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Il coronavirus cinese ammazza il prezzo del petrolio

Il virus fa crollare le quotazioni del greggio. E potremmo essere solo all’inizio…

Il coronavirus cinese ammazza il prezzo del petrolio. Il motivo? Semplice. C’è già un calo della domanda di greggio da parte della Cina; si prevede un’ulteriore diminuzione della domanda da parte della Cina; e così il prezzo va a picco. Da un ventennio, la Cina è il termometro del greggio: se chiede petrolio, il prezzo sale; se invece la domanda scende, anche il barile cala.

Ci sono poi altri due fattori per cui la quotazione del WTI e quella del Brent hanno risentito del coronavirus.

  • Fa immaginare che la domanda di materie prime frenerà;
  • caleranno i viaggi con ripercussioni economiche per l’intero Paese orientale, che avrà meno bisogno di petrolio.

Da questa situazione discendono due conseguenze:

  • riduzione della domanda di petrolio di 260.000 barili al giorno,
  • calo di almeno 3 dollari al barile per il petrolio. Oggi siamo a 58 dollari per il WTI e si calerà a 55 dollari. Siamo a 64 dollari per il Brent, e si andrà giù a quota 61 dollari.

Più paura per il virus cinese, più giù il prezzo del petrolio

Il fatto è che il coronavirus cinese fa sempre più paura: le conseguenze per il petrolio saranno ancora più pesanti. A spaventare è il precedente della Sars nel 2003, con 775 morti. Stando al ministero della Salute, che riprende l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i sintomi più comuni consistono in febbre, tosse secca, mal di gola, difficoltà respiratorie. Il virus pare causi sia una forma lieve, simil-influenzale, sia una forma più grave di malattia. A terrorizzare c’è anche il fatto che per ora del virus si sa poco.

Attenzione all’allarme pandemia sul coronavirus

Presentando la mappatura del virus, Gabriel Leung (preside della facoltà di medicina dell’Hong Kong University) ha tracciato scenari infernali. Pensa alla diffusione nelle principali città cinesi. Dice che si deve essere pronti al fatto che l’epidemia possa coinvolgere un alto numero di persone sul globo terracqueo. Per l’OMS c’è l’alert col rischio globale alto di epidemia. Ha corretto il tiro: prima parlava di rischio basso o moderato.

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