Volkswagen taglia dirigenti come optional, ma il vero problema è ancora lì

Il Gruppo Volkswagen ha scelto di agire drasticamente con la “chirurgia organizzativa”. Impressionante, sulla carta.
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L’industria automobilistica europea è in crisi, e questa crisi ha una storia precisa. Iniziata con il lockdown del 2020, non si è mai davvero chiusa. Anzi, è cambiata forma: da emergenza sanitaria a emergenza strategica. I marchi sono ora schiacciati tra normative ambientali sempre più stringenti, pressioni sui margini e una concorrenza cinese che avanza con una rapidità che lascia poco tempo per le reazioni ponderate.

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Il Gruppo Volkswagen ha scelto di rispondere con la “chirurgia organizzativa”. E dunque, taglio di un terzo del consiglio di amministrazione, eliminazione di dieci posizioni dirigenziali, ogni marchio ridotto a quattro figure apicali concentrate su un unico CEO. Un piano di ristrutturazione che punta a risparmio di un miliardo di euro entro il 2030 e alla riduzione di 35.000 posti di lavoro in Germania, prevalentemente attraverso pensionamento anticipato e abbandono volontario. Impressionante, sulla carta.

Volkswagen ceo
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Ma Volkswagen non è solo. Mercedes sta riducendo il proprio consiglio tra il 2025 e il 2026, mirando a tagliare i costi fissi del 10%. Stellantis, dopo anni di declino produttivo e quasi 10.000 posti persi in Italia (considerando anche il periodo prima della nascita del colosso), ha riorganizzato il management sotto Antonio Filos. Renault, con François Provost al timone, ha lanciato l’iniziativa Arrow per eliminare 3.000 posizioni di supporto.

Eppure, a stridere è la logica di tutto questo. I tagli ai consigli sembrerebbero però simbolici. I risparmi restano marginali rispetto agli investimenti che servono davvero. Il cuore del problema, come sottolinea Automotive News, non risiede nelle strutture troppo pesanti ma in un ritardo tecnologico nel software che nessun piano di ristrutturazione organizzativa può colmare.

Volkswagen Cina

I marchi europei hanno investito miliardi in tecnologie e piattaforme digitali, ma senza una visione chiara e una cultura tecnologica consolidata, quei miliardi non generano valore. Nel frattempo, i concorrenti cinesi avanzano. Più agili e più veloci. Tagliare dirigenti è facile. Trasformarsi in aziende davvero digitali è un’altra storia.