazione mondiale, i legali hanno ottenuto ascolto. Peccato che la FIA ha letteralmente tempestato di accertamenti la Ferrari, senza però mai trovare elementi compromettenti. Le ricerche sono andate a vuoto. Notizia ovviamente positiva per gli “indagati”, anche se cantare vittoria è forse troppo presto. Non ci sarebbe uno straccio di prova, eccetto l’episodio ad Abu Dhabi, rimasto un po’ nel limbo. La Rossa era stata sanzionata con una multa di 50mila dollari perché prima di andare in griglia un commissario FIA (ex ferrarista) aveva rilevato nel serbatoio una quantità di carburante di 4,88 kg in meno rispetto a quello dichiarato alla FIA.

Se le controversie farebbero la fortuna altrove, in Formula 1 questo clima inquisitorio può sortire effetti negativi. Il fair play è uno dei principi cardine per ogni disciplina sportiva e i fan della classe regina del motorsport pretendono la massima correttezza. Pertanto, finché i dubbi non verranno dipanati una volta per tutte il sospetto allontanerà il pubblico.

Aleggiano sospetti

Tra chi ne parla accampa una tesi: a Milton Keynes avrebbero informazioni parecchio “dettagliate” sulla power unit Ferrari, soprattutto su quei particolari compresi nella zona grigia del quadro normativo. Chiunque studia il sottile confine che separa manovre corrette e scorrette, tassativamente proibite, così da toccare le performance migliori.

Gli interventi autorizzati saranno in sostanza montabili pure sul 6 cilindri Honda e quello che, eventualmente, sarà stoppato dalla FIA contribuirà a limitare la supremazia del Cavallino in fatto di propulsori. Se così fosse ne deriverebbe un gioco al massacro, non solamente dalla prospettiva tecnica, ma anche, e soprattutto, nelle dichiarazioni mediatiche.

A differenza di quando amministrava unicamente la divisione ingegneri, Mattia Binotto ha capito attraverso l’esperienza quanto conti curare abilmente pure la componente politica. Preferirebbe fosse un aspetto sorvolabile e invece bisogna sapersi fare rispettare, onde evitare di esserne succubi. Durante la sosta invernale ha ammesso il proposito di affinare le “qualità diplomatiche”.

I rivali hanno messo nel mirino Maranello e da quest’anno la Federazione Internazionale monterà sulle monoposto un secondo flussuometro per monitorare il flusso di carburante istantaneo, tarato direttamente dai commissari e non dai team. L’ingegnere reggiano non ha fatto mistero di una certa debolezza nel replicare agli attacchi subiti. Pensa che abbiano evidenziato uno dei loro punti deboli nella stagione scorsa.

Non sono stati sufficientemente bravi nel destreggiarsi fra le polemiche, apparsi fin troppo vulnerabili. E c’è chi ha colto la palla al balzo. Persone più potenti di loro, pure nell’uso dei media per esercitare pressione sugli organi federali. È qualcosa che hanno tentato di comprendere fino in fondo per meglio comportarsi in futuro, perché l’area delle pubbliche relazioni è parte integrante del bilancio finale.

Il peso della politica

Con fare naif, Binotto prevedeva di ricevere complimenti per il motore più potente conferito alla SF90. Al contrario, gli avversari hanno subito mostrato sconcerto dal come avevano compiuto un notevole balzo in avanti. Per lui il desiderio di salvaguardare la regolarità delle gare c’entra poco. È piuttosto una questione politica.

L’astuzia nel puntare il dito per scaricare peso ulteriore sulla controparte, poiché in tal modo diventa cruciale rispondere nelle interviste a qualsiasi domanda. Pensa che i piani alti si siano seduti attorno ad un tavolo e definito una strategia, un qualcosa con cui la Ferrari ha convissuto e appreso. Quando sostiene che sono una squadra giovane con ancora molto da imparare intende pure questo: situazioni inedite con cui rapportarsi e da amministrare.

Binotto è fiero di aver assistito alla crescita della power unit Ferrari dall’inizio dell’era ibrida. A un primo anno complicato è seguita un’evoluzione che l’ha condotto a essere il punto di riferimento l’anno scorso. Prova grande felicità, poiché è un obiettivo conseguito non dall’oggi al domani, ma che ha implicato abnegazione, costanza nel lungo periodo. Non è successo in una sola annata. Nel 2014, quando sono entrati nell’ibrido, erano parecchi passi indietro rispetto ai competitor, ma poi hanno individuato la via per eguagliarli e superarli.